L’uomo a una dimensione

di F. T.

Esperienze recenti mi hanno confermato che chi ha rifiutato il trattamento, è persona libera, è cioè nella sua stessa libertà che stanno le ragioni del rifiuto.

Ciascuno nelle sue forme, si chiamino corpo, sesso, pensiero, emozioni, ma in ogni caso nella vitalità di una persona, dove questa vitalità è il rifiuto della cessione non già di una semplice parte del proprio essere – la maschera, com’è stato fino al 2020 -, ma di intere parti del proprio sé, intime e vitali.

È inutile girarci intorno: il trattamento è un atto di sottomissione, ed è qui tutto il suo significato. Ritengo la forma del ricatto intrinseco. Non sarebbe mai potuto esistere un trattamento volontario, perché non avrebbe svolto la sua funzione di umiliazione, sottomissione e obbedienza.

All’atto del trattamento, non solo la sottomissione è evidente – l’essere trattati come bestie al macello, senza coscienza e dignità -, ma rivela, nel tempo, che il suo unico significato era restare aggrappati al proprio mondo, in cambio di sé.

Uno scambio i cui equilibri, non sono così facili, come si poteva pensare. Perché il proprio mondo viene (intanto) svuotato di sé. Questa consapevolezza, affiora come una ferita, che va richiusa subito. Puntando all’incoscienza, alle proprie piccole cose, cercando di vederle come sempre, dimenticando che un QR Code si è inserito, intanto, come un cuneo, all’interno del tuo essere, per toglierti quella vitalità che è la partecipazione in prima persona alle cose della vita.

La mediazione toglie e cancella. Arretra l’individuo, perché frapporre il QR Code significa omologazione totale: nella medicina, nella scuola, nella società.

È la scomparsa dell’individuo.

Marcuse, a diciotto anni, ultimo anno di liceo, mi fece capire come il mondo che avevo intorno fosse ‘problema’. Il suo scritto era L’uomo ad una dimensione. E quel titolo, oggi, ci perseguita, come un urlo straziante.

Questo articolo è una riflessione intima e personale ed è una dedica. È indubbio che, pur nella diversità di ciascuno, ci sia un atteggiamento comune nel rifiuto di voler essere depredati della propria vita.

Questa sembra una guerra all’individuo, ai suoi sogni, alla sua libertà. Al suo pensiero, alla sua intelligenza e al suo corpo. E non è questione di individualismo. È che l’individuo era l’unica forma di resistenza a una società sempre più stupida misera e squallida.

E ora il trattamento, ci sta dicendo, che così deve essere, per tutti.

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