Nostalgica apologia della mano in una società tecnologica

di IRENE BERTOGLIO

Costretta per cause evidenti a rinunciare (temporaneamente) al mio lavoro a contatto diretto con le persone nello studio professionale, mi accingo – non con una certa perplessità – a ripensare alle sedute di rieducazione della scrittura tramite lo schermo.

Riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano…

Ciò mi porta inevitabilmente a riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano in questi anni.

Rispetto a cinquant’anni fa, uno dei più ragguardevoli cambiamenti avvenuti nella nostra società riguarda, infatti, proprio il minor utilizzo delle mani. 

Se ci pensiamo bene, i giochi di una volta si svolgevano all’aria aperta, permettendo ai piccoli di sviluppare tutti i sensi; erano per lo più manuali e coinvolgevano tutto il corpo: una palla, una bici, una fionda, una corda…

Ora i giochi sono soprattutto tecnologici e quando i ragazzi si trovano insieme condividono spesso del tempo di fronte a un monitor.

Tuttavia, è un dato di fatto che l’incontro e una vera relazione passano attraverso il corpo

La maggior parte delle sedute con i miei bimbi permette loro di risolvere la loro difficoltà grafiche, di migliorare la loro motivazione ed autostima proprio perché ci si coinvolge completamente, anima e corpo.

La sensorialità è anche la prima forma di conoscenza della realtà nel bambino e il tatto è sostanziale soprattutto nell’infanzia perché incide fortemente sulla formazione della personalità.

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea.

Con l’uso smisurato della tecnologia, che soprattutto l’urgenza sanitaria attuale ha incrementato, i giovani (e non solo) sono sempre meno capaci di scrivere a mano.

I dati sull’aumento della disgrafia e dei disturbi di apprendimento lo dimostrano ampliamente.

Il problema però non riguarda soltanto l’incapacità grafica, ma è molto più profondo: scrivere con il tablet e scrivere in corsivo strutturano il cervello in modo diverso. Uno sviluppo differente del cervello comporta l’insorgenza di una diversa forma di pensiero, meno lineare e più “ad impulsi”.

In questa seconda organizzazione della mente, le operazioni mentali risultano impoverite, comportando una diminuzione dell’attività mentale, difficoltà nel mantenimento della soglia di attenzione ed aumento dei livelli di stress.

Di fronte a tale cambiamento epocale ritengo doveroso porci la questione etica su quale direzione stiamo prendendo.

È la moderna neuropsicologia a confermare che, se non permettiamo alle mani di muoversi, non stimoliamo sufficientemente le strutture sottocorticali encefaliche. È fondamentale allora che si ritorni al più presto ad una cultura tattile che valorizzi l’aspetto motorio.

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero

Studi scientifici sull’importanza della scrittura a mano hanno evidenziato come, attraverso la sua acquisizione e il suo uso, nel cervello avviene una stimolazione di molte aree cerebrali e comporta uno sviluppo più ampio delle capacità mnemoniche, la strutturazione di un pensiero più rapido, oltreché una maggiore libertà espressiva dovuta all’attivazione della parte emozionale. 

Come ci insegna la disciplina grafologica, il corsivo permette infatti l’espressione di sé, incoraggiando l’originalità e la creatività.

Indurre all’apprendimento di un gesto armonico e fluido, tipico del corsivo, favorisce inoltre stati d’animo positivi, libera i circuiti muscolari dalle tensioni emotive, implica riflessi benefici nella sfera relazionale e sociale e contrasta la stanchezza.

E per gli adulti o per i bambini che hanno già imparato a scrivere, ma lo fanno in modo poco spontaneo e naturale, esiste la possibilità concreta, attraverso la figura del grafologo rieducatore della scrittura, di intervenire con un training scrittorio. In questo modo le difficoltà di scrittura vengono superate e i bambini imparano a scrivere bene, e quindi a pensare bene. 

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero.

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Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo ed è direttrice della collana editoriale “Scripta Manent”.  

(Per contattare l’autrice psicologiadellascrittura@gmail.com)