Tre film distopici che ci ricordano il presente

di EUGENIA MASSARI

1. 2022 i Sopravvissuti

Conosciuto anche come Soylent Green, regia di Richard Fleischer. Tratto dal romanzo distopico di Harry Harrison, Largo! Largo

Il film è del ’73 ed è ambientato nel… 2022.

La Terra è devastata, l’economia crollata.

La vicenda si svolge in una New York a metà tra periferia del Terzo Mondo e URSS, dove le persone comuni vivono in alloggi assegnati o direttamente in macchina o per strada, nel formicaio indistinto dove spadroneggiano violenza e miseria.

I ricchi vivono abbarbicati in piccoli quartieri circondati da mura e filo spinato, lo Stato appartiene solo a loro ed è strumento militare per controllare le masse, tenendole lontane dai quartieri ricchi. C’è videosorveglianza ovunque. Solo questa élite riesce ancora, dietro lauta spesa, a procurarsi cibo biologico. La popolazione è nutrita dallo Stato con un mangime verde, il Soylent Green.

Le persone non muoiono di vecchiaia ma sono spinte al suicidio assistito quando invecchiano o quando lo desiderano, le élites favoriscono la pratica.

Indagando sull’omicidio di un facoltoso membro dell’amministrazione della società Soylent, l’investigatoreThorn scoprirà l’intuibile verità sulla vera origine del Soylent Green.

2. Black Mirror. 15 Milioni di celebrità

Nel secondo episodio della prima serie del celebre Black Mirror, dal titolo 15 Milioni di celebrità, la massa è tenuta lontana dalla vita e dalla società, cui partecipa solo tramite eventi virtuali e solo con i propri avatar.

Le persone vivono segregate nel sottosuolo o in strutture produttive, isolate nei loro comparti e divise per funzioni. I più brutti e fisicamente imperfetti sono destinati alle pulizie, gli altri a pedalare su cyclette che generano energia, perennemente collegati a schermi e realtà virtuale. C’è solo un modo per salire nella scala sociale, partecipare al reality Hot Shot, pagando un gettone di accesso di 15 milioni di punti di celebrità. Ottenibili producendo energia

I due protagonisti sono un giovane uomo e una giovane donna che vincono l’accesso al programma. Colpiscono i giudici, lui per le capacità oratorie, essendosi lanciato in una feroce invettiva contro il sistema e lei, perché avvenente e dotata di talento canoro.

I due scopriranno loro malgrado che sì, saranno tirati fuori dal circuito produttivo, ma solo per servire in nuovi modi: nella produzione di prodotti semi-pornografici la donna, impacchettati come prodotti musicali e in video di discorsi politici l’uomo, usato anch’esso come mero prodotto di intrattenimento – finta opposizione – per milioni di persone legate ai devices e inchiodate a pedalare.

3. Brave New World

Brave New World è una serie del 2020, che riprende il celebre romanzo di Aldous Huxley, Il Mondo Nuovo.

La società descritta è quella del libro, gli esseri umani non nascono ma sono allevati in vitro. Il matrimonio e la famiglia sono considerati crimini. Le persone sono ipersessualizzate e educate al sesso pornografico fin dall’infanzia. Tutti i sentimenti veri e le relazioni sono banditi, come la privacy e la proprietà privata.

La storia è stata cancellata e riscritta, la cultura sostituita dal bombardamento continuo della propaganda, le persone sono tenute buone – e convinte di essere felici – attraverso una droga che sono obbligate ad assumere, il soma.

La serie segue i dubbi e il viaggio iniziatico di John, dall’inganno della sua società alla scoperta della verità.

Essendo una serie contemporanea e all’esordio, sarà interessante vedere se e quanto la distopia sarà presentata come… utopia.

Ddl Zan. Un mondo insostenibile

di ALBERTO CONTRI

L’Espresso

Fa scalpore la copertina dell’Espresso con l’immagine della donna/uomo incinto, commentato con il titolo: “La diversità è ricchezza”.

Passano in tv spot commerciali di Dietorelle, e anche sociali dell’Unar/Presidenza del Consiglio, con lesbiche che si baciano con passione. Con il pretesto di combattere l’omofobia, sempre più spesso i mass media promuovono la fluidità di genere come un fatto acquisito o un modello di modernità.  Genitori ignari scoprono che l’Unicorno, il cavallo magico amato dai più piccoli, è stato oramai ingaggiato da una propaganda che illustra loro le magnifiche sorti e progressive della fluidità di genere. 

Senza attendere l’eventuale approvazione del DDL Zan, nelle scuole di ogni ordine e grado si organizzano sul tema corsi di formazione: recentissimo il caso delle “linee guida sulla varianza di genere” distribuite alle scuole della Regione Lazio, ritirate precipitosamente dopo le proteste di insegnati e genitori.

Imprese nazionali e multinazionali fanno della diversity&inclusion una bandiera da sventolare. Ma non si limitano a prevenire e combattere le discriminazioni: si impegnano fortemente a sostenere l’ideologia gender come la nuova normalità.

La promozione di questa ideologia in Italia e nel mondo sta raggiungendo livelli mai eguagliati prima. 

Omosessualità e sostenibilità. Che rapporto c’è?    

Diciamolo subito, non è questione di giudizi morali di sorta. Il problema dell’omosessualità è un altro: è uno stile di vita che esiste da sempre, che cozza però drammaticamente contro la globale aspirazione alla sostenibilità. 

Perché? Perché purtroppo una coppia omosessuale non può generare figli. Quindi non può partecipare al disegno previsto dalla natura per la prosecuzione della specie umana. Disegno che è in grave pericolo, visto l’alto tasso di de-natalità, sottolineato all’unisono come grave problema dal Presidente della Repubblica, da Papa Francesco, dal Presidente del Consiglio in occasione degli Stati Generali della Natalità. “In Italia inverno demografico freddo e buio” ha detto il Santo Padre.

In presenza di questa e altre clamorose contraddizioni, è opportuno domandarsi come si è arrivati a questa paradossale situazione.

A partire dai moti di Stonewall, quando il 28 giugno 1969 gli avventori di un noto ritrovo di omosessuali si ribellarono all’incursione della polizia, la comunità LGBT ha iniziato un lungo percorso alla conquista della pari dignità, usando come giusto argomento il fatto di essere stati maltrattati, torturati, incarcerati, deportati da Hitler e Stalin. Nel tempo le loro rivendicazioni sono diventate un emblema di libertà e di sacrosanta richiesta di non essere discriminati.

Come è nata l’idea dell’identità percepita

A queste rivendicazioni si sono via via sovrapposte e integrate le teorie del sessuologo americano John Money, che cominciò ad eseguire su ragazzini esperimenti di cambiamenti di sesso, spesso finiti in tragedie e suicidi come quelli dei tristemente famosi gemelli Reimer (v. La sindrome del criceto. Ed. La Vela, pag. 196 e sgg). Money fu il primo a sostenere che si poteva ignorare l’identità biologica per assumere quella percepita, definita “di genere”. Nonostante i molti guai combinati, Money è stato osannato dalla comunità scientifica e le sue teorie sono state diffuse in tutto il mondo e accettate da istituzioni come Onu e OMS.

Nel 1969 Frederick Jaffe, vice-presidente della International Planned Parenthood Federation, redasse per l’Organizzazione Mondiale della Sanità un memorandum strategico con l’esplicito obiettivo di diminuire la fertilità umana. E tra i mezzi funzionali alla contrazione delle nascite, Jaffe individuò i seguenti: «Ristrutturare la famiglia, posticipando o evitando il matrimonio; alterare l’immagine della famiglia ideale; educare obbligatoriamente i bambini alla sessualità; incrementare percentualmente l’omosessualità».

Come si vede, questo programma è stato portato avanti con tenace determinazione, e trasformato con notevole abilità in un movimento di pensiero “cool” che stigmatizza le posizioni di rispetto della natura come conservatrici e bigotte. Trovando oggi supporter importanti in rinomate società di consulenza che hanno convinto le imprese di tutto il mondo che cavalcando l’ideologia gender si vende di più. Recenti ricerche dimostrano che, ad esempio, tra le aspirazioni della generazione Z la fluidità di genere pesa ora circa il 15%. Ecco perché Ikea o Dietorelle propongono spot con coppie omosessuali. Ecco perché sono nate associazioni e società che offrono alle imprese consulenza e formazione sulla magica parola “inclusione”, nei cui comitati si trovano una quantità di esponenti di imprese che ritengono “cool” educare i propri dipendenti ma anche i propri fornitori e i propri consumatori all’integrazione delle persone LGBT. Il che, in sé, è senz’altro un ottimo proposito.

Il cavallo di Troia dell’inclusione 

Ma non lo è più quando sconfina nella promozione delle teorie gender, con l’organizzazione di corsi per i figli dei dipendenti, o con il sempre più diffuso inserimento di coppie e famiglie omosessuali nella loro pubblicità. Per non parlare delle vere e proprie stupidaggini commesse da Procter & Gamble che ha rimosso il simbolo di Venere dagli involucri di assorbenti igienici a marchio Always “per includere i clienti che mestruano ma non si identificano come donne”.

O da Mastercard che ha annunciato di “consentire alle persone transgender e non binarie di utilizzare il nome che riflette la loro identità piuttosto che quello legale, su carte di credito, debito e prepagate” in omaggio all’ideologia gender. Ma si tratta solo di due esempi che dimostrano come il sonno della ragione generi mostri. 

Ci sono altre gravi contraddizioni che stanno emergendo: atleti maschi che si dichiarano donne stravincono sulle atlete biologicamente donne. Condannati per stupro che si dichiarano donne vengono incarcerati nelle sezioni femminili, dove continuano a commettere gli stessi reati per i quali sono stati processati. In Italia, invece, la tristemente nota Cira-Ciro, non ha preteso di essere incarcerata in una sezione maschile per intuibili motivi: ci sono momenti in cui il dato oggettivo della sessualità biologica torna utile. 

Stanno aumentando drammaticamente il numero di pentimenti post-transizione di ragazzini che l’hanno fatta precocemente contro il parere della famiglia, così come i gravi effetti collaterali dei farmaci che bloccano la pubertà somministrati a ragazzini e ragazzine che presentano anche incerte disforie di genere.

È sempre più evidente che un così globale sistema di indottrinamento corrisponde ad una forma di grave irresponsabilità sociale: non solo difendere, ma promuovere dei modelli di vita che hanno come conseguenza la de-natalità è l’esatto opposto di quella sostenibilità che le imprese tanto si vantano di perseguire. Non si capisce poi come mai queste imprese abbiano smesso di ragionare con i dati, come hanno sempre fatto. A chi venderanno tra un po’ di tempo i prodotti per l’infanzia, se non ci saranno più bambini? Perché privilegiare un target che “pesa” circa  il 5 % della popolazione trascurando – e in molti casi irritando – il restante 95 %?

Il pensiero di Papa Francesco sul gender

Papa Francesco viene sempre osannato dai media quando sostiene la necessità di accogliere gli omosessuali nella comunità cristiana, come è giusto. Ma è sempre ignorato e censurato quando indica il gender “come la forma più specifica in cui si manifesta il male oggi”. Così ha detto ai vescovi polacchi a Cracovia il 27 luglio 2016: “In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche. E una di queste — lo dico chiaramente con «nome e cognome» — è il gender! Oggi ai bambini — ai bambini! — a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile”. 

Su questi temi il Papa è sempre stato chiaro: Il paragrafo 56 dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, stilata il 19 marzo 2016, recita: 

[…] L’ideologia gender nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata a un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. 

È inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender)  si possono distinguere ma non separare”.

È importante evitare un possibile equivoco: non si intende censurare nessuna opzione di tipo sessuale, né dare giudizi etici o morali, né favorire o ritenere accettabili le discriminazioni. Si può però – perché è doveroso – chiedere che nell’educazione dei bambini non vengano promosse attitudini a cui i piccoli nemmeno pensano, o che nella pubblicità vengano promossi stili di vita che portano inevitabilmente alla denatalità, per ovvi motivi di sostenibilità. 

È davvero strano che imprese tanto attente al marketing non si rendano conto che accontentare i gusti di quella che nella società è comunque una assai esigua minoranza – a prescindere dall’enorme rumorosità e dalla visibilità raggiunta – significa prima o poi irritare il resto della popolazione che costituisce la grande maggioranza. “La visibilità degli omosessuali non è mai stata così alta come in questo momento e, a volte, se posso, fin troppo.” ha detto Maurizio Coruzzi, in arte Platinette.

Siamo vicini al punto di rottura

Se prestiamo attenzione ad alcuni segnali, nemmeno tanto deboli, si ha la sensazione che nel corpo sociale si stia arrivando un punto di rottura. L’Inghilterra, che si era spinta molto avanti nel dimostrarsi a favore, ha deciso di ritenere del tutto inaccettabile il concetto stesso di identità di genere. Con un notevole ravvedimento della ragione, nei giorni scorsi i parlamenti di Spagna e Germania hanno preso decisioni analoghe. In Argentina, a Buenos Aires e in altre città, migliaia di persone sono scese in piazza sbandierando cartelli con lo slogan Con Mis Hijos No Te Metas (Non ti intromettere con i miei figli), il cui acronimo, CMHNTM, è anche il nome di un movimento indipendente di genitori nato spontaneamente in Perù. Non è servito al presidente argentino Mauricio Macri bloccare l’approvazione della legge sull’educazione sessuale, che intendeva introdurre l’ideologia gender nelle scuole, ammettendo tardivamente che “il Governo crede nel ruolo principale e fondamentale della famiglia e nell’innegabile responsabilità dei genitori nell’educazione dei loro figli”. È stato sonoramente battuto nelle elezioni di ottobre 2019 dal candidato peronista Alberto Fernández. Le sempre più ampie aperture di Macron sul tema del gender –insieme ad altro, naturalmente – ne fanno un potenziale perdente nelle prossime elezioni a favore della conservatrice Marie Le Pen.

Le aziende stanno dimenticando il marketing?

Quanto all’incredibile innamoramento delle marche per l’ideologia gender, è interessante riprendere il parere di uno dei più autorevoli ricercatori sociali del nostro paese, Giuseppe Minoia, intervistato ne La sindrome del criceto: “Ci si chiede perché partiti/movimenti cosiddetti sovranisti stiano ottenendo così larghi consensi: forse perché partiti/movimenti di segno opposto si sono troppo identificati nei segnali deboli della società, ingranditi dalle lenti mediatiche per fini commerciali. Attenzione, i segnali deboli non sono da confondersi con le attese dei deboli, che vanno ascoltate e possibilmente esaudite. Ci si chiede perché le grandi marche, i megabrand planetari stiano con tanta acribia cavalcando il politicamente corretto, rasentando a volte il ridicolo comportamentale.

Forse perché temono di non apparire up to date, forse perché temono di perdere il segmento dei nuovi millennial. Ma io consiglio loro di tornare a porre attenzione al mainstream”. 

La dittatura della tolleranza

Rispetto ad un sempre più asfissiante clima politically correct, vale poi la pena di ricordare un brano di un editoriale dell’Economist, settimanale notoriamente progressista, che era intitolato La dittatura della tolleranza: “Le quote costringono le aziende e le università a valorizzare di più le identità che la competenza. Una orwelliana polizia del pensiero censura le opinioni politiche e sociali, la lingua, e persino i costumi di Halloween. Qualsiasi opinione contraria all’ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri.”

Questa è la pura verità.

In conclusione, vale la pena di ricordare l’outing di uno dei più accreditati teorici del gender, il canadese Christopher Dummit, ovviamente censurato dai media mainstream: “Mi sono inventato tutto. Per questo sono così sconfortato nel vedere che i punti di vista che sostenevo con tanto fervore, ma senza fondamento, sono stati accettati da così tanti nella società di oggi”.

Diventa quindi sempre più importante tornare a ragionare, rispettando ogni opzione di vita sessuale, ma evitando di privilegiare e promuovere con una testardaggine degna di miglior causa quelle che si ispirano a ideologie insostenibili  per la sopravvivenza della specie umana.


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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Musk inquina il cielo. Nel silenzio di Greta

di ALBERTO CONTRI

Sempre più persone si stanno accorgendo di uno strano fenomeno, se alla sera o di notte se ne stanno un pò con il naso all’insù, in luoghi dove non c’è troppo inquinamento luminoso.

A molti sembra di vedere delle stelle in movimento.

Ma quali stelle…sono i satelliti con cui Elon Musk sta riempiendo il cielo senza sollevare alcuna protesta degli ambientalisti. Eppure il cielo appartiene a tutti gli abitanti della terra, e non solo a Musk.

Ripropongo quindi quanto ho anticipato in proposito nel pamphlet La sindrome del Criceto, Edizioni La Vela, 2020.

<<… Con una delle sue società, la Space X, Elon Musk ha appena cominciato a riempire il cielo di satelliti (a regime saranno 12.000!) capaci di offrire la connessione internet a tutto il mondo, anche alle zone rurali più povere, pagando, s’intende. Il tutto, però, esponendo gli abitanti del pianeta a un gravissimo effetto collaterale: riflettendo la luce della Luna, i primi satelliti lanciati già ora brillano modificando il panorama notturno della volta celeste, disturbano le attività dei radio-astronomi, moltiplicano la possibilità di collisioni satellitari in orbite già molto affollate e interferiscono con gli strumenti delle stazioni meteorologiche, riportando indietro i progressi in questo campo di oltre 40 anni, come sostengono gli esperti in materia.

Sulle orme di Musk c’è addirittura chi — rispolverando un vecchio progetto rimasto nel cassetto, dove avrebbe dovuto rimanere — vuole creare enormi ologrammi pubblicitari della dimensione di alcuni chilometri quadrati da proiettare nel cielo notturno. Sicché gli innamorati abbracciati su una panchina del Pincio, invece delle stelle, vedrebbero in cielo un enorme logo della Coca-Cola!

Per nulla turbato dai primi gravi incidenti provocati dall’auto senza pilota, e dai primi insuccessi delle sue costose auto elettriche, o della figuraccia raccattata durante la presentazione del suo modernissimo Cybertruck dai vetri indistruttibili che si sono rotti subito, Musk è riuscito a farsi autorizzare dalla FCC (Federal Communications Commission) i primi lanci nello spazio. Grazie alla lobby di cui dispone, le maggiori fonti d’informazione hanno plaudito all’iniziativa come a un grande esempio di mecenatismo, dimenticando che lo stesso Musk ha calcolato di poterci ricavare almeno 30 miliardi di dollari annui di fatturato.

Ora, nel giardino di casa sua, e anche sul suolo americano, Musk può fare quello che vuole, visto che una pur severa Commissione governativa gli ha dato la concessione, ma non è pensabile che possa ritenersi libero di occupare a suo piacimento il cielo illuminandolo di notte con decine di migliaia di corpi luminosi estranei alle stelle, cielo che appartiene a tutti gli abitanti della Terra.

Una sola persona non dovrebbe avere il diritto di riempirlo di spazzatura elettronica solo perché può farci del business, anche se in parte a fin di bene. Non si comprende nemmeno come un organismo serio e autorevole come la FCC si possa arrogare il diritto di dare concessioni per la navigazione nella volta celeste, su cui non ha alcuna giurisdizione.

Qualche mese dopo i primi lanci, all’inizio di settembre 2019, l’Agenzia Spaziale Europea, con una manovra d’emergenza mai tentata prima, ha dovuto deviare la traiettoria del proprio satellite meteorologico Aeolus per evitare lo scontro con il satellite Starlink 44 del progetto SpaceX di Musk.

Diverse fonti ufficiali hanno riferito che la 18a Squadra di controllo spaziale dell’Aviazione americana aveva segnalato che alle 13.02 (ora italiana) del 2 settembre avrebbe potuto verificarsi una collisione tra il satellite lanciato da Musk e Aeolus. Ma Musk ha dichiarato con grande faccia tosta che non aveva alcuna intenzione di spostarlo, in quanto i suoi mini-satelliti sono dotati di motori elettrici troppo piccoli. Più tardi si è invece scusato, evidentemente dopo la levata di scudi della comunità scientifica, affermando che non aveva potuto farlo per un guasto nel sistema di comunicazione!

Cosa succederà quando ne avrà sparati in cielo 12.000, dotati — evidentemente per risparmiare — di questi motori così limitati, disturbando il lavoro di astronomi e meteorologi?

È così che questi scatenati innovatori concepiscono la “sostenibilità”? Possibile che adesso la FCC non ci ripensi? O non può farlo perché i nuovi Padroni del Mondo intendono dimostrare che nessuno li può fermare? O non sarà perché Musk è il fornitore dei razzi vettori della Nasa?

Mi stupisce poi che le grandi organizzazioni ambientaliste (da WWF, a Greenpeace, ad Amici della Terra, ecc.) non abbiano ancora alzato un sopracciglio, mentre almeno le comunità scientifiche dei radio-astronomi e dei meteorologi hanno giustamente cominciato a protestare. Sarebbe il caso che si svegliassero, organizzando una grande petizione mondiale contro l’inquinamento del cielo.

Altro che bottiglie di plastica! E tu Greta, dove sei? E voi, innovatori a oltranza, che ritenete queste critiche frutto di un’ideologia conservatrice — perché secondo voi il progresso non può mai fermarsi — continuerete ugualmente a fare gli ambientalisti della domenica (o del venerdì gretino), dimenticando ogni coerenza?

Tra le altre cose, è noto che Musk è un entusiasta del Transumanesimo, come dimostrano i fantascientifici progetti di connessione mente/computer della sua società Neuralink…>>

Possibile che nessuno si preoccupi? Tutti abbagliati dalle magnifiche sorti e progressive della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale?


Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

DL Covid. Superamento dell’ordine democratico?

Lo stato di emergenza è prorogato fino al 31 luglio 2021.

Sulla gradualità dei provvedimenti e sul concetto di “emergenza“:

Imperial College Report. Era tutto deciso fin dall’inizio?

Sul prolungamento dell’emergenza:

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14

Sulla normativa vigente in fatto di coronavirus, dai DPCM aL Dl:

Coronavirus, la normativa vigente

Il 20 aprile il Consiglio dei Ministri ha dunque approvato il Dl. Che prevede:

  • la reintroduzione delle zone gialle dal 26 aprile 2021
  • riapertura dei ristoranti anche a cena MA le attività di ristorazione consentite sono limitate a quelle all’aperto. Rimane il coprifuoco alle 22.00
  • Fino a fine anno scolastico, il ritorno a scuola e nelle Università è garantito in presenza dal 50% al 75% degli studenti. In zona arancione dal 70% al 100%. Nelle zone rosse si raccomanda di favorire gli studenti del primo anno
  • Riaprono cinema, teatri, sale concerti, live club, con posti a sedere distanziati e capienza del 50% per non più di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto
  • Dal 1 giugno aperte manifestazioni sportive di livello agonistico di interesse nazionale, capienza al 25% e non superiore a 1000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso
  • Consentite attività palestre all’aperto, anche attività di contatto. Dal 1 giugno in zona gialla riapertura palestre,
  • Dal 15 giugno n zona gialla riapertura fiere, dal 1 luglio apertura convegni e congressi
  • Può ottenere il certificato verde:
    • chi ha completato ciclo di vaccinazioni. Il certificato ha validità di sei mesi e deve indicare le somministrazioni avvenute rispetto a quelle prescritte.
    • Chi è guarito – in ospedali o con cure domiciliari seguite da medico che  attesti la guarigione – , con durata di validità sei mesi.
    • Chi effettua test molecolare o test rapido con esito negativo, ha validità di 48 ore dalla data del test
  • Solo chi è munito di certificato verde può dunque spostarsi da una Regione a un’altra se si tratta di zone a statuto – detto colore -diverso. Dal 26 aprile fino al 15 giugno, in zona arancione, è possibile andare a trovare amici o parenti in una abitazione privata diversa dalla propria in quattro persone al posto di due. Il decreto limita le visite in casa anche in zona gialla.

Il certificato verde è rilasciato in formato cartaceo o digitale.

Su quali basi scientifiche il Governo decide che in un cinema/teatro/live club si possa stare in cinquecento e in un’aula scolastica o universitaria non si possa raggiungere numeri ben minori?

Lo Stato legifera sul contatto personale, sulle attività e i contatti personali all’interno delle abitazioni private. È lecito sottolineare come la norma introdotta, possa essere precedente ideologico per un superamento del concetto di proprietà privata? Ed è lecito confrontare queste decisioni con la consuetudine nei regimi dittatoriali e totalitari?

“L’Art. 3 della bozza del nuovo decreto-legge riporta: «Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Lo spostamento di cui al presente comma non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa».In sostanza, rispettando il coprifuoco che, salvo novità dell’ultima ora, resterà fissato tra le 22 e le 5 del giorno dopo, la visita a casa è vietata in area rossa, ammessa nel proprio Comune a un massimo di 4 persone (prima erano 2) se si è in zona arancione, mentre è possibile effettuarla in tutta l’area gialla, quindi anche in Regioni diverse purché gialle, sempre però una sola volta al giorno e spostandosi al massimo in 4 persone” Veronasera  20 aprile 2021FONTE

Su quali basi costituzionali il Governo discrimina i cittadini su un punto fondamentale come il diritto al lavoro, alla realizzazione personale, allo stato di necessità – sopravvivenza, mantenimento del nucleo familiare, evitare il pignoramento di beni, scongiurare la sottrazione dei minori a famiglie senza più reddito -, decretando che solo alcuni lavoratori/piccoli imprenditori possono riacquisire, parzialmente, i propri diritti ed altri no?

Lo Stato italiano vieta, di fatto, la libera iniziativa?

Lo Stato italiano viene, di fatto, ridisegnato con una geografia delle microaree e microregioni?

Tutti i diritti di libera circolazione sono sospesi, trasformando il cittadino di fatto, in straniero nella propria terra? Ideologicamente parlando, si ravvisa persino il superamento dello Ius soli e dello Ius Sangunis, una sorta di trasformazione dello stato di cittadino in stato di suddito.

Il diritto allo spostamento diventa oggetto di discriminazione.

Il malato, anzi il sano, è discriminato – con equiparazione tra stato di “positivo” a stato di “malato”-. Il cittadino è libero di circolare solo se in grado di dimostrare il proprio stato di salute. Il corpo sano diventa automaticamente e ideologicamente oggetto di reato? Il corpo sano, non certificato, diventa fuori legge. Con pericolose premesse ideologiche a futura legislazione.

I permessi del certificato verde hanno validità semestrale. [1]

Il cittadino viene a perdere ogni autorità sul proprio stesso corpo, con decadimento del principio dell’Habeas Corpus su cui si fondò il Diritto moderno inglese e che portò al definitivo superamento e abolizione della schiavitù in Europa. In Italia il diritto alla libertà personale fu inizialmente sancito dall’art.35 della Costituzione del Regno di Sicilia del 1812 e dall’articolo 26 dello Statuto Albertino del 1848, fu ripreso dagli articoli 13, 24 e 25 della Costituzione del 1948 dopo che era stato abolito durante il Fascismo.

Il permesso di spostamento legato al tampone che attesti la negatività al virus ha validità di 48 ore ed è legato ai costi e ai tempi di realizzazione. Questo aspetto logistico ed economico, non limita pesantemente o esclude, di fatto, la circolazione persino ai negativi? Come mai non sono presi in considerazione i sierologici che attestino l’immunizzazione al virus?

Su quali basi scientifiche si concede la libera circolazione ai vaccinati, quando gli stessi produttori, venditori e sostenitori di vaccini e la letteratura scientifica dimostrano che il vaccinato può comunque contagiare?

Covid Francia, il Consiglio di Stato respinge  viaggi alle persone vaccinate: “portatori di virus”

NOTE

[1 Sulla certificazione verde, stralci del Decreto:

A) <<Certificazioni verdi. Il decreto prevede l’introduzione, sul territorio nazionale, delle cosiddette “certificazioni verdi Covid-19”, comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o la guarigione dall’infezione o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo. Le certificazioni di vaccinazione e quelle di avvenuta guarigione avranno una validità di sei mesi, quella relativa al test risultato negativo sarà valida per 48 ore. Le certificazioni rilasciate negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute come equivalenti, così come quelle rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione Europea>>. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14, del 21 aprile 2021

B) Le certificazioni verdi o green pass. Nella bozza all’Art. 2 si legge che «gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi di cui all’articolo 10». 

Nell’Art. 10 viene quindi spiegato che le certificazioni verdi «sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni>>:

  • a) avvenuta vaccinazione anti-Sars-CoV-2, al termine del prescritto ciclo.
  • b) avvenuta guarigione da Covid-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da Sars-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute.
  • c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus Sars-CoV-2».

La validità della certificazione verde per quel che riguarda l’avvenuta vaccinazione oppure l’avvenuta guarigione avrà una durata di sei mesi, mentre in relazione al terzo caso, cioè l’effettuazione di un test rapido o molecolare la validità è di 48 ore. Da Veronasera del 20 aprile 2021  

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Campi per 36.000 persone e strutture di isolamento per minori. Legittime le domande

di EUGENIA MASSARI

Scadeva a metà aprile il bando pubblicato con carattere d’urgenza, volto l’allestimento di campi container per l’assistenza della popolazione in caso di eventi emergenziali.

Il bando da quasi trecento milioni, per campi da 36.000 posti

Il bando è consultabile e scaricabile dalla pagina CONSIP.

Indetto il 24 marzo 2021 e pubblicato su GUUE n. S061, il 29 marzo 2021, con scadenza per la presentazione dei progetti al 12 aprile 2021. La cronologia di gara è reperibile integralmente sulla stessa pagina CONSIP.

Il bando prevede l’allestimento di campi container per una capacità di 8000 posti a lotto, per quattro lotti – Nord, Sud, Centro, isole -, per una spesa di 266.716.544 di euro.

La notizia comincia a circolare in associazione all’emergenza sanitaria: si tratta di campi in qualche modo connessi all’emergenza covid19? Immediatamente media e siti anti bufale si premurano di associare la dicitura “fake”, “bufala, teoria del complotto”, alla notizia. Le argomentazioni sono le seguenti: non è un campo Covid, bensì spazi pensati per generiche emergenze; è una operazione di routine.

La Protezione Civile coglie l’occasione per chiarire il funzionamento della gestione delle emergenze e descrive il bando come normale amministrazione.

La “stampa” anti bufale non coglie a sua volta le argomentazioni di chi sottolinea invece la notizia come interessante. Alcuni di questi siti riportano, associandola alla parola fake, immagine a corredo della notizia circolata. Tuttavia, scelgono immagine generica e non immagine su cui venivano chiesti chiarimenti.

L’immagine in questione si riferisce invece a planimetrie scaricabili tra gli allegati del bando.

Ed è la seguente:

La domanda di chi avrebbe voluto ricevere maggiori chiarimenti sul bando, è relativa alla presenza di spazi specifici aperti al pubblico.

Che tipo di spazi, allestiti per ospitare persone, potrebbero non prevedere l’accesso al pubblico?

Gli 8000 posti a lotto sono da intendersi a loro volta suddivisi per Regione o pensati per le quattro aree? Ovvero, si verranno a finanziare piccole strutture temporanee per accoglienza su territorio, a livello locale o strutture decentrate su cui far convergere ospiti dalle quattro aree? In quest’ultimo caso si tratterebbe di far spostare i cittadini, allontanandoli anche fuori Regione?

Il bando è di routine. Tuttavia, risulta emanato con carattere di forte urgenza ed emergenza.

L’idea del campo covid non è un’idea peregrina.

Qui un campo container che Avvenire indica come campo alla “periferia di Shijiazhuang, la capitale provinciale della provincia di Hebei, il campo può accogliere oltre 4 mila ospiti. Ogni prefabbricato misura 18 metri quadrati”…

Covid. Cina, i campi di quarantena ultima trincea contro il virus

Qui Jan Peter Schröder, amministratore tedesco descrive spazi volti ad ospitare persone positive o venute in contatto con positivi, le quali violino la quarantena: “sono come hotel” esordisce. Il video inquadra spazi con filo spinato e sbarre alle finestre, molto più simili a comuni strutture detentive che a hotel.

Das ist der Corona-Knast für Quarantäne-Verweigerer | Schleswig-Holstein

“Der Norden macht ernst: Wer sich in Schleswig-Holstein künftig trotz mehrfacher Ermahnung nicht an die behördlich angeordnete häusliche Corona-Quarantäne hält, landet hinter Gittern!”, ovvero “Il nord fa sul serio: chiunque non si attenga alla quarantena domestica ufficialmente ordinata nello Schleswig-Holstein in futuro, nonostante i ripetuti avvertimenti, finirà dietro le sbarre!”.

I campi covid sono dunque già realtà in alcune aree. Ragione per cui i cittadini chiedevano rassicurazioni al Governo.

Sardegna. Strutture per isolare i minori positivi asintomatici

Un altro bando interessante è quello emanato dalla Regione Sardegna a gennaio del 2021. Bando per la selezione di almeno due strutture, una nel Nord Sardegna e una nel Sud, idonee ad ospitare minori Covid positivi asintomatici/paucisintomatici o per i quali è comunque prescritto l’isolamento (strutture filtro).

Manifestazione di interesse per selezione di due strutture, una nel nord e una nel sud Sardegna, idonee ad ospitare minori Covid positivi

I documenti del bando sono qui scaricabili.

Strutture specifiche per minori, organizzate in modo da rendere possibile l’isolamento. Di quali minori si tratta? Minori ospiti nelle case famiglia, minori privi di tutela genitoriale?

Non è sufficiente permettere la quarantena a bambini e ragazzi – che, ricordiamo, non hanno sintomatologia grave né rischiano di fatto nulla da questa malattia – all’interno delle attuali strutture? È pensabile isolarli ulteriormente, in strutture pensate appositamente per l’isolamento? E cosa vuol, dire questo, in associazione alla figura del bambino e del minore?

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Imperial College Report. Era tutto deciso fin dall’inizio?

di EUGENIA MASSARI

Prima che l’adesione dei Paesi NATO al modello lockdown fosse totale – pressoché identico ovunque – US e UK tentennavano.

L’Inghilterra aveva inizialmente scelto un intervento mirato alle categorie a rischio e l’immunità di gregge da raggiungere attraverso la circolazione del virus. Le dichiarazioni di Sir Patrick Vallance e del premier Boris Johnson furono attaccate dalla stampa.

Coronavirus, Londra shock: contagiare il 60% dei britannici per sviluppare l’immunità. Johnson: “Moriranno molti cari”.

Alla fine, però, Inghilterra e US cedono.

Cosa fece cambiare idea ai due Governi e da dove veniva il modello di intervento proposto a livello mondiale?

<<La nuova stratega si è imposta a seguito della pubblicazione di un Report commissionato dal Governo al team dell’Imperial College di Londra, che ha modellato diverse strategie e opzioni, con focus specifico su UK e US>>  Financial Times[1].

That Imperial coronavirus report, in detail 

La notizia circola sui media italiani, con incongruenze e senza una traduzione integrale.

Il documento originale, Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand può essere scaricato integralmente in inglese ed è reperibile negli archivi digitali dell’Imperial College. Condotto a partire dai dati provenienti prevalentemente da Italia e Spagna a marzo 2020, poi applicati ed elaborati in base alla situazione demografica e ai sistemi sanitari di Stati Uniti e Inghilterra.

Io studio propone tre modelli predittivi o scenari sull’andamento della pandemia in questi due Paesi – Inghilterra e America – sulla base di tre possibili modelli di intervento.  

  • No-action, nessun intervento. La pandemia non sarebbe stata affrontata in nessun modo.
  • Mitigation, interventi volti a tutelare le fasce deboli ed esposte alle forme più gravi, immunità di gregge da raggiungere attraverso la circolazione del virus.
  • Suppression, soppressione della circolazione del virus, ovvero contrastare la circolazione del virus impedendo il passaggio tra individui all’interno della popolazione.

Il Report mostra i dati sul numero di vittime stimato, sulla pressione esercitata sul sistema sanitario (cioè il rapporto tra domanda e posti disponibili nei reparti di terapia intensiva del sistema sanitario pubblico ndr) e sull’andamento della curva pandemica

Il Report è firmato da un team di studiosi[2], con a capo Neil Ferguson, successivamente costretto a dimettersi come consulente del Governo inglese per aver violato il lockdown.

Oltre l’Imperial College di Londra, lo studio è realizzato con: l’OMS, il Collaborating Centre for Infecious Disease Modelling, l’MRC Centre for Global Infecious Disease Analysis, e l’Abdul Latif Jameel Institute dor Disease and Emergency Analytics.

Il documento, datato 16 marzo 2020 contiene tutti gli elementi della narrazione pandemica presenti sui media a livello mondiale, confronto con la Spagnola incluso[3].

Il documento parla chiaramente di misure da mantenere per un lungo periodo di tempo.

  • <<È necessaria una combinazione di isolamento dei casi, allontanamento sociale dell’intera popolazione e quarantena familiare o chiusura di scuole e università (Figura 3, Tabella 4). Si presume che le misure siano in atto per una durata di 5 mesi >>. (Pag. 9 )
  • <<Il pannello di destra della tabella 4 mostra che il distanziamento sociale (più la chiusura di scuole e università, se utilizzata) deve essere in vigore per la maggior parte dei 2 anni della simulazione, ma che la proporzione di tempo in cui queste misure sono in vigore è ridotta per interventi più efficaci e per valori inferiori di R0>> (Pag. 11)

È già presentato il modello di aperture-chiusure, da modulare in base al monitoraggio continuo dei dati:

  • <<Per evitare un riaumento della trasmissione, queste politiche dovranno essere mantenute fino a quando non saranno disponibili grandi scorte di vaccino per immunizzare la popolazione – che potrebbero essere 18 mesi o più. I trigger basati sulla sorveglianza ospedaliera adattiva per l’attivazione e la disattivazione del distanziamento sociale a livello di popolazione e della chiusura scolastica offrono maggiore solidità all’incertezza rispetto agli interventi di durata fissa e possono essere adattati per l’uso regionale (ad esempio a livello statale negli Stati Uniti). Dato che le epidemie locali non sono perfettamente sincronizzate, le politiche locali sono anche più efficienti e possono raggiungere livelli di soppressione comparabili alle politiche nazionali pur essendo in vigore per una proporzione leggermente inferiore del tempo. Tuttavia, stimiamo che per una politica nazionale GB, il distanziamento sociale dovrebbe essere in vigore per almeno 2/3 del tempo>>.(Pag.15)
  • <<Tuttavia, vi sono incertezze molto ampie sulla trasmissione di questo virus, sulla probabile efficacia delle diverse politiche e sulla misura in cui la popolazione adotti spontaneamente comportamenti di riduzione del rischio. Ciò significa che è difficile essere definitivi sulla probabile durata iniziale delle misure che saranno richieste, tranne che sarà di diversi mesi. Le decisioni future su quando e per quanto tempo allentare le politiche dovranno essere informate da una sorveglianza continua. Le misure utilizzate per ottenere la soppressione potrebbero anche evolversi nel tempo. Man mano che i numeri dei casi diminuiscono, diventa più fattibile adottare test intensivi, tracciamento dei contatti e misure di quarantena simili alle strategie impiegate oggi in Corea del Sud. La tecnologia, come le app per telefoni cellulari che tracciano le interazioni di un individuo con altre persone nella società, potrebbero consentire a tale politica di essere più efficace e scalabile se i problemi di privacy associati possono essere superati>>. (Pag.15)

Il Report avverte sui danni a lungo termine:

  • <<Non prendiamo in considerazione le implicazioni etiche o economiche delle due strategie qui proposte fatta eccezione per il fatto di notare che in entrambi i casi si tratta di decisioni politiche non facili da prendere. La suppression, sebbene abbia avuto successo fino ad oggi in Cina e Corea del Sud, comporta costi sociali ed economici enormi che potrebbero essi stessi avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere a breve e lungo termine>>. (Pag.4)

I vaccini sono l’unico farmaco preso in considerazione nel Report. Non si parla di varianti né di interazioni dei vaccini con la mutabilità del virus. Sulle campagne vaccinali lo studio avverte:

  • <<Maggiore è il successo di una strategia nella soppressione temporanea, maggiore è la previsione dell’epidemia successiva in assenza di vaccinazione, a causa del minore accumulo di immunità di gregge>>.

Una volta scelti i vaccini come unica soluzione, insomma, il loro uso impedirebbe il raggiungimento dell’immunità di gregge, prolungando dunque la durata della pandemia – il loro funzionamento è legato alla maggiore copertura possibile -.

Al Report dell’Imperial College – non abbastanza approfondito sulla stampa italiana, viste le enormi ed epocali implicazioni, a livello storico, economico e persino umano e antropologico delle misure indicate-, non sono mancate risposte scettiche.

Il team di tecnici del Governo Svedese aveva ad esempio bollato il documento come non scientifico.

Il professor Johan Giesecke – uno dei maggiori epidemiologi del mondo, consulente del Governo Svedese, è lui che ha scelto Anders Tegnell attualmente a capo della strategia svedese-, primo capo scienziato del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, consigliere del direttore generale dell’OMS- si è così espresso, come riporta il fotogiornalista e reporter Giorgio Bianchi:

Il Governo Svedese ha deciso all’inizio di gennaio che i provvedimenti che avrebbe adottato contro la pandemia sarebbero dovuti essere basati su prove. Quando iniziammo a guardare le misure che venivano prese dai diversi paesi, scoprimmo che pochissime di queste si fondavano su uno straccio di evidenza…Le chiusure delle frontiere, le chiusure scolastiche, il distanziamento sociale: non c’è alcuna scienza dietro la maggior parte di questi provvedimenti. “Il documento [dell’Imperial College] non è mai stato pubblicato scientificamente. Non è stato sottoposto a peer review (confronto tra pari ndr) come un documento scientifico dovrebbe essere. È solo un rapporto dipartimentale interno per l’Imperial. Ed è affascinante. Non credo che nessun altro sforzo scientifico abbia fatto una simile impressione sul mondo, come quella carta piuttosto discutibile“. FONTE

Critiche pesanti ed approfondite sono state fatte anche in India. Lo studio, riportato da Sanjeev Sabhlok è reperibile sul Times of India. Il documento afferma che, con interventi molto meno invasivi si sarebbero potuti ottenere gli stessi risultati, senza il lockdown severo. Non solo si esprimono dubbi sulla metodologia alla base del Report inglese, ma si sottolinea la “necessità per le democrazie di rafforzare la loro capacità di pensiero critico creando un’istituzione Black Hat indipendente il cui scopo sarebbe mettere in discussione qualsiasi fondamento tecnico (matematico) delle decisioni del governo”. L’analisi dell’Imperial College, per gli studiosi indiani, sarebbe un’analisi unilaterale che, tra l’altro, non avrebbe considerato la variabile costi: i danni collaterali.

Già a luglio 2020, gli epidemiologi di Oxford avevano dichiarato che la strategia suppression non era praticabile. THE POST

Tipologia, natura, durata dei lockdown adottati su scala mondiale, sono descritti in questo documento. Il Governo inglese, il Governo US sapevano quindi fin da marzo che le misure di lockdown severo sarebbero durate molti mesi, se non anni.

E il Governo Italiano?

CURIOSITÀ

1 ottobre 2020, il Ministro Speranza dichiara: <<Dobbiamo resistere con il coltello tra i denti in questi sette-otto mesi e mentre resistiamo dobbiamo avere lo sguardo lungo e costruire la società del futuro>>. Nes Anagni (Frosinone), 01 OTT 2020 11:59 

Ad ottobre 2020 il Ministro Speranza sapeva già che i lockdown sarebbero durati almeno fino a maggio-giugno 2021, prima che i relativi Dpcm fossero emanati?

Covid, Speranza: «Resistere con il coltello fra i denti per 7-8 mesi»

Nel Dpcm del 30 luglio 2020si legge:

  • 6. Al fine di garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato  di emergenza epidemiologica dal COVID-19,  la  piena  continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto  2007,  n.  124,  sono  apportate  le seguenti modificazioni: a) all’articolo 4, comma 5, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»; b) all’articolo 6, comma 7, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»;  c) all’articolo 7, comma 7, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni».

La legge 3 agosto  2007,  n.  124, nell’articolo 4, comma 5, riguarda la nomina della direzione generale del DIS, nell’articolo 6, comma 7, la nomina del direttore dell’AISE, l’articolo 7, comma 7, riguarda il direttore dell’AISI.

La notizia finì su siti di bufale con l’argomentazione che trattasse del prolungamento di quattro anni dello stato d’emergenza. Il punto in questione riguarda invece il prolungamento da quattro a otto anni, della nomina di importanti figure chiave: l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). È lo stesso Decreto a mettere in relazione il provvedimento con l’attuale stato di emergenza epidemiologica dal COVID-19.

Ad ogni modo, negli ambienti di ricerca vicini a OMS, circolavano fin da subito studi e articoli sulla durata dell’emergenza fino al 2024/2025. La stampa internazionale ed economica, con eco su quella italiana, parlava da subito di nuova normalità.

Su Science, ad esempio, a maggo 2020 troviamo pubblicato studio della Harvard T.H. Chan School of Public Health:  Projecting the transmission dynamics of SARS-CoV-2 through the postpandemic period, distanziamento sociale fino al 2022, ondate fino al 2025.


NOTE

[1] <<The new strategy has come following the publication of a government-commissioned report from Imperial College Londons’s COVID-19 Response Team, wich models different strategies and outcomes, focusing in partcular on the UK and the US>>. (Jemima Kelly, Financial Times 17 marzo 2020)

[2] Neil M Ferguson, Daniel Laydon, Gemma Nedjati-Gilani, Natsuko Imai, Kylie Ainslie, Marc Baguelin, Sangeeta Bhatia, Adhiratha Boonyasiri, Zulma Cucunubá, Gina Cuomo-Dannenburg, Amy Dighe, Ilaria Dorigatti, Han Fu, Katy Gaythorpe, Will Green, Arran Hamlet, Wes Hinsley, Lucy C Okell, Sabine van Elsland, Hayley Thompson, Robert Verity, Erik Volz, Haowei Wang, Yuanrong Wang, Patrick GT Walker, Caroline Walters, Peter Winskill, Charles Whittaker, Christl A Donnelly, Steven Riley, Azra C Ghani.

[3] <<The global impact of COVID-19 has been profound, and the public health threat it represents is the most serious seen in a respiratory virus since the 1918 H1N1 influenza pandemic>>/<<L’impatto globale del COVID-19 è stato profondo e la minaccia per la salute pubblica che rappresenta è la più grave osservata in un virus respiratorio dalla pandemia da virus, H1N1 del 1918>> (Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand, Sommario, pag.1 di 20).

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Perché il governo ignora le cure?

Di ALBERTO CONTRI

Le grandi tensioni che gravano sulle riaperture sia nel governo che nella piazza, traggono la loro origine da una equazione che sembra basata su una logica inoppugnabile: non si deve riaprire finché il numero dei contagiati, dei ricoveri, delle terapie intensive e dei decessi non scende, e finché non sale significativamente il numero dei vaccinati.

Per un anno le Istituzioni della Salute hanno ripetuto questo mantra, dando ai medici di base una sola indicazione, “tachipirina e vigile attesa“: che ora si scopre essere esattamente quello che non si deve fare.

A dirlo non è qualche folkloristico medico isolato, ma il prof. Giuseppe Remuzzi, Direttore Scientifico dell’Istituto Mario Negri, che propone inoltre, per curare il Covid-19,  un precoce intervento nei primi tre giorni dell’infezione a base di farmaci di uso assai comune e di costo molto basso.

Lasciati soli con l’unica indicazione di “tachipirina e vigile attesa” (secondo il prof. Remuzzi il paracetamolo è solo un antifebbrile che può favorire invece l’infiammazione) un numero sempre crescente di medici di base si è inoltre organizzato in reti come quella di IppocrateOrg in cui vengono scambiate indicazioni di cure efficaci con farmaci di impiego tradizionale sperimentati sul campo, e pure di integratori specifici per il rafforzamento del sistema immunitario. Su questo sito è inoltre possibile pubblicare richieste di aiuto in caso di latitanza del proprio medico, richieste che vengono evase da medici volontari.

Da queste colonne  il prof. Luigi Cavannaprimario oncoematologo di Piacenza, pioniere delle cure precoci a domicilio, a cui nei giorni del primo lockdown il Time ha dedicato una copertina, ha messo il dito nella piaga: “La maggior parte dei colleghi che sono nel comitato tecnico scientifico e nelle altre istituzioni di indirizzo hanno un’estrazione ospedaliera. L’ospedale non copre l’intera realtà della malattia, anzi in un certo senso la distorce, perché la schiaccia dentro la sua gravità. Chi segue il paziente oltre l’ospedale e lo prende in carico prima, durante e dopo il ricovero, sa che la sfida alla malattia si combatte in tempi e con strumenti diversi. La sfida al Covid è anzitutto un’impresa del tempismo: curare presto e a casa per evitare che il malato si aggravi e che il suo aggravarsi impatti sul sistema sanitario, indebolendolo”.

Il fondatore di IppocrateOrg, il dr. Mario Rango, nell’introduzione al suo manuale Guarire il Covid19 a casa afferma: “Le persone vengono lasciate sole, atterrite dalla paura. Muoiono perché non ricevono le cure che esistono e che sono sempre esistite. È adesso che va fatto il possibile. È adesso che vanno aiutate. È adesso che vanno salvate. Non si può aspettare ancora. Il Covid19 è una malattia di cui non si muore se curata adeguatamente entro i primi 3-4 giorni dalla manifestazione dei sintomi”. 

A supporto di questa affermazione c’è un dato assai significativo: finora sono stati curati a domicilio con successo, dai medici aderenti al network, oltre 13.000 pazienti. Con soli cinque insuccessi perché presi in ritardo e con gravi patologie pregresse.

Mentre il mantra delle Istituzioni della Salute (come se le molte centinaia di coscienziosi medici sul territorio fossero tutti degli improvvisati impostori) ripete a pappagallo che sulle terapie domiciliari non ci sono ancora studi “rigorosi” pubblicati su riviste di prestigio. Francamente è una obiezione perlomeno curiosa, che non pochi giudicano viziata dall’influenza sulla comunità scientifica della lobby interessata a indicare i vaccini come unica via d’uscita.

Domandiamoci allora perché, vista l’emergenza della pandemia, sono stati autorizzati di gran corsa dei vaccini creati in meno di un anno quando ce ne sono sempre voluti almeno dieci o quindici?

È sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo con la scoperta di imprevisti effetti collaterali molto gravi, certamente molto limitati di numero; ma intanto alcuni vaccini già approvati vengono messi all’indice in alcuni paesi, il che dimostra che sono stati perlomeno accelerati dei passaggi. Infatti, se si vanno a compulsare ad esempio i documenti ufficiali come il Risk Management Plan del vaccino di AstraZeneca, si legge: “Impatto rischio-beneficio: Data la natura accelerata del programma di sviluppo clinico, la comprensione del profilo di sicurezza a lungo termine dell’AZD1222 è attualmente limitata. Sebbene non vi siano al momento prove per sospettare un profilo di sicurezza avverso a lungo termine data la scarsità di dati, la possibilità non può essere esclusa.

Un altro mantra con cui vengono saturate le orecchie dei cittadini è che i vantaggi superano i rischi, e che i vaccini eviteranno migliaia di morti. Ma potrebbe non essere così vero: la Reuters ha appena reso noto uno studio dell’Università di Tel Aviv, secondo il quale il vaccino Pfizer si rivela poco efficace contro la variante sudafricana. La tv pubblica giapponese ha reso noto che la variante locale, denominata E484K, sta risultando altrettanto resistente. Ancora più preoccupante lo studio appena pubblicato sul British Medical Journal, in cui secondo l’Imperial College e la London School of Hygiene and Tropical Medicine, “in seguito all’allentamento delle regole di distanziamento sociale, è altamente probabile una ulteriore recrudescenza di ricoveri e di decessi, anche a causa di una riduzione dell’efficacia del vaccino”.

Come si vede, il problema non è solo italiano: con una testardaggine degna di miglior causa, la cosiddetta scienza ufficiale continua ad occuparsi solo di vaccini, ignorando del tutto la via d’uscita delle terapie domiciliari, che alla fine, si stanno dimostrando più efficaci e assai meno costose in termini sia sociali che economici.

Non resta che fare un appello accorato al Governo e alle autorità sanitarie perché prendano atto del sapere medico che si è diffuso con successo sul territorio, e invitino tutti i medici di base a seguire l’esempio dei loro colleghi più coscienziosi. Perché il rischio che il Governo si prende sia veramente ragionato, come ha detto il presidente Draghi, non c’è alcuna ragione al mondo per non affiancare alla vaccinazione un pressante invito ai medici di base ad intervenire con la necessaria rapidità e con gli indirizzi terapeutici la cui efficacia è oramai confermata da una prassi terapeutica sempre più diffusa.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

I responsabili, Giovanna

Di ALBERTO CONTRI

Durante una recente puntata di Tg3-Linea Notte, Giovanna Botteri è sbottata con insolita veemenza, invocando una sorta di Norimberga per i responsabili dei “500 morti quotidiani a causa del Covid 19”, alludendo ai responsabili dei ritardi nella vaccinazione. Convinta, come tutto il Governo, in primis il Ministro Speranza, che il vaccino sia l’unica arma contro il virus.

Ascoltando il dibattito alla Camera dopo le più che prevedibili manifestazioni contro gli effetti del lockdown, si sentiva ripetere un solo mantra: l’urgenza di accelerare la vaccinazione per poter tornare alla normalità.

Tutti, Governo e Parlamento, sono in preda al fattore CT: quello che fa affrontare i problemi dalla coda invece che dalla testa. Si dà per scontato che la chiusura di ogni attività e la vaccinazione siano l’unico modo per non mandare la gente all’ospedale.

Ebbene, con molta fatica ma con sempre maggiore evidenza sta emergendo un’altra verità: non esiste un’unica arma contro il Covid 19, ma esiste – anzi esisteva fin dall’inizio della pandemia – una cura a domicilio che praticata entro i primi tre giorni dalla manifestazione dei primi sintomi evita con assai alte percentuali di successo il ricovero in ospedale e in terapia intensiva (quando ci vai, spesso è già troppo tardi). È a base di farmaci di uso assai comune (aspirina, antinfiammatorio, antibiotico, eparina e pure la tanto vituperata idrossiclorochina).

È più che necessario quindi farsi alcune domande.

Come mai gli organismi internazionali e nazionali hanno stabilito immediatamente che l’unica arma utile sarebbe stato un vaccino?

Come mai in Italia il Ministero della Sanità ha diffuso un protocollo che prescriveva come indicazione primaria, “paracetamolo e vigile attesa di diversi giorni”, giungendo pure a vietare l’uso dell’idrossiclorochina?

Quel protocollo oggi è smentito da una assai ampia casistica riportata da una rete sempre più ampia di medici di base e finalmente anche da una istituzione autorevole come l’Istituto Mario Negri, che inoltre sconsiglia vivamente il paracetamolo, ritenuto in grado di favorire l’infiammazione. Il Prof. Remuzzi, direttore scientifico dell’Istituto, sostiene poi (insieme a John P. Joannidis, Stanford University che i lockdown sono soltanto dannosi e che si può fare meglio con molto meno.

Come riferisce la giornalista specializzata Serena Romano nel suo Diario della pandemia lo studio che condannava l’idrossiclorochina, pubblicato su Lancet, è stato poi ritirato perché considerato inaffidabile (riferiva infatti di problemi causati da dosi molte volte superiori a quelle normalmente somministrate!).

Ma il problema vero non è l’idrossiclorochina: lo è una ostinazione degna di miglior causa nel chiudere le attività di ogni genere a causa dell’alto numero di contagi, ricoveri, saturazione delle terapie intensive, decessi. Numeri che sarebbero molto più bassi se i medici di base applicassero il protocollo del Mario Negri (naturalmente con la prontezza e sollecitudine consigliate) e quelli, analoghi delle diverse reti di medici che si stanno connettendo tra loro in numero sempre maggiore.

L’Aifa e illustri clinici obiettano che non ci sono ancora studi sufficienti in merito, ma francamente è una obiezione perlomeno curiosa, che non pochi giudicano viziata dall’influenza sulla comunità scientifica della lobby di Big Pharma. Perché, vista l’emergenza della pandemia, sono stati autorizzati dei vaccini creati in pochi mesi, quando per ammissione del presidente della Pfizer, il tempo minimo necessario è di almeno quattro anni? In molti affermano che ce ne vogliono almeno dieci.

Il Premio Nobel Montagnier, subito aggredito dalla solita lobby, ha dichiarato che degli effetti a lungo termine dei nuovi vaccini non si sa assolutamente nulla, mentre è pure ipotizzabile che il loro meccanismo di azione potrebbe far sviluppare dei tumori. Eppure sono stati approvati e presentati come l’unica arma possibile contro il Covid 19. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti collaterali anche mortali provocati dal vaccino di AstraZeneca, ora addirittura sospeso in alcuni paesi o vietato agli under 55. La scienza ufficiale sostiene che si tratta di casi rarissimi e che i benefici superano comunque i rischi.

Dato che esistono dei metodi di cura sempre più sperimentati sul campo, perché le Istituzioni della Sanità preferiscono far correre ai cittadini dei rischi a breve e a lungo termine invece di prendere anche in considerazione l’impiego di cure che hanno dimostrato di avere una percentuale di successo superiore a quella dell’efficacia dichiarata dei vaccini? L’elenco delle reti di medici di base che applicano queste cure è molto lungo, non siamo quindi di fronte ad un solitario Di Bella, ma ad un sapere medico diffuso che la scienza ufficiale si ostina ad osteggiare. Qual è il motivo?

C’è poi un altro interrogativo che inquieta non poco.

Come mai sia i media mainstream che i social network considerano complottista chiunque osi sollevare qualche dubbio sui vaccini, o condivida video e articoli di scienziati che hanno un H-index di svariate volte più alto di quello dei membri del Cts e dei virologi nostrani più gettonati?

È inaccettabile, ad esempio, che Facebook si arroghi il diritto di cancellare post sui vaccini, o di accompagnarli con l’invito a consultare una pagina e un sito che smentisce le fake news ad opera di debunker “indipendenti” che, ad esempio, sbertucciano il dr. Vanden Bossche, (già coordinatore del programma Ebola della Bill Gates Foundation) perché prima di prendersi un dottorato in virologia si era laureato in veterinaria. Perché non dice lo stesso allora di Ilaria Capua, anche lei veterinaria, che inoltre non ha la stessa esperienza sul campo di Vanden Bossche?

Dando poi un’occhiata alla voce about del sito in questione, Lead Stories, si scopre che vive dei grant di Facebook, Google, oltre che di un paio di due note società che ottimizzano la pubblicità digitale (MGID inc. e ADsupply).  Ce n’è abbastanza per dire: Honni soit qui mal y pense

Meglio lasciar perdere poi i dubbi sulle origini del virus, vista la sceneggiata delle ispezioni a Wuhan i cui risultati non sono stati digeriti nemmeno dal direttore dell’OMS, notoriamente filo-cinese.  Meglio lasciar perdere i dubbi avanzati da autorevoli ricercatori sulla possibile sintesi in laboratorio del virus, e anche quelli di una sua eventuale diffusione dolosa. Meglio lasciar perdere gli intrecci tra il più ricco Fondo di Investimento del mondo (Black Rock) e le aziende produttrici di vaccini, anche se riportati Il Sole 24 Ore. Possiamo lasciar perdere tutto, nel momento di una grande emergenza, per non essere arruolati tra i pericolosi no-vax.

Ma non possiamo accettare che il Governo affronti il problema della pandemia dalla coda invece che dalla testa, procedendo nella sistematica distruzione dell’economia del paese “finché i numeri dei ricoveri e dei morti non diminuirà”, numeri che potrebbero essere molto ma molto più bassi se, insieme alla vaccinazione, si consigliassero le cure che hanno dimostrato sul campo di guarire i pazienti a casa. L’emergenza impedisce di validarle con studi di lungo periodo: ma è proprio quello che è stato fatto per i vaccini. Perché allora due pesi e due misure?

Giovanna Botteri adesso sa chi sono i responsabili: coloro che hanno ostinatamente ignorato le opportunità delle cure domiciliari precoci, e hanno diffuso protocolli sbagliati, consigliando addirittura un farmaco dannoso. E sulla base del fattore CT hanno affollato gli ospedali e le terapie intensive, mandando inoltre in rovina l’Italia.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Gli schermi divorano, la lettura nutre

di FABIO SONZOGNI

<<Leggete, staccatevi dagli schermi. Gli schermi vi divorano, la lettura vi nutre. Gli schermi vi svuotano, i libri vi riempiono. La letteratura e i libri vi permetteranno di scoprire quanto siete unici e fino a che punto non assomigliate a nessun altro. È quello che fa l’umanità. Ogni persona è unica. Ed è la letteratura che ce lo insegna>>. Di chi è questa frase? Un vecchio professore nostalgico? Il Ministro della pubblica Istruzione?

No, questa frase l’ha pronunciata Bruno Le Maire, Ministro francese dell’Economia. È soltanto la parte iniziale del suo intervento rivolto ad una platea di giovani.

Quando il Ministro parla di schermi non si riferisce al cinema, ma a tutti i dispositivi di cui ognuno di noi è provvisto: pc, smart phone, tablet, tutti portatili. Quegli schermi generano cascate di denaro, non per noi, ma per i soliti noti: Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Bill Gates e Warren Buffett, che negli ultimi due mesi sono riusciti a incrementare i guadagni di 434 miliardi di dollari.

<<Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso>>. (da Il tempo ritrovato – Marcel Proust).

Gli schermi retroilluminati ricordano il mito della caverna di Platone.

Le immagini in continuo movimento accecano la mente, svuotano il pensiero e mostrano le ombre della realtà.

È nel libro VII della Repubblica che il filosofo racconta il famosissimo mito della caverna, presentato come un percorso allegorico dall’ignoranza alla conoscenza, dalla schiavitù alla libertà, dalla malattia alla guarigione. È un cammino doloroso che non termina con la visione del Sole, cioè del Bene, della Verità. Esso implica, nel prigioniero che si è liberato, una tensione etica e pedagogica: il saggio, colui che è finalmente pervenuto alla conoscenza, non può fermarsi in contemplazione, ma deve rientrare nella caverna per guidare verso quella verità coloro che sono ancora nell’oscurità. Egli sa che è pericoloso e che dovrà combattere con abitudini e inganni ormai cristallizzati ma non può non assumerne il rischio. Perché lo fa? Per altruismo, per generosità? Perché è un dovere che sente, perché <<la libertà non è tale se non è liberazione>> Heidegger.

Essa non è un quieto possesso, ma l’incessante polemos tra schiavitù e libertà.

La verità, quindi, non è una cosa, ma un processo continuo di ricerca e di liberazione.

Per liberaci dalle catene serve il coraggio di pensare e questo si acquisisce dai libri, dalle parole scritte sulla carta, sono loro che fortificano, attrezzano chi legge affinché il proprio peregrinare possa essere un’eterna scoperta sollecitata dalla meraviglia che è in ogni cosa. Liberiamo i nostri ragazzi dalla schiavitù che i potenti e subdoli strumenti sono capaci di generare. E l’azione da praticare è esplicitata nella frase <<Ogni persona è unica. Ed è la letteratura che ce lo insegna>>.

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Fabio Sonzogni ha lavorato come attore con i registi: Luca Ronconi, Dario Fo, Antonio Syxty, Antonio Latella. Dal 2000 lavora come regista. Il suo ultimo lavoro teatrale, Signorina Julie di Strindberg è in tournée. Dalla prima edizione si occupa della direzione artistica del Siloe Film Festival. Per approfondire. 

Presepe, Tradizione, Verità

di ROBERTA FIDANZIA

La tradizione cattolica italiana è profondamente legata alla rappresentazione della Natività.

Storicamente la prima composizione di cui si ha notizia pubblica è quella riportata nelle fonti francescane. L’intenzione di Francesco era quella di organizzare una “sacra rappresentazione corale che trasformasse in attore anche il pubblico accorso ad assistervi[1].

Tutte le persone potevano così partecipare veramente e sentitamente all’evento più importante per i cristiani: la nascita di Cristo.

Nell’idea di Francesco era viva l’intenzione di rappresentare la Natività come essa era realmente avvenuta, con i disagi e le difficoltà che Maria e Giuseppe avevano dovuto affrontare e che il piccolo Gesù si era trovato a vivere. Egli era un bambino – il Dio fatto uomo, il più umile degli uomini – che per questa ragione subiva tutte le difficoltà che la vita gli presentava, fin dal primo istante.

Importante risulta notare che nella sua ricostruzione Francesco si basa anche sul racconto dei Vangeli apocrifi. I Vangeli tradizionali, infatti, non accennano al bue o all’asinello, mentre quelli apocrifi riportano con dovizia questi ed altri dettagli. Francesco recupera queste immagini, consapevole, forse, proprio del loro valore umano e popolare.

Con la rappresentazione viva del Presepe la gente, la folla, avrebbe avuto di fronte a sé i brani del Vangelo. Tutti avrebbero potuto vivere la natività di Cristo, immedesimandosi nei personaggi ed avendo un contatto più vicino e diretto con il miracolo della Natività. Ciascuno avrebbe potuto osservare, sentire, percepire, introiettare la luce della Verità.

Il significato intimo del Presepe è più volte evidenziato nelle fonti francescane, sia come strumento di obbedienza a Dio e alla Chiesa, sia come strumento di elevazione nella povertà. Dalle parole di vari biografi e nei brani di teologi francescani risulta chiara l’importanza della rappresentazione del Presepe. Ad esempio nella Cronaca delle sette tribolazioni di Angelo Clareno [2] a proposito dell’amore di Cristo e della povertà si legge: “Egli poi, a quelli che sentiva perfetti nell’amore di Cristo, apriva i secreti del suo cuore, ricevuti direttamente da Cristo e insegnava che l’amore e l’osservanza fedele e piena della povertà e dell’umiltà di Cristo è il fondamento, la sostanza e la radice della vita evangelica e della Regola a lui rivelata da Cristo: quella povertà ed umiltà che Cristo, il Figlio di Dio, consacrò: egli che è nato in una grotta da madre povera, che è stato deposto nel presepio, involto in pannicelli, perché non c’era posto per lui nell’albergo; e poi circonciso e offerto, e fuggì in Egitto e poi ritornando abitò a Nazaret, mendicando per tre giorni, e poi digiunò, predicò, morì, fu sepolto in un sepolcro altrui e risorse da morte. Questa, diceva, è radice dell’obbedienza, madre della rinuncia, morte del compiacimento di sé e dell’avidità e dell’avarizia, obbedienza della fede, costruzione della speranza, dimostrazione dell’umiltà, prova e genitrice della pace di Dio, che supera ogni senso”.

Non è un caso che l’immagine del Dio che si fa bambino è stata ripresa da molte correnti filosofiche, tra cui anche quella laica del Radicalismo Francese della prima metà del 1900, di cui uno dei massimi esponenti è sicuramente Emile August Chartier, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Alain, che recupera questa immagine del Dio-Bambino, Enfant-Dieux, quindi di un Dio che si fa uomo, e nella sua assunzione della natura umana delicata, disarmata, fragile, esposta, si priva di quell’immagine caratteristica di potenza. È la stessa suggestione che colpisce la filosofa Simone Weil: l’infinita tenerezza di Dio, che s’incarna Bambino, prendendo su di sé la natura umana, con tutti i suoi limiti, la sua debolezza e la sua finitezza.

L’importanza della rappresentazione sta tutta in questo: riflettere la Verità della Natività, essere specchio dell’Incarnazione, raffigurare l’umanità del Dio Bambino, del Dio fatto completamente uomo, nato da donna.

Tornando al senso profondo del presepe francescano, ne L’Albero della vita [3] di Ubertino da Casale, ritorna ancora il motivo della povertà: “Essa si strinse a te con tanta fedeltà che fin da quando eri nel seno della madre incominciò il suo ossequio, poiché, come si pensa, avesti il più piccolo tra i corpi animati. Quando uscisti dal grembo, t’accolse nel santo presepio in una stalla e, mentre vivevi nel mondo, talmente ti lasciò privo di tutto che ti fece mancare anche un luogo ove posare il capo”.

Inoltre, anche negli Scritti di Chiara d’Assisi compare evidente l’insegnamento di Francesco ad amare la povertà: “E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio, e della sua santissima Madre, ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili” e ancora: “Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato in una mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la beata povertà, le fatiche e pene senza numero ch’Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a meditare: O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio; e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima mia”.

E’ certamente molto suggestivo leggere direttamente dalle Fonti francescane la testimonianza di questa esperienza tangibile, realistica e veritiera della Natività.

Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, Il Presepe di Greccio

“La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo. Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita ancora migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quello della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhio del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposta dal Santo.

E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signori, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, poiché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava il “Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria.

Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di San Francesco, affinché la dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell’anima e santificazione del corpo, la carne dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen”.

NOTE

Immagine: L’Adorazione dei Magi, Leonardo da Vinci


[1] Chiara Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, Torino 1995.

[2] Angelo Clareno, Liber chronicarum sive tribulationum ordinis Minorum, a cura di Felice Accrocca, traduzione di Marino Bigaroni e Giovanni Boccali, Assisi, Porziuncola, 1999.

[3] Ubertino da Casale, L’albero della vita crocifissa di Gesù, Le vie della Cristianità, 2017.

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Roberta Fidanzia, è Dottore di Ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia politica presso l’Università Sapienza di Roma, ove ha collaborato per anni svolgendo anche attività di ricerca e docenza. È Diplomata in Storia e Storiografia multimediale, Università Roma Tre.  È Direttore di Storiadelmondo, Direttore editoriale di Femininum Ingenium. Collana di Studi sul genio femminile, co-Direttore della Collana Voci della Politica e co-Direttore di Christianitas.  E’ Presidente del Centro Studi Femininum Ingenium.