Musk inquina il cielo. Nel silenzio di Greta

di ALBERTO CONTRI

Sempre più persone si stanno accorgendo di uno strano fenomeno, se alla sera o di notte se ne stanno un pò con il naso all’insù, in luoghi dove non c’è troppo inquinamento luminoso.

A molti sembra di vedere delle stelle in movimento.

Ma quali stelle…sono i satelliti con cui Elon Musk sta riempiendo il cielo senza sollevare alcuna protesta degli ambientalisti. Eppure il cielo appartiene a tutti gli abitanti della terra, e non solo a Musk.

Ripropongo quindi quanto ho anticipato in proposito nel pamphlet La sindrome del Criceto, Edizioni La Vela, 2020.

<<… Con una delle sue società, la Space X, Elon Musk ha appena cominciato a riempire il cielo di satelliti (a regime saranno 12.000!) capaci di offrire la connessione internet a tutto il mondo, anche alle zone rurali più povere, pagando, s’intende. Il tutto, però, esponendo gli abitanti del pianeta a un gravissimo effetto collaterale: riflettendo la luce della Luna, i primi satelliti lanciati già ora brillano modificando il panorama notturno della volta celeste, disturbano le attività dei radio-astronomi, moltiplicano la possibilità di collisioni satellitari in orbite già molto affollate e interferiscono con gli strumenti delle stazioni meteorologiche, riportando indietro i progressi in questo campo di oltre 40 anni, come sostengono gli esperti in materia.

Sulle orme di Musk c’è addirittura chi — rispolverando un vecchio progetto rimasto nel cassetto, dove avrebbe dovuto rimanere — vuole creare enormi ologrammi pubblicitari della dimensione di alcuni chilometri quadrati da proiettare nel cielo notturno. Sicché gli innamorati abbracciati su una panchina del Pincio, invece delle stelle, vedrebbero in cielo un enorme logo della Coca-Cola!

Per nulla turbato dai primi gravi incidenti provocati dall’auto senza pilota, e dai primi insuccessi delle sue costose auto elettriche, o della figuraccia raccattata durante la presentazione del suo modernissimo Cybertruck dai vetri indistruttibili che si sono rotti subito, Musk è riuscito a farsi autorizzare dalla FCC (Federal Communications Commission) i primi lanci nello spazio. Grazie alla lobby di cui dispone, le maggiori fonti d’informazione hanno plaudito all’iniziativa come a un grande esempio di mecenatismo, dimenticando che lo stesso Musk ha calcolato di poterci ricavare almeno 30 miliardi di dollari annui di fatturato.

Ora, nel giardino di casa sua, e anche sul suolo americano, Musk può fare quello che vuole, visto che una pur severa Commissione governativa gli ha dato la concessione, ma non è pensabile che possa ritenersi libero di occupare a suo piacimento il cielo illuminandolo di notte con decine di migliaia di corpi luminosi estranei alle stelle, cielo che appartiene a tutti gli abitanti della Terra.

Una sola persona non dovrebbe avere il diritto di riempirlo di spazzatura elettronica solo perché può farci del business, anche se in parte a fin di bene. Non si comprende nemmeno come un organismo serio e autorevole come la FCC si possa arrogare il diritto di dare concessioni per la navigazione nella volta celeste, su cui non ha alcuna giurisdizione.

Qualche mese dopo i primi lanci, all’inizio di settembre 2019, l’Agenzia Spaziale Europea, con una manovra d’emergenza mai tentata prima, ha dovuto deviare la traiettoria del proprio satellite meteorologico Aeolus per evitare lo scontro con il satellite Starlink 44 del progetto SpaceX di Musk.

Diverse fonti ufficiali hanno riferito che la 18a Squadra di controllo spaziale dell’Aviazione americana aveva segnalato che alle 13.02 (ora italiana) del 2 settembre avrebbe potuto verificarsi una collisione tra il satellite lanciato da Musk e Aeolus. Ma Musk ha dichiarato con grande faccia tosta che non aveva alcuna intenzione di spostarlo, in quanto i suoi mini-satelliti sono dotati di motori elettrici troppo piccoli. Più tardi si è invece scusato, evidentemente dopo la levata di scudi della comunità scientifica, affermando che non aveva potuto farlo per un guasto nel sistema di comunicazione!

Cosa succederà quando ne avrà sparati in cielo 12.000, dotati — evidentemente per risparmiare — di questi motori così limitati, disturbando il lavoro di astronomi e meteorologi?

È così che questi scatenati innovatori concepiscono la “sostenibilità”? Possibile che adesso la FCC non ci ripensi? O non può farlo perché i nuovi Padroni del Mondo intendono dimostrare che nessuno li può fermare? O non sarà perché Musk è il fornitore dei razzi vettori della Nasa?

Mi stupisce poi che le grandi organizzazioni ambientaliste (da WWF, a Greenpeace, ad Amici della Terra, ecc.) non abbiano ancora alzato un sopracciglio, mentre almeno le comunità scientifiche dei radio-astronomi e dei meteorologi hanno giustamente cominciato a protestare. Sarebbe il caso che si svegliassero, organizzando una grande petizione mondiale contro l’inquinamento del cielo.

Altro che bottiglie di plastica! E tu Greta, dove sei? E voi, innovatori a oltranza, che ritenete queste critiche frutto di un’ideologia conservatrice — perché secondo voi il progresso non può mai fermarsi — continuerete ugualmente a fare gli ambientalisti della domenica (o del venerdì gretino), dimenticando ogni coerenza?

Tra le altre cose, è noto che Musk è un entusiasta del Transumanesimo, come dimostrano i fantascientifici progetti di connessione mente/computer della sua società Neuralink…>>

Possibile che nessuno si preoccupi? Tutti abbagliati dalle magnifiche sorti e progressive della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale?


Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

DL Covid. Superamento dell’ordine democratico?

Lo stato di emergenza è prorogato fino al 31 luglio 2021.

Sulla gradualità dei provvedimenti e sul concetto di “emergenza“:

Imperial College Report. Era tutto deciso fin dall’inizio?

Sul prolungamento dell’emergenza:

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14

Sulla normativa vigente in fatto di coronavirus, dai DPCM aL Dl:

Coronavirus, la normativa vigente

Il 20 aprile il Consiglio dei Ministri ha dunque approvato il Dl. Che prevede:

  • la reintroduzione delle zone gialle dal 26 aprile 2021
  • riapertura dei ristoranti anche a cena MA le attività di ristorazione consentite sono limitate a quelle all’aperto. Rimane il coprifuoco alle 22.00
  • Fino a fine anno scolastico, il ritorno a scuola e nelle Università è garantito in presenza dal 50% al 75% degli studenti. In zona arancione dal 70% al 100%. Nelle zone rosse si raccomanda di favorire gli studenti del primo anno
  • Riaprono cinema, teatri, sale concerti, live club, con posti a sedere distanziati e capienza del 50% per non più di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto
  • Dal 1 giugno aperte manifestazioni sportive di livello agonistico di interesse nazionale, capienza al 25% e non superiore a 1000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso
  • Consentite attività palestre all’aperto, anche attività di contatto. Dal 1 giugno in zona gialla riapertura palestre,
  • Dal 15 giugno n zona gialla riapertura fiere, dal 1 luglio apertura convegni e congressi
  • Può ottenere il certificato verde:
    • chi ha completato ciclo di vaccinazioni. Il certificato ha validità di sei mesi e deve indicare le somministrazioni avvenute rispetto a quelle prescritte.
    • Chi è guarito – in ospedali o con cure domiciliari seguite da medico che  attesti la guarigione – , con durata di validità sei mesi.
    • Chi effettua test molecolare o test rapido con esito negativo, ha validità di 48 ore dalla data del test
  • Solo chi è munito di certificato verde può dunque spostarsi da una Regione a un’altra se si tratta di zone a statuto – detto colore -diverso. Dal 26 aprile fino al 15 giugno, in zona arancione, è possibile andare a trovare amici o parenti in una abitazione privata diversa dalla propria in quattro persone al posto di due. Il decreto limita le visite in casa anche in zona gialla.

Il certificato verde è rilasciato in formato cartaceo o digitale.

Su quali basi scientifiche il Governo decide che in un cinema/teatro/live club si possa stare in cinquecento e in un’aula scolastica o universitaria non si possa raggiungere numeri ben minori?

Lo Stato legifera sul contatto personale, sulle attività e i contatti personali all’interno delle abitazioni private. È lecito sottolineare come la norma introdotta, possa essere precedente ideologico per un superamento del concetto di proprietà privata? Ed è lecito confrontare queste decisioni con la consuetudine nei regimi dittatoriali e totalitari?

“L’Art. 3 della bozza del nuovo decreto-legge riporta: «Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Lo spostamento di cui al presente comma non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa».In sostanza, rispettando il coprifuoco che, salvo novità dell’ultima ora, resterà fissato tra le 22 e le 5 del giorno dopo, la visita a casa è vietata in area rossa, ammessa nel proprio Comune a un massimo di 4 persone (prima erano 2) se si è in zona arancione, mentre è possibile effettuarla in tutta l’area gialla, quindi anche in Regioni diverse purché gialle, sempre però una sola volta al giorno e spostandosi al massimo in 4 persone” Veronasera  20 aprile 2021FONTE

Su quali basi costituzionali il Governo discrimina i cittadini su un punto fondamentale come il diritto al lavoro, alla realizzazione personale, allo stato di necessità – sopravvivenza, mantenimento del nucleo familiare, evitare il pignoramento di beni, scongiurare la sottrazione dei minori a famiglie senza più reddito -, decretando che solo alcuni lavoratori/piccoli imprenditori possono riacquisire, parzialmente, i propri diritti ed altri no?

Lo Stato italiano vieta, di fatto, la libera iniziativa?

Lo Stato italiano viene, di fatto, ridisegnato con una geografia delle microaree e microregioni?

Tutti i diritti di libera circolazione sono sospesi, trasformando il cittadino di fatto, in straniero nella propria terra? Ideologicamente parlando, si ravvisa persino il superamento dello Ius soli e dello Ius Sangunis, una sorta di trasformazione dello stato di cittadino in stato di suddito.

Il diritto allo spostamento diventa oggetto di discriminazione.

Il malato, anzi il sano, è discriminato – con equiparazione tra stato di “positivo” a stato di “malato”-. Il cittadino è libero di circolare solo se in grado di dimostrare il proprio stato di salute. Il corpo sano diventa automaticamente e ideologicamente oggetto di reato? Il corpo sano, non certificato, diventa fuori legge. Con pericolose premesse ideologiche a futura legislazione.

I permessi del certificato verde hanno validità semestrale. [1]

Il cittadino viene a perdere ogni autorità sul proprio stesso corpo, con decadimento del principio dell’Habeas Corpus su cui si fondò il Diritto moderno inglese e che portò al definitivo superamento e abolizione della schiavitù in Europa. In Italia il diritto alla libertà personale fu inizialmente sancito dall’art.35 della Costituzione del Regno di Sicilia del 1812 e dall’articolo 26 dello Statuto Albertino del 1848, fu ripreso dagli articoli 13, 24 e 25 della Costituzione del 1948 dopo che era stato abolito durante il Fascismo.

Il permesso di spostamento legato al tampone che attesti la negatività al virus ha validità di 48 ore ed è legato ai costi e ai tempi di realizzazione. Questo aspetto logistico ed economico, non limita pesantemente o esclude, di fatto, la circolazione persino ai negativi? Come mai non sono presi in considerazione i sierologici che attestino l’immunizzazione al virus?

Su quali basi scientifiche si concede la libera circolazione ai vaccinati, quando gli stessi produttori, venditori e sostenitori di vaccini e la letteratura scientifica dimostrano che il vaccinato può comunque contagiare?

Covid Francia, il Consiglio di Stato respinge  viaggi alle persone vaccinate: “portatori di virus”

NOTE

[1 Sulla certificazione verde, stralci del Decreto:

A) <<Certificazioni verdi. Il decreto prevede l’introduzione, sul territorio nazionale, delle cosiddette “certificazioni verdi Covid-19”, comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o la guarigione dall’infezione o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo. Le certificazioni di vaccinazione e quelle di avvenuta guarigione avranno una validità di sei mesi, quella relativa al test risultato negativo sarà valida per 48 ore. Le certificazioni rilasciate negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute come equivalenti, così come quelle rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione Europea>>. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14, del 21 aprile 2021

B) Le certificazioni verdi o green pass. Nella bozza all’Art. 2 si legge che «gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi di cui all’articolo 10». 

Nell’Art. 10 viene quindi spiegato che le certificazioni verdi «sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni>>:

  • a) avvenuta vaccinazione anti-Sars-CoV-2, al termine del prescritto ciclo.
  • b) avvenuta guarigione da Covid-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da Sars-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute.
  • c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus Sars-CoV-2».

La validità della certificazione verde per quel che riguarda l’avvenuta vaccinazione oppure l’avvenuta guarigione avrà una durata di sei mesi, mentre in relazione al terzo caso, cioè l’effettuazione di un test rapido o molecolare la validità è di 48 ore. Da Veronasera del 20 aprile 2021  

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Campi per 36.000 persone e strutture di isolamento per minori. Legittime le domande

di EUGENIA MASSARI

Scadeva a metà aprile il bando pubblicato con carattere d’urgenza, volto l’allestimento di campi container per l’assistenza della popolazione in caso di eventi emergenziali.

Il bando da quasi trecento milioni, per campi da 36.000 posti

Il bando è consultabile e scaricabile dalla pagina CONSIP.

Indetto il 24 marzo 2021 e pubblicato su GUUE n. S061, il 29 marzo 2021, con scadenza per la presentazione dei progetti al 12 aprile 2021. La cronologia di gara è reperibile integralmente sulla stessa pagina CONSIP.

Il bando prevede l’allestimento di campi container per una capacità di 8000 posti a lotto, per quattro lotti – Nord, Sud, Centro, isole -, per una spesa di 266.716.544 di euro.

La notizia comincia a circolare in associazione all’emergenza sanitaria: si tratta di campi in qualche modo connessi all’emergenza covid19? Immediatamente media e siti anti bufale si premurano di associare la dicitura “fake”, “bufala, teoria del complotto”, alla notizia. Le argomentazioni sono le seguenti: non è un campo Covid, bensì spazi pensati per generiche emergenze; è una operazione di routine.

La Protezione Civile coglie l’occasione per chiarire il funzionamento della gestione delle emergenze e descrive il bando come normale amministrazione.

La “stampa” anti bufale non coglie a sua volta le argomentazioni di chi sottolinea invece la notizia come interessante. Alcuni di questi siti riportano, associandola alla parola fake, immagine a corredo della notizia circolata. Tuttavia, scelgono immagine generica e non immagine su cui venivano chiesti chiarimenti.

L’immagine in questione si riferisce invece a planimetrie scaricabili tra gli allegati del bando.

Ed è la seguente:

La domanda di chi avrebbe voluto ricevere maggiori chiarimenti sul bando, è relativa alla presenza di spazi specifici aperti al pubblico.

Che tipo di spazi, allestiti per ospitare persone, potrebbero non prevedere l’accesso al pubblico?

Gli 8000 posti a lotto sono da intendersi a loro volta suddivisi per Regione o pensati per le quattro aree? Ovvero, si verranno a finanziare piccole strutture temporanee per accoglienza su territorio, a livello locale o strutture decentrate su cui far convergere ospiti dalle quattro aree? In quest’ultimo caso si tratterebbe di far spostare i cittadini, allontanandoli anche fuori Regione?

Il bando è di routine. Tuttavia, risulta emanato con carattere di forte urgenza ed emergenza.

L’idea del campo covid non è un’idea peregrina.

Qui un campo container che Avvenire indica come campo alla “periferia di Shijiazhuang, la capitale provinciale della provincia di Hebei, il campo può accogliere oltre 4 mila ospiti. Ogni prefabbricato misura 18 metri quadrati”…

Covid. Cina, i campi di quarantena ultima trincea contro il virus

Qui Jan Peter Schröder, amministratore tedesco descrive spazi volti ad ospitare persone positive o venute in contatto con positivi, le quali violino la quarantena: “sono come hotel” esordisce. Il video inquadra spazi con filo spinato e sbarre alle finestre, molto più simili a comuni strutture detentive che a hotel.

Das ist der Corona-Knast für Quarantäne-Verweigerer | Schleswig-Holstein

“Der Norden macht ernst: Wer sich in Schleswig-Holstein künftig trotz mehrfacher Ermahnung nicht an die behördlich angeordnete häusliche Corona-Quarantäne hält, landet hinter Gittern!”, ovvero “Il nord fa sul serio: chiunque non si attenga alla quarantena domestica ufficialmente ordinata nello Schleswig-Holstein in futuro, nonostante i ripetuti avvertimenti, finirà dietro le sbarre!”.

I campi covid sono dunque già realtà in alcune aree. Ragione per cui i cittadini chiedevano rassicurazioni al Governo.

Sardegna. Strutture per isolare i minori positivi asintomatici

Un altro bando interessante è quello emanato dalla Regione Sardegna a gennaio del 2021. Bando per la selezione di almeno due strutture, una nel Nord Sardegna e una nel Sud, idonee ad ospitare minori Covid positivi asintomatici/paucisintomatici o per i quali è comunque prescritto l’isolamento (strutture filtro).

Manifestazione di interesse per selezione di due strutture, una nel nord e una nel sud Sardegna, idonee ad ospitare minori Covid positivi

I documenti del bando sono qui scaricabili.

Strutture specifiche per minori, organizzate in modo da rendere possibile l’isolamento. Di quali minori si tratta? Minori ospiti nelle case famiglia, minori privi di tutela genitoriale?

Non è sufficiente permettere la quarantena a bambini e ragazzi – che, ricordiamo, non hanno sintomatologia grave né rischiano di fatto nulla da questa malattia – all’interno delle attuali strutture? È pensabile isolarli ulteriormente, in strutture pensate appositamente per l’isolamento? E cosa vuol, dire questo, in associazione alla figura del bambino e del minore?

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Imperial College Report. Era tutto deciso fin dall’inizio?

di EUGENIA MASSARI

Prima che l’adesione dei Paesi NATO al modello lockdown fosse totale – pressoché identico ovunque – US e UK tentennavano.

L’Inghilterra aveva inizialmente scelto un intervento mirato alle categorie a rischio e l’immunità di gregge da raggiungere attraverso la circolazione del virus. Le dichiarazioni di Sir Patrick Vallance e del premier Boris Johnson furono attaccate dalla stampa.

Coronavirus, Londra shock: contagiare il 60% dei britannici per sviluppare l’immunità. Johnson: “Moriranno molti cari”.

Alla fine, però, Inghilterra e US cedono.

Cosa fece cambiare idea ai due Governi e da dove veniva il modello di intervento proposto a livello mondiale?

<<La nuova stratega si è imposta a seguito della pubblicazione di un Report commissionato dal Governo al team dell’Imperial College di Londra, che ha modellato diverse strategie e opzioni, con focus specifico su UK e US>>  Financial Times[1].

That Imperial coronavirus report, in detail 

La notizia circola sui media italiani, con incongruenze e senza una traduzione integrale.

Il documento originale, Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand può essere scaricato integralmente in inglese ed è reperibile negli archivi digitali dell’Imperial College. Condotto a partire dai dati provenienti prevalentemente da Italia e Spagna a marzo 2020, poi applicati ed elaborati in base alla situazione demografica e ai sistemi sanitari di Stati Uniti e Inghilterra.

Io studio propone tre modelli predittivi o scenari sull’andamento della pandemia in questi due Paesi – Inghilterra e America – sulla base di tre possibili modelli di intervento.  

  • No-action, nessun intervento. La pandemia non sarebbe stata affrontata in nessun modo.
  • Mitigation, interventi volti a tutelare le fasce deboli ed esposte alle forme più gravi, immunità di gregge da raggiungere attraverso la circolazione del virus.
  • Suppression, soppressione della circolazione del virus, ovvero contrastare la circolazione del virus impedendo il passaggio tra individui all’interno della popolazione.

Il Report mostra i dati sul numero di vittime stimato, sulla pressione esercitata sul sistema sanitario (cioè il rapporto tra domanda e posti disponibili nei reparti di terapia intensiva del sistema sanitario pubblico ndr) e sull’andamento della curva pandemica

Il Report è firmato da un team di studiosi[2], con a capo Neil Ferguson, successivamente costretto a dimettersi come consulente del Governo inglese per aver violato il lockdown.

Oltre l’Imperial College di Londra, lo studio è realizzato con: l’OMS, il Collaborating Centre for Infecious Disease Modelling, l’MRC Centre for Global Infecious Disease Analysis, e l’Abdul Latif Jameel Institute dor Disease and Emergency Analytics.

Il documento, datato 16 marzo 2020 contiene tutti gli elementi della narrazione pandemica presenti sui media a livello mondiale, confronto con la Spagnola incluso[3].

Il documento parla chiaramente di misure da mantenere per un lungo periodo di tempo.

  • <<È necessaria una combinazione di isolamento dei casi, allontanamento sociale dell’intera popolazione e quarantena familiare o chiusura di scuole e università (Figura 3, Tabella 4). Si presume che le misure siano in atto per una durata di 5 mesi >>. (Pag. 9 )
  • <<Il pannello di destra della tabella 4 mostra che il distanziamento sociale (più la chiusura di scuole e università, se utilizzata) deve essere in vigore per la maggior parte dei 2 anni della simulazione, ma che la proporzione di tempo in cui queste misure sono in vigore è ridotta per interventi più efficaci e per valori inferiori di R0>> (Pag. 11)

È già presentato il modello di aperture-chiusure, da modulare in base al monitoraggio continuo dei dati:

  • <<Per evitare un riaumento della trasmissione, queste politiche dovranno essere mantenute fino a quando non saranno disponibili grandi scorte di vaccino per immunizzare la popolazione – che potrebbero essere 18 mesi o più. I trigger basati sulla sorveglianza ospedaliera adattiva per l’attivazione e la disattivazione del distanziamento sociale a livello di popolazione e della chiusura scolastica offrono maggiore solidità all’incertezza rispetto agli interventi di durata fissa e possono essere adattati per l’uso regionale (ad esempio a livello statale negli Stati Uniti). Dato che le epidemie locali non sono perfettamente sincronizzate, le politiche locali sono anche più efficienti e possono raggiungere livelli di soppressione comparabili alle politiche nazionali pur essendo in vigore per una proporzione leggermente inferiore del tempo. Tuttavia, stimiamo che per una politica nazionale GB, il distanziamento sociale dovrebbe essere in vigore per almeno 2/3 del tempo>>.(Pag.15)
  • <<Tuttavia, vi sono incertezze molto ampie sulla trasmissione di questo virus, sulla probabile efficacia delle diverse politiche e sulla misura in cui la popolazione adotti spontaneamente comportamenti di riduzione del rischio. Ciò significa che è difficile essere definitivi sulla probabile durata iniziale delle misure che saranno richieste, tranne che sarà di diversi mesi. Le decisioni future su quando e per quanto tempo allentare le politiche dovranno essere informate da una sorveglianza continua. Le misure utilizzate per ottenere la soppressione potrebbero anche evolversi nel tempo. Man mano che i numeri dei casi diminuiscono, diventa più fattibile adottare test intensivi, tracciamento dei contatti e misure di quarantena simili alle strategie impiegate oggi in Corea del Sud. La tecnologia, come le app per telefoni cellulari che tracciano le interazioni di un individuo con altre persone nella società, potrebbero consentire a tale politica di essere più efficace e scalabile se i problemi di privacy associati possono essere superati>>. (Pag.15)

Il Report avverte sui danni a lungo termine:

  • <<Non prendiamo in considerazione le implicazioni etiche o economiche delle due strategie qui proposte fatta eccezione per il fatto di notare che in entrambi i casi si tratta di decisioni politiche non facili da prendere. La suppression, sebbene abbia avuto successo fino ad oggi in Cina e Corea del Sud, comporta costi sociali ed economici enormi che potrebbero essi stessi avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere a breve e lungo termine>>. (Pag.4)

I vaccini sono l’unico farmaco preso in considerazione nel Report. Non si parla di varianti né di interazioni dei vaccini con la mutabilità del virus. Sulle campagne vaccinali lo studio avverte:

  • <<Maggiore è il successo di una strategia nella soppressione temporanea, maggiore è la previsione dell’epidemia successiva in assenza di vaccinazione, a causa del minore accumulo di immunità di gregge>>.

Una volta scelti i vaccini come unica soluzione, insomma, il loro uso impedirebbe il raggiungimento dell’immunità di gregge, prolungando dunque la durata della pandemia – il loro funzionamento è legato alla maggiore copertura possibile -.

Al Report dell’Imperial College – non abbastanza approfondito sulla stampa italiana, viste le enormi ed epocali implicazioni, a livello storico, economico e persino umano e antropologico delle misure indicate-, non sono mancate risposte scettiche.

Il team di tecnici del Governo Svedese aveva ad esempio bollato il documento come non scientifico.

Il professor Johan Giesecke – uno dei maggiori epidemiologi del mondo, consulente del Governo Svedese, è lui che ha scelto Anders Tegnell attualmente a capo della strategia svedese-, primo capo scienziato del Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, consigliere del direttore generale dell’OMS- si è così espresso, come riporta il fotogiornalista e reporter Giorgio Bianchi:

Il Governo Svedese ha deciso all’inizio di gennaio che i provvedimenti che avrebbe adottato contro la pandemia sarebbero dovuti essere basati su prove. Quando iniziammo a guardare le misure che venivano prese dai diversi paesi, scoprimmo che pochissime di queste si fondavano su uno straccio di evidenza…Le chiusure delle frontiere, le chiusure scolastiche, il distanziamento sociale: non c’è alcuna scienza dietro la maggior parte di questi provvedimenti. “Il documento [dell’Imperial College] non è mai stato pubblicato scientificamente. Non è stato sottoposto a peer review (confronto tra pari ndr) come un documento scientifico dovrebbe essere. È solo un rapporto dipartimentale interno per l’Imperial. Ed è affascinante. Non credo che nessun altro sforzo scientifico abbia fatto una simile impressione sul mondo, come quella carta piuttosto discutibile“. FONTE

Critiche pesanti ed approfondite sono state fatte anche in India. Lo studio, riportato da Sanjeev Sabhlok è reperibile sul Times of India. Il documento afferma che, con interventi molto meno invasivi si sarebbero potuti ottenere gli stessi risultati, senza il lockdown severo. Non solo si esprimono dubbi sulla metodologia alla base del Report inglese, ma si sottolinea la “necessità per le democrazie di rafforzare la loro capacità di pensiero critico creando un’istituzione Black Hat indipendente il cui scopo sarebbe mettere in discussione qualsiasi fondamento tecnico (matematico) delle decisioni del governo”. L’analisi dell’Imperial College, per gli studiosi indiani, sarebbe un’analisi unilaterale che, tra l’altro, non avrebbe considerato la variabile costi: i danni collaterali.

Già a luglio 2020, gli epidemiologi di Oxford avevano dichiarato che la strategia suppression non era praticabile. THE POST

Tipologia, natura, durata dei lockdown adottati su scala mondiale, sono descritti in questo documento. Il Governo inglese, il Governo US sapevano quindi fin da marzo che le misure di lockdown severo sarebbero durate molti mesi, se non anni.

E il Governo Italiano?

CURIOSITÀ

1 ottobre 2020, il Ministro Speranza dichiara: <<Dobbiamo resistere con il coltello tra i denti in questi sette-otto mesi e mentre resistiamo dobbiamo avere lo sguardo lungo e costruire la società del futuro>>. Nes Anagni (Frosinone), 01 OTT 2020 11:59 

Ad ottobre 2020 il Ministro Speranza sapeva già che i lockdown sarebbero durati almeno fino a maggio-giugno 2021, prima che i relativi Dpcm fossero emanati?

Covid, Speranza: «Resistere con il coltello fra i denti per 7-8 mesi»

Nel Dpcm del 30 luglio 2020si legge:

  • 6. Al fine di garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato  di emergenza epidemiologica dal COVID-19,  la  piena  continuità nella gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, alla legge 3 agosto  2007,  n.  124,  sono  apportate  le seguenti modificazioni: a) all’articolo 4, comma 5, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»; b) all’articolo 6, comma 7, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni»;  c) all’articolo 7, comma 7, secondo periodo, le parole: «per  una sola  volta»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «con   successivi provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro anni».

La legge 3 agosto  2007,  n.  124, nell’articolo 4, comma 5, riguarda la nomina della direzione generale del DIS, nell’articolo 6, comma 7, la nomina del direttore dell’AISE, l’articolo 7, comma 7, riguarda il direttore dell’AISI.

La notizia finì su siti di bufale con l’argomentazione che trattasse del prolungamento di quattro anni dello stato d’emergenza. Il punto in questione riguarda invece il prolungamento da quattro a otto anni, della nomina di importanti figure chiave: l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS). È lo stesso Decreto a mettere in relazione il provvedimento con l’attuale stato di emergenza epidemiologica dal COVID-19.

Ad ogni modo, negli ambienti di ricerca vicini a OMS, circolavano fin da subito studi e articoli sulla durata dell’emergenza fino al 2024/2025. La stampa internazionale ed economica, con eco su quella italiana, parlava da subito di nuova normalità.

Su Science, ad esempio, a maggo 2020 troviamo pubblicato studio della Harvard T.H. Chan School of Public Health:  Projecting the transmission dynamics of SARS-CoV-2 through the postpandemic period, distanziamento sociale fino al 2022, ondate fino al 2025.


NOTE

[1] <<The new strategy has come following the publication of a government-commissioned report from Imperial College Londons’s COVID-19 Response Team, wich models different strategies and outcomes, focusing in partcular on the UK and the US>>. (Jemima Kelly, Financial Times 17 marzo 2020)

[2] Neil M Ferguson, Daniel Laydon, Gemma Nedjati-Gilani, Natsuko Imai, Kylie Ainslie, Marc Baguelin, Sangeeta Bhatia, Adhiratha Boonyasiri, Zulma Cucunubá, Gina Cuomo-Dannenburg, Amy Dighe, Ilaria Dorigatti, Han Fu, Katy Gaythorpe, Will Green, Arran Hamlet, Wes Hinsley, Lucy C Okell, Sabine van Elsland, Hayley Thompson, Robert Verity, Erik Volz, Haowei Wang, Yuanrong Wang, Patrick GT Walker, Caroline Walters, Peter Winskill, Charles Whittaker, Christl A Donnelly, Steven Riley, Azra C Ghani.

[3] <<The global impact of COVID-19 has been profound, and the public health threat it represents is the most serious seen in a respiratory virus since the 1918 H1N1 influenza pandemic>>/<<L’impatto globale del COVID-19 è stato profondo e la minaccia per la salute pubblica che rappresenta è la più grave osservata in un virus respiratorio dalla pandemia da virus, H1N1 del 1918>> (Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand, Sommario, pag.1 di 20).

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

I responsabili, Giovanna

Di ALBERTO CONTRI

Durante una recente puntata di Tg3-Linea Notte, Giovanna Botteri è sbottata con insolita veemenza, invocando una sorta di Norimberga per i responsabili dei “500 morti quotidiani a causa del Covid 19”, alludendo ai responsabili dei ritardi nella vaccinazione. Convinta, come tutto il Governo, in primis il Ministro Speranza, che il vaccino sia l’unica arma contro il virus.

Ascoltando il dibattito alla Camera dopo le più che prevedibili manifestazioni contro gli effetti del lockdown, si sentiva ripetere un solo mantra: l’urgenza di accelerare la vaccinazione per poter tornare alla normalità.

Tutti, Governo e Parlamento, sono in preda al fattore CT: quello che fa affrontare i problemi dalla coda invece che dalla testa. Si dà per scontato che la chiusura di ogni attività e la vaccinazione siano l’unico modo per non mandare la gente all’ospedale.

Ebbene, con molta fatica ma con sempre maggiore evidenza sta emergendo un’altra verità: non esiste un’unica arma contro il Covid 19, ma esiste – anzi esisteva fin dall’inizio della pandemia – una cura a domicilio che praticata entro i primi tre giorni dalla manifestazione dei primi sintomi evita con assai alte percentuali di successo il ricovero in ospedale e in terapia intensiva (quando ci vai, spesso è già troppo tardi). È a base di farmaci di uso assai comune (aspirina, antinfiammatorio, antibiotico, eparina e pure la tanto vituperata idrossiclorochina).

È più che necessario quindi farsi alcune domande.

Come mai gli organismi internazionali e nazionali hanno stabilito immediatamente che l’unica arma utile sarebbe stato un vaccino?

Come mai in Italia il Ministero della Sanità ha diffuso un protocollo che prescriveva come indicazione primaria, “paracetamolo e vigile attesa di diversi giorni”, giungendo pure a vietare l’uso dell’idrossiclorochina?

Quel protocollo oggi è smentito da una assai ampia casistica riportata da una rete sempre più ampia di medici di base e finalmente anche da una istituzione autorevole come l’Istituto Mario Negri, che inoltre sconsiglia vivamente il paracetamolo, ritenuto in grado di favorire l’infiammazione. Il Prof. Remuzzi, direttore scientifico dell’Istituto, sostiene poi (insieme a John P. Joannidis, Stanford University che i lockdown sono soltanto dannosi e che si può fare meglio con molto meno.

Come riferisce la giornalista specializzata Serena Romano nel suo Diario della pandemia lo studio che condannava l’idrossiclorochina, pubblicato su Lancet, è stato poi ritirato perché considerato inaffidabile (riferiva infatti di problemi causati da dosi molte volte superiori a quelle normalmente somministrate!).

Ma il problema vero non è l’idrossiclorochina: lo è una ostinazione degna di miglior causa nel chiudere le attività di ogni genere a causa dell’alto numero di contagi, ricoveri, saturazione delle terapie intensive, decessi. Numeri che sarebbero molto più bassi se i medici di base applicassero il protocollo del Mario Negri (naturalmente con la prontezza e sollecitudine consigliate) e quelli, analoghi delle diverse reti di medici che si stanno connettendo tra loro in numero sempre maggiore.

L’Aifa e illustri clinici obiettano che non ci sono ancora studi sufficienti in merito, ma francamente è una obiezione perlomeno curiosa, che non pochi giudicano viziata dall’influenza sulla comunità scientifica della lobby di Big Pharma. Perché, vista l’emergenza della pandemia, sono stati autorizzati dei vaccini creati in pochi mesi, quando per ammissione del presidente della Pfizer, il tempo minimo necessario è di almeno quattro anni? In molti affermano che ce ne vogliono almeno dieci.

Il Premio Nobel Montagnier, subito aggredito dalla solita lobby, ha dichiarato che degli effetti a lungo termine dei nuovi vaccini non si sa assolutamente nulla, mentre è pure ipotizzabile che il loro meccanismo di azione potrebbe far sviluppare dei tumori. Eppure sono stati approvati e presentati come l’unica arma possibile contro il Covid 19. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti collaterali anche mortali provocati dal vaccino di AstraZeneca, ora addirittura sospeso in alcuni paesi o vietato agli under 55. La scienza ufficiale sostiene che si tratta di casi rarissimi e che i benefici superano comunque i rischi.

Dato che esistono dei metodi di cura sempre più sperimentati sul campo, perché le Istituzioni della Sanità preferiscono far correre ai cittadini dei rischi a breve e a lungo termine invece di prendere anche in considerazione l’impiego di cure che hanno dimostrato di avere una percentuale di successo superiore a quella dell’efficacia dichiarata dei vaccini? L’elenco delle reti di medici di base che applicano queste cure è molto lungo, non siamo quindi di fronte ad un solitario Di Bella, ma ad un sapere medico diffuso che la scienza ufficiale si ostina ad osteggiare. Qual è il motivo?

C’è poi un altro interrogativo che inquieta non poco.

Come mai sia i media mainstream che i social network considerano complottista chiunque osi sollevare qualche dubbio sui vaccini, o condivida video e articoli di scienziati che hanno un H-index di svariate volte più alto di quello dei membri del Cts e dei virologi nostrani più gettonati?

È inaccettabile, ad esempio, che Facebook si arroghi il diritto di cancellare post sui vaccini, o di accompagnarli con l’invito a consultare una pagina e un sito che smentisce le fake news ad opera di debunker “indipendenti” che, ad esempio, sbertucciano il dr. Vanden Bossche, (già coordinatore del programma Ebola della Bill Gates Foundation) perché prima di prendersi un dottorato in virologia si era laureato in veterinaria. Perché non dice lo stesso allora di Ilaria Capua, anche lei veterinaria, che inoltre non ha la stessa esperienza sul campo di Vanden Bossche?

Dando poi un’occhiata alla voce about del sito in questione, Lead Stories, si scopre che vive dei grant di Facebook, Google, oltre che di un paio di due note società che ottimizzano la pubblicità digitale (MGID inc. e ADsupply).  Ce n’è abbastanza per dire: Honni soit qui mal y pense

Meglio lasciar perdere poi i dubbi sulle origini del virus, vista la sceneggiata delle ispezioni a Wuhan i cui risultati non sono stati digeriti nemmeno dal direttore dell’OMS, notoriamente filo-cinese.  Meglio lasciar perdere i dubbi avanzati da autorevoli ricercatori sulla possibile sintesi in laboratorio del virus, e anche quelli di una sua eventuale diffusione dolosa. Meglio lasciar perdere gli intrecci tra il più ricco Fondo di Investimento del mondo (Black Rock) e le aziende produttrici di vaccini, anche se riportati Il Sole 24 Ore. Possiamo lasciar perdere tutto, nel momento di una grande emergenza, per non essere arruolati tra i pericolosi no-vax.

Ma non possiamo accettare che il Governo affronti il problema della pandemia dalla coda invece che dalla testa, procedendo nella sistematica distruzione dell’economia del paese “finché i numeri dei ricoveri e dei morti non diminuirà”, numeri che potrebbero essere molto ma molto più bassi se, insieme alla vaccinazione, si consigliassero le cure che hanno dimostrato sul campo di guarire i pazienti a casa. L’emergenza impedisce di validarle con studi di lungo periodo: ma è proprio quello che è stato fatto per i vaccini. Perché allora due pesi e due misure?

Giovanna Botteri adesso sa chi sono i responsabili: coloro che hanno ostinatamente ignorato le opportunità delle cure domiciliari precoci, e hanno diffuso protocolli sbagliati, consigliando addirittura un farmaco dannoso. E sulla base del fattore CT hanno affollato gli ospedali e le terapie intensive, mandando inoltre in rovina l’Italia.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Memoria Negata. Crescere in un Centro di Raccolta Profughi per Esuli Giuliano-Dalmati

di REDAZIONE

Un momento drammatico della Storia italiana.

Frammenti di identità, di cultura e di umanità negata, non solo nel suo essere stata ma addirittura nel diritto legittimo di rientrare nella Storia tramandata. Sono le vicende dei profughi Giuliano-Dalmati.

Il Centro Studi Femininum Ingenium affronta la vicenda dalla prospettiva femminile ed è lieto d’invitare i lettori a partecipare all’evento dedicato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2021.

L’Esodo e le Donne ripercorrerà le vicende attraverso l’interessante e toccante conversazione con l’autrice Marisa Brugna che presentarà il suo libro Memoria Negata. Crescere in un Centro di Raccolta Profughi per Esuli Giuliano-Dalmati, edito da Condaghes nel 2015.

L’incontro è aperto a tutti e si svolgerà online, mercoledì 17 Febbraio alle ore 18.00 su piattaforma Zoom.

PER PARTECIPARE

L’evento si svolgerà via Zoom e la partecipazione è libera. Pagina web http://www.feminunumingenium.it.

Per iscriversi scrivere a eventi.CSFI@gmail.com entro le 18.00 del giorno prima.

Presepe, Tradizione, Verità

di ROBERTA FIDANZIA

La tradizione cattolica italiana è profondamente legata alla rappresentazione della Natività.

Storicamente la prima composizione di cui si ha notizia pubblica è quella riportata nelle fonti francescane. L’intenzione di Francesco era quella di organizzare una “sacra rappresentazione corale che trasformasse in attore anche il pubblico accorso ad assistervi[1].

Tutte le persone potevano così partecipare veramente e sentitamente all’evento più importante per i cristiani: la nascita di Cristo.

Nell’idea di Francesco era viva l’intenzione di rappresentare la Natività come essa era realmente avvenuta, con i disagi e le difficoltà che Maria e Giuseppe avevano dovuto affrontare e che il piccolo Gesù si era trovato a vivere. Egli era un bambino – il Dio fatto uomo, il più umile degli uomini – che per questa ragione subiva tutte le difficoltà che la vita gli presentava, fin dal primo istante.

Importante risulta notare che nella sua ricostruzione Francesco si basa anche sul racconto dei Vangeli apocrifi. I Vangeli tradizionali, infatti, non accennano al bue o all’asinello, mentre quelli apocrifi riportano con dovizia questi ed altri dettagli. Francesco recupera queste immagini, consapevole, forse, proprio del loro valore umano e popolare.

Con la rappresentazione viva del Presepe la gente, la folla, avrebbe avuto di fronte a sé i brani del Vangelo. Tutti avrebbero potuto vivere la natività di Cristo, immedesimandosi nei personaggi ed avendo un contatto più vicino e diretto con il miracolo della Natività. Ciascuno avrebbe potuto osservare, sentire, percepire, introiettare la luce della Verità.

Il significato intimo del Presepe è più volte evidenziato nelle fonti francescane, sia come strumento di obbedienza a Dio e alla Chiesa, sia come strumento di elevazione nella povertà. Dalle parole di vari biografi e nei brani di teologi francescani risulta chiara l’importanza della rappresentazione del Presepe. Ad esempio nella Cronaca delle sette tribolazioni di Angelo Clareno [2] a proposito dell’amore di Cristo e della povertà si legge: “Egli poi, a quelli che sentiva perfetti nell’amore di Cristo, apriva i secreti del suo cuore, ricevuti direttamente da Cristo e insegnava che l’amore e l’osservanza fedele e piena della povertà e dell’umiltà di Cristo è il fondamento, la sostanza e la radice della vita evangelica e della Regola a lui rivelata da Cristo: quella povertà ed umiltà che Cristo, il Figlio di Dio, consacrò: egli che è nato in una grotta da madre povera, che è stato deposto nel presepio, involto in pannicelli, perché non c’era posto per lui nell’albergo; e poi circonciso e offerto, e fuggì in Egitto e poi ritornando abitò a Nazaret, mendicando per tre giorni, e poi digiunò, predicò, morì, fu sepolto in un sepolcro altrui e risorse da morte. Questa, diceva, è radice dell’obbedienza, madre della rinuncia, morte del compiacimento di sé e dell’avidità e dell’avarizia, obbedienza della fede, costruzione della speranza, dimostrazione dell’umiltà, prova e genitrice della pace di Dio, che supera ogni senso”.

Non è un caso che l’immagine del Dio che si fa bambino è stata ripresa da molte correnti filosofiche, tra cui anche quella laica del Radicalismo Francese della prima metà del 1900, di cui uno dei massimi esponenti è sicuramente Emile August Chartier, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Alain, che recupera questa immagine del Dio-Bambino, Enfant-Dieux, quindi di un Dio che si fa uomo, e nella sua assunzione della natura umana delicata, disarmata, fragile, esposta, si priva di quell’immagine caratteristica di potenza. È la stessa suggestione che colpisce la filosofa Simone Weil: l’infinita tenerezza di Dio, che s’incarna Bambino, prendendo su di sé la natura umana, con tutti i suoi limiti, la sua debolezza e la sua finitezza.

L’importanza della rappresentazione sta tutta in questo: riflettere la Verità della Natività, essere specchio dell’Incarnazione, raffigurare l’umanità del Dio Bambino, del Dio fatto completamente uomo, nato da donna.

Tornando al senso profondo del presepe francescano, ne L’Albero della vita [3] di Ubertino da Casale, ritorna ancora il motivo della povertà: “Essa si strinse a te con tanta fedeltà che fin da quando eri nel seno della madre incominciò il suo ossequio, poiché, come si pensa, avesti il più piccolo tra i corpi animati. Quando uscisti dal grembo, t’accolse nel santo presepio in una stalla e, mentre vivevi nel mondo, talmente ti lasciò privo di tutto che ti fece mancare anche un luogo ove posare il capo”.

Inoltre, anche negli Scritti di Chiara d’Assisi compare evidente l’insegnamento di Francesco ad amare la povertà: “E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio, e della sua santissima Madre, ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili” e ancora: “Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato in una mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la beata povertà, le fatiche e pene senza numero ch’Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a meditare: O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio; e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima mia”.

E’ certamente molto suggestivo leggere direttamente dalle Fonti francescane la testimonianza di questa esperienza tangibile, realistica e veritiera della Natività.

Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, Il Presepe di Greccio

“La sua aspirazione più alta, il suo desiderio dominante, la sua volontà più ferma era di osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di imitare fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo. Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita ancora migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quello della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: “Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhio del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello”. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposta dal Santo.

E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per illuminare quella notte, nella quale s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Arriva alla fine Francesco: vede che tutto è predisposto secondo il suo desiderio, ed è raggiante di letizia. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello. In quella scena commovente risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Greccio è divenuto come una nuova Betlemme.

Questa notte è chiara come pieno giorno e dolce agli uomini e agli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al nuovo mistero. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signori, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima. Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, poiché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desideri di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava il “Bambino di Betlemme”, e quel nome “Betlemme” lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva “Bambino di Betlemme” o “Gesù”, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole. Vi si manifestano con abbondanza i doni dell’Onnipotente, e uno dei presenti, uomo virtuoso, ha una mirabile visione. Gli sembra che il Bambinello giaccia privo di vita nella mangiatoia, e Francesco gli si avvicina e lo desta da quella specie di sonno profondo. Né la visione prodigiosa discordava dai fatti, perché per i meriti del Santo, il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e il ricordo di lui rimaneva impresso profondamente nella loro memoria.

Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia. Il fieno che era stato collocato nella mangiatoia fu conservato, perché per mezzo di esso il Signore guarisse nella sua misericordia giumenti e altri animali. E davvero colpiti da diverse malattie, mangiando di quel fieno furono da esse liberati. Anzi, anche alcune donne che, durante un parto faticoso e doloroso, si posero addosso un poco di quel fieno, hanno felicemente partorito. Alla stessa maniera numerosi uomini e donne hanno ritrovato la salute. Oggi quel luogo è stato consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di San Francesco, affinché la dove un tempo gli animali hanno mangiato il fieno, ora gli uomini possano mangiare, come nutrimento dell’anima e santificazione del corpo, la carne dell’Agnello immacolato e incontaminato, Gesù Cristo nostro Signore, che con amore infinito ha donato se stesso per noi. Egli con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna eternamente glorificato nei secoli dei secoli. Amen”.

NOTE

Immagine: L’Adorazione dei Magi, Leonardo da Vinci


[1] Chiara Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Einaudi, Torino 1995.

[2] Angelo Clareno, Liber chronicarum sive tribulationum ordinis Minorum, a cura di Felice Accrocca, traduzione di Marino Bigaroni e Giovanni Boccali, Assisi, Porziuncola, 1999.

[3] Ubertino da Casale, L’albero della vita crocifissa di Gesù, Le vie della Cristianità, 2017.

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Roberta Fidanzia, è Dottore di Ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia politica presso l’Università Sapienza di Roma, ove ha collaborato per anni svolgendo anche attività di ricerca e docenza. È Diplomata in Storia e Storiografia multimediale, Università Roma Tre.  È Direttore di Storiadelmondo, Direttore editoriale di Femininum Ingenium. Collana di Studi sul genio femminile, co-Direttore della Collana Voci della Politica e co-Direttore di Christianitas.  E’ Presidente del Centro Studi Femininum Ingenium.

Natale al femminile. Webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

di FEMININUM INGENIUM

In attesa del Santo Natale, il CSFI propone un ciclo di incontri online con tre brillanti studiose italiane: Ilaria Pagani, Storica dell’arte e Vice Direttore di Studi sull’Oriente Cristiano; Raffaella Leproni, Professore aggregato di Lingua e Traduzione Inglese dell’Università di Roma Tre; Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Tre appuntamenti per tre mercoledì, a partire dal 9 fino al 23 dicembre, per offrire qualche nuovo e interessante spunto di riflessione, attraverso piacevoli conversazioni, e per accogliere con nuova luce un antico e rinnovato miracolo attraverso l’originalità dello sguardo femminile.

WEBINAR: Il Natale e le Donne. Uno sguardo femminile sul miracolo della Natività.

Il primo webinar, che si svolgerà il 9 dicembre in occasione della presentazione del libro di Ilaria Pagani, Baldovino IV di Gerusalemme. Il re lebbroso, Graphe.it Edizioni, 2020, avrà come tema il ruolo delle donne nella costruzione del Regno di Gerusalemme e dei potentati di Oltremare.

Nell’epoca della Crociata come pellegrinaggio armato, sullo sfondo della cultura e dei valori del XII secolo, si staglia la figura di Baldovino IV, giovane re di Gerusalemme che, pur affetto da una devastante malattia come la lebbra, difese le terre conquistate dai cristiani affrontando le armate del suo grande rivale Saladino.

Figlio di Amalrico di Gerusalemme e di Agnese di Courtenay, Baldovino salì al trono ad appena tredici anni nel 1174 per decisione della corte, accettato come sovrano dai capi crociati che lo ritenevano debole a causa lebbra che già lo affliggeva. Un re che non sarebbe dovuto durare e che non avrebbe dovuto avere alcun peso nella feroce guerra tra le fazioni politiche per il controllo della Terrasanta. La storia di Baldovino IV fu invece sorprendente: un giovane cavaliere crociato che vide la sua giovinezza e la sua forza divorate dalla lebbra e che tuttavia mai si arrese al male, che prese su di sé come una croce da portare in battaglia. Invece di chiudersi nella difesa di Gerusalemme, Baldovino decise di attaccare, invece di essere docile strumento nelle mani di duchi e di conti, tenne loro testa; malato e ormai in punto di morte guidò personalmente il suo esercito nella battaglia di Mongisard. Vinse issando la reliquia della Vera Croce e mostrando i segni del suo male. Il re lebbroso si spense nel 1185 a soli ventiquattro anni e riposa nel Santo Sepolcro di Gerusalemme.

In questo mondo di cavalieri, di armi e di amori, un ruolo fondamentale è ricoperto dalle dame. Prenderanno quindi vita, in un carosello di figure femminili affascinanti e di grande rilievo storico, le figure delle principesse armene, delle quattro figlie del re, Melisenda, le principesse bizantine, Agnese di Courtenay, Sibilla sorella di re Baldovino IV, Caterina Cornaro e Carlotta di Lusignano.

ISCRIZIONI

I webinar saranno trasmessi su piattaforma Zoom. Per iscriversi occorre inviare una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com entro le ore 18.00 del giorno precedente la conferenza online. È possibile seguire le attività del Centro Studi Femininum Ingenium mettendo un like alla pagina FB e attraverso il sito web. L’intero webinar sarà pubblicato in modo integrale sul canale YT del CSFI, che vi invitiamo a seguire e sottoscrivere.

Machinarium

di EUGENIA MASSARI

 

Bene, la soluzione si chiama Passaporto sanitario integrato al vaccino anti-Covid. Chi non potrà esibire il documento non dovrà essere autorizzato a: fruire dei mezzi di trasporto (bus –treni –navi –aerei); accedere ai pubblici esercizi (bar-ristoranti-discoteche-negozi); accedere all’interno di teatri, musei, stadi e centri commerciali; Frequentare luoghi pubblici con rilevante presenza di soggetti a rischio come scuole e ospedali

(Davide Faraone, PD)

L’esclusione della comunità ebraica dalla società tedesca d’inizio ‘900 non avvenne da un giorno all’altro. Fu attuata con passi graduali.

All’inizio fu il grande pericolo.

Un grande pericolo minacciava la Germania – nuovamente sull’orlo del precipizio-. La politica vedeva nella comunità ebraica un nemico interno. Cominciò dunque a responsabilizzarla per la situazione in cui il Paese versava. Non il potere, ma una parte di popolazione aveva la responsabilità del disastro economico e militare da cui la Germania a stento si tirava fuori.

La responsabilità era dapprima morale. Seguì una fase di decostruzione informale del Diritto Civile. Se non sancito dalla legislazione, cominciava tuttavia ad essere consentito di eludere i diritti senza che la giustizia prendesse nessun provvedimento. 

Era possibile deridere, insultare, calunniare una parte di cittadinanza. Era consentito identificare questa parte di cittadinanza in un’unica fazione. I dissidenti erano una minoranza eppure la maggioranza, che controllava ormai tutte le strutture decisionali, se ne sentiva minacciata.  I cittadini rientranti nella categoria designata erano ormai portatori di un pericolo nella vita quotidiana: il potere aveva delegato al cittadino il compito di esercitare una pressione sociale su questa parte della cittadinanza.

E venne il giorno.

All’individuazione del nemico pubblico interno, allo sgretolamento della società civile, all’esclusione di una parte di cittadinanza dal godimento della comunità e dal dibattito politico, insomma alla consuetudine, seguì il Diritto [1].

Un Diritto Nuovo e aberrante, scritto dall’Uomo Nuovo che ribaltava e modificava i diritti naturali, piegandoli alla volontà del potere. Che era anche una volontà di potere.

A una parte di popolazione fu fatto divieto di accedere alle scuole. A una parte di popolazione fu fatto divieto di lavorare. A una parte di popolazione fu espropriato gradualmente tutto – incluse attività, botteghe, negozi -. Una parte di popolazione fu tenuta ad identificarsi. Una parte di popolazione fu tenuta a rispondere alle autorità di ogni spostamento. Una parte di popolazione fu tenuta a non lasciare le zone di confinamento.

Andò come andò.

Come sempre andrà, ogni qual volta l’Esecutivo – le forze economiche ed umane, le somme di interessi specifici che lo guidano – sarà reso totalmente libero di non rendere conto dei Diritti Umani. Non importa quale sia il motivo, l’emergenza, il grande pericolo da fronteggiare.

Quando questi meccanismi sono innescati, si muovono con una vita propria.

Sono ingenerati indotti economici cui i singoli si piegano o all’interno dei quali si arricchiscono. Figure che a condizioni normali occupano ruoli non in vista nella comunità o esercitano mestieri stressanti, hanno l’occasione di uscire dall’ordinario ed emergere nell’eccezionalità dell’evento, trascinati dal machinarium, pronti a servirlo, finalmente potendovisi associare e identificare.

Quando il potere comincia a schiacciare, veramente necessari sono solo i gangli del machinarium schiacciante. La produzione di beni di sopravvivenza, l’industria pesante e la grande produzione, gli apparati militari, gli apparati della burocrazia nel limite contenuto dello stretto necessario. Schiavizzati gli agricoltori, eliminato l’artigianato, limitati i culti. Teatri, letteratura, musica resi belletti del mortaio.

Tutte le dittature sono sempre state la dittatura dei gangli.

Tanto più desertificatrici, quanto più affondate nelle radici della mediocrità.

Odi privati, stadi spirituali inevoluti, malvagità, sadismo, narcisismo.

Il machinarium richiama dal fosso la folla delle malimpressioni.

Così, venuto meno il velo dell’apparente similitudine, caduto a terra l’abito di carne, emerge – sconvolgente – il segreto del Numero.

Su mille, uno.

È la natura umana, baby.

PER APPROFONDIRE

L’Olocausto iniziò con l’esclusione degli ebrei dal mondo del lavoro – Una storia vera, di Giulia Morpurgo 28 gennaio 2020

Le tappe della Shoah. Emigrazione, ghettizzazione e sterminio, Giovanni de Martis

Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

NOTE

[1]  <<La prima serie di leggi, emanata tra il 1933 e il 1934, puntava soprattutto a limitare la partecipazione degli Ebrei alla vita pubblica in Germania. La prima disposizione a ridurre in modo significativo i diritti dei cittadini ebrei fu la “Legge per la Restaurazione del Servizio Civile Professionale”, varata il 7 aprile 1933, secondo la quale funzionari e impiegati pubblici ebrei – insieme a quelli giudicati “politicamente inaffidabili” – dovevano venire esclusi dalle cariche e dalle funzioni pubbliche. Il nuovo Codice della Pubblica Amministrazione costituì la prima formulazione, da parte delle autorità tedesche, di quello che sarebbe poi diventato il cosiddetto Paragrafo Ariano, un regolamento studiato apposta per escludere gli Ebrei (e per estensione spesso anche altri gruppi “non ariani”) dalla maggior parte delle organizzazioni, da molte professioni e da altri aspetti della vita pubblica. Nell’aprile del 1933, la legge tedesca limitò il numero di studenti ebrei che potevano frequentare le scuole e le università. Nel corso dello stesso mese, altre leggi ridussero fortemente le “attività ebraiche” nella professione medica e in quella legale. Leggi e decreti successivi limitarono il rimborso ai medici ebrei da parte delle assicurazioni sanitarie costituite con fondi pubblici. La città di Berlino proibì agli avvocati ebrei e ai notai di lavorare su materie legali; il sindaco di Monaco, inoltre, vietò ai medici ebrei di curare pazienti non-ebrei e il Ministro dell’Interno bavarese negò agli studenti ebrei l’ammissione alla facoltà di medicina. A livello nazionale, il governo nazista revocò la licenza ai commercialisti ebrei; impose una quota, non superiore all’1.50%, di “non ariani” che potessero frequentare le scuole e le università pubbliche; licenziò gli impiegati civili ebrei dell’esercito e, all’inizio del 1934, proibì agli attori ebrei di esibirsi, a teatro come sullo schermo>>.

(Enciclopedia dell’Olocausto, United States Holocaust Memorial Museum, Washington)

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

La Torre di Babele. Marxismo, ateismo e “neo-umanesimo” visti con gli occhi di Dostoevskij

di REDAZIONE

 

Condividiamo questa profonda e colta riflessione di Alberto Strumia, sacerdote e teologo italiano.

Partendo dalla letteratura distopica – Benson, Orwell – e visionaria – Soloviev -, Strumia approfondisce lo sguardo di Dostoevskij sull’ateismo rivoluzionario, attraverso Lubac.

Portando alla luce come esso costituisca le basi delle ideologie contemporanee del transumanesimo e del neo-umanesimo.

Diffuse, a dire del sacerdote, anche nella Chiesa.

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La Torre di Balele

da ALBERTO STRUMIA

 

Immagino, o almeno spero, che non siano pochi, tra i lettori di questo blog, coloro che hanno letto libri divenuti famosi per il loro carattere predittivo, per non dire “propriamente profetico” – e addirittura “apocalittico” – dell’attuale situazione del mondo, e anche della Chiesa, come Il padrone del mondo  (del 1907) di R.H. Benson, o 1984 (del 1948-49) di G. OrwellIl racconto dell’Anticristo di V.S. Soloviev (del 1899).

Immagino, o almeno spero, che non siano pochi, tra i lettori di questo blog, coloro che hanno letto libri divenuti famosi per il loro carattere predittivo, per non dire “propriamente profetico“…

Meno noto è certamente un altro libro, più impegnativo per i suoi riferimenti filosofici e teologici oltre che letterari, tipici di uno studioso, ma non meno “profetico”, come Il dramma dell’umanesimo ateo di H. De Lubac (pubblicato nel 1945).

Sono libri che sembrano scritti per noi oggi.

Ne propongo qui un brano, tratto dal paragrafo intitolato “La Torre di Babele” nel quale l’autore segue la lettura “profetica” condotta da Dostoevskij nei suoi scritti, facendosi egli stesso in qualche modo profeta con lui.

Ne Il dramma dell’umanesimo ateo, De Lubac ci mostra la visione di Dostoevskij

Per alleggerirne la lettura, densa di elementi anche piuttosto “tecnici”, ho estratto dal testo, senza alterarle, quelle parti che mi sono sembrate ben leggibili e cariche di giudizi e indicazioni per i nostri giorni.

Ho inserito anche, in parentesi quadra, qualche mia breve annotazione per facilitare alcuni riferimenti agli accadimenti dei nostri anni.

Ecco il testo:

<<L’avventura che agli sguardi di tutti appare più attuale, è quella simboleggiata dalla Torre di Babele. Dostoevskij adatterà l’antico simbolo biblico per esprimere l’avventura socialista [oggi fusasi con quella “liberal laicista occidentale”, come Orwell aveva previsto nel suo 1984], da lui intesa in un senso particolare.

Socialismo, ateismo e la Torre di Babele, ovvero il mondo senza Dio

Per lui “il socialismo non è soltanto la questione operaia o quella del quarto stato, è anzitutto la questione dell’ateismo, della sua incarnazione contemporanea; è la questione della Torre di Babele, che si costruisce senza Dio, non per raggiungere i cieli dalla terra, ma per abbassare i cieli fino alla terra” (I fratelli Karamzov, I, 32).

Questa Torre di Babele, diciamolo subito, l’uomo non la può costruire da solo.

Se non sarà Dio ad aiutarlo, bisognerà che intervengano i demoni.

Essa sarà l’opera di veri demoni, e se questi da soli non ci riusciranno, allora altri, più realisti, si rivolgeranno segretamente al capo delle armate del male, a Satana.

“La Torre di Babele resterà senza dubbio incompiuta, come la prima, dice il Grande Inquisitore. Gli uomini verranno a trovarci dopo di avere penato degli anni per costruirla, e saremo noi a portarla a termine” [il satanismo in progressiva crescita, in forme criptate, come “gioco” e “sfida”, o esplicite, attraverso le sette, i film e internet, oggi ha raggiunto giovani, gente comune, capi di stato e potentati finanziari].

Dostoevskij ci propone due formule di socialismo ateo: l’una fa l’oggetto del romanzo I demoni; l’altra viene esposta dal Grande Inquisitore immaginato da Ivan in I Fratelli Karamazov.

Dostoevskij ci propone dunque due formule di socialismo ateo, tutte e due diaboliche: l’una fa l’oggetto del romanzo I demoni; l’altra viene esposta dal Grande Inquisitore immaginato da Ivan in I Fratelli Karamazov.

I demoni è una discesa nelle profondità più tenebrose dell’anima umana, e nello stesso tempo il gesto annunciatore in cui l’Europa leggerà il suo destino.

E quali profondità nella diagnosi!

Non ci si deve però ingannare.

Se egli si mostra feroce per i rivoluzionari, di cui scolpisce così bene i lineamenti, non mostra però di avere maggiore pietà per il mondo che questi fanno crollare; “meno di qualunque altro, ha scritto Berdiaev, egli si farebbe il difensore del vecchio mondo borghese; nello spirito, egli è rivoluzionario, ma vuole una rivoluzione con Dio e con Cristo” (Les sourses et les sens du communism russe116).

I demoni è una discesa nelle profondità più tenebrose dell’anima umana, e nello stesso tempo il gesto annunciatore in cui l’Europa leggerà il suo destino.

C’è qualche cosa nella sua anima che cospira perfino con quei demolitori da lui esecrati, e la visione apocalittica che sorge dinanzi a lui, non prende tutta la sua sostanza dagli orrori vissuti di cui si informa: essa procede pure dalle sue “disposizioni apocalittiche”.

I socialisti rivoluzionari sono gli eredi dei liberali che alla scuola dell’Occidente sono diventati atei. “Annientare Dio”, questo è il primo punto del loro programma, la prima parola d’ordine che essi diffondono con i loro fogli di propaganda. Poi tirano le conseguenze di questo ateismo: non contentandosi di una vaga fede nel progresso, essi intraprendono la costruzione di una umanità senza Dio. Sono logici. Ma dove li condurrà questa logica?

Distruggere la società, cacciare i sogni…

La prima fase del loro lavoro è distruttiva: distruzione della vecchia società, soprattutto distruzione di tutto quello che derivava dalla fede in Dio. Non solo il cielo viene vuotato, ma l’uomo viene sconsacrato. Più nulla in lui deve richiamare una origine trascendente ed un destino sacro. Bisogna cacciare tutti i sogni, ed allora sulla base della scienza, si potrà mettersi a costruire un nuovo edificio, si potrà organizzare il benessere della umanità.

Si tratta sempre della famosa Torre. Ma una volta che l’uomo si sia liberato di Dio, sarà poi libero di fatto? Quelli che vogliono procurare la sua felicità, capiscono molto presto che la dovranno procurare suo malgrado.

Tra i congiurati uno solo ha seriamente riflettuto al problema; uno solo ha concepito un piano completo per ciò che dovrà tener dietro alla rivoluzione. Il suo sistema è semplice ed egli lo riassume in questa formula: “partito dalla libertà illimitata, sono arrivato al dispotismo illimitato”.

Che si divida dunque la umanità in due parti. Un decimo avrà sugli altri nove decimi una autorità assoluta. Questa è la condizione necessaria per instaurare il Paradiso.

Senza dubbio, come gli viene suggerito, sarebbe ancor più logico di sterminare questi nove decimi; allora non resterebbe altro “che un pugno di gente istruita, che organizzandosi secondo i principi scientifici, vivrebbe felice per sempre”. Questa idea non ha che un difetto: è troppo difficile a mettersi in pratica.

Dostoevskij con questo intende suggerirci “che i sistemi sociali fuori delle basi cristiane, la sola sorgente capace di trasformare l’uomo, diventano fatalmente dei sistemi di violenza e di schiavitù”.

I fatti hanno forse mostrato che la sua convinzione non era arbitraria!

Ma egli pensava inoltre che l’esperienza non poteva essere spinta fino in fondo. Alla base della impresa, c’è ancora troppa utopia! Supponiamo infatti la vecchia società sia abolita e che incominci ad edificarsi la nuova: “ne risulterebbero tali tenebre, un tale caos, qualche cosa di grossolano, di così cieco ed inumano, che tutto l’edificio crollerebbe sotto le maledizioni della umanità, prima ancora che fosse finito di costruire” (Diario di uno scrittore,I, 348).

I fratelli KaramazovA questo punto entra in scena il Grande Inquisitore. Costui, l’uomo che suscita una fede frenetica nel gregge che disprezza e che ha il potere spaventoso di fare rinnegare Gesù da parte di quegli stessi che un’ora prima l’acclamavano, appartiene ad una famiglia spirituale ben diversa da quella dei nostri rivoluzionari.

Egli non ha mai dato ricetto nel suo cervello al minimo atomo di utopia; non incomincia col sognare “liberazioni”. Volendo lui pure il bene dell’umanità, egli ne conosce fin da principio le condizioni; ne pone nettamente l’antitesi: libertà o felicità.

Per essere felici, sono totalmente alienati

[…] Il sistema del Grande Inquisitore non si arresta alla costrizione esterna ma asservisce le anime. In grazia sua gli uomini trovano “un depositario della loro coscienza”.

La “grave preoccupazione di scegliere” è loro ormai risparmiata; non hanno più né da pensare, né da volere. Neppure in faccia alla morte, avranno la rivelazione del loro destino: è prevista la loro eutanasia spirituale [oltre  a quella del corpo].

Per essere felici, essi sono totalmente alienati. Ora la Torre può essere eretta; le fondamenta sono solide. L’Inquisitore ha scavato fino alle radici dell’essere, ed ha estirpato ogni germe perturbatore. Egli, senza nulla perdere della sua calma sovrana, ha fatto alleanza con Satana, “lo Spirito terribile ed intelligente, lo Spirito della negazione e del nulla, lo Spirito profondo, eterno, assoluto”. È il profeta del nulla, ed è ciò che costituisce la sua forza terribile. Egli solo può riuscire, perché egli solo ha l’audacia di affrontare Dio, come la sua vivente antitesi; cos’è infatti Dio se non un creatore di libertà? Egli solo ha dunque il diritto di dire al Cristo, quando questi vuole ancora venire ad immischiarsi nelle faccende di questo mondo: “Perché ci vieni a disturbare?”. Egli solo può proclamarsi l’Anti-Cristo.

Il pensiero dominante di Dostoevskij è che uccidendo Dio nell’uomo, si uccide con ciò stesso l’uomo. […]

Socialismo e superomismo

Il Grande Inquisitore con il partito che associa al suo segreto ed alla sua opera combina assieme il tipo del “socialista” e il tipo del superuomo, quali sono stati abbozzati negli altri romanzi; due volte ateo – cioè sempre contro Dio –, due volte, per conseguenza, contro l’uomo: negli altri ed in se stesso. Se questa figura è la più impressionante, è pure la più profetica tra tutte quelle che sono state generate dal genio di Dostoevskij. Poco importa lo scenario su cui l’ha collocata. Egli credeva veramente, noi lo sappiamo, che il “cattolicismo romano” avesse “venduto il Cristo in cambio del regno della terra” [il paragone con i nostri ultimi anni è raccapricciante, ma “inevitabile”!].

Ma quel socialismo del Grande Inquisitore non rassomiglia affatto a quello che la storia già gli mostrava nei suoi primi protagonisti, né a quello che aveva descritto ne I demoni, prendendo le mosse dai terroristi russi.

Oggi tutto questo è il “Nuovo ordine mondiale” massonico, il tanto predicato (nella politica come anche nella Chiesa) “nuovo umanesimo”…

È notevole il suo carattere positivista. Il Grande Inquisitore ed i suoi associati sembrano essere fratelli di quei “servitori della Umanità” sognati da Comte; “degni ambiziosi” che “si impadroniscono del mondo sociale non per diritto alcuno, ma per dovere evidente”, per poter organizzare l’“ordine finale” [oggi tutto questo è il “Nuovo ordine mondiale” massonico, è il tanto predicato (nella politica come anche nella Chiesa) “nuovo umanesimo”, è quello che vediamo accadere “intorno” e ormai anche “addosso” a noi].

Anche il potere che instaurano, si presenta come fosse anzitutto l’opera di una volontà di potenza.

Quelli che la realizzeranno sono una razza di Dominatori.

Ideologie sociali, neo-paganesimo, ambientalismo, panteismo

Per stabilire l’ordine nuovo, essi pensano dapprima al loro dominio: “Noi ci siamo dichiarati i dominatori della terra” [mediante l’ideologia: sociale, ecumenista, pagana, ambientalista, naturalista, panteista, ecc.]; bisogna che essi portino a termine la loro conquista: “noi raggiungeremo il nostro scopo, saremo Cesare, il nostro regno sarà deificato”; solamente in seguito essi si occuperanno dell’umanità che disprezzano ed ingannano: “Noi allora penseremo alla felicità universale”. Non annunciano essi forse il “tempo del disprezzo”? Ma profezia non è previsione; è anticipazione spirituale.

Questo profeta conviene leggerlo secondo lo spirito di ogni profezia, e, pur senza rinunciare alla speranza di trovarvi dei segni che ci aiuteranno a interpretare il nostro tempo, ricordarci che egli ci trasmette un genere di verità di cui nessuna realizzazione storica può esaurire il senso.

Secondo il Grande Inquisitore, l’umanità è tormentata da un bisogno di unione universale, e se tutti l’accolgono con riconoscenza, è perché tutti trovano in lui non solo un padrone, non soltanto un depositario della loro coscienza, ma ancora “un essere” che fornisce loro i mezzi di unirsi per non fare più che un grande formicaio. Dostoevskij sa che questo bisogno si trova di fatto nel cuore dell’uomo. Ma egli sa anche che il “formicaio”, il “grande formicaio uniforme” non lo soddisfa affatto.

Il fatto si è che non c’è unione degna di questo nome che tra persone, e non c’è persona senza libertà, come non c’è libertà senza Dio.

La legge di un mondo che rifiuta Dio è una legge di frazionamento e di isolamento completo, tanto più marcata quanto più stretta è la rete formata dai legami sociali

Le bestie del branco non sono unite affatto.

La legge di un mondo che rifiuta Dio è una legge di frazionamento e di isolamento completo, tanto più marcata quanto più stretta è la rete formata dai legami sociali. “In questo secolo tutti sono frazionati, ognuno si allontana dai suoi simili, ed allontana i suoi simili da sé; invece di affermare la loro personalità, tutti cadono in una solitudine completa”; così “gli sforzi degli uomini non sboccano che al suicidio totale”. “Questo isolamento terribile un giorno finirà certamente”, ma quel giorno sarà il giorno in cui il segno del Figlio dell’Uomo apparirà in cielo…

Al messianismo terrestre, Dostoevskij oppone dunque l’apocalisse cristiana; ai sogni di un paradiso collocato nell’avvenire umano, la speranza del Regno di Dio.

Conosciamo le interpretazioni di un troppo facile conservatorismo, che sul piano politico e sociale ha potuto accogliere un tale pensiero. Ma ora questo non ci interessa. Non sfuggiremo una verità per paura dei suoi abusi, o per diffidenza delle condizioni psicologiche che hanno potuto favorire il suo sbocciare. Così pure non si tratta qui di adesione, ma di intelligenza, e Dostoevskij non può essere compreso che in profondità.

Dostoevskij denuncia l’utopia socialista ancora sotto un altro aspetto.

Questa Torre di Babele, supposto che un giorno si innalzi, che alla fine essa offra una dimora abitabile, in nome di che cosa mi si può costringere oggi a seppellirmi nelle sue fondamenta? Ogni generazione vale come un’altra, e la città futura non potrebbe mai interessarmi, come invece mi interessa un Regno eterno…[…]

Ora è venuta “la bonaccia e gli uomini sono rimasti soli, come volevano: la grande idea di un tempo li ha lasciati; la grande sorgente di energia che finora li ha alimentati e riscaldati si è ritirata, ma ora è l’ultimo giorno dell’umanità. E tutto ad un tratto gli uomini hanno compreso che sono rimasti completamente soli, hanno sentito bruscamente un grande abbandono di orfani”. Divenuti orfani, che faranno essi se non serrarsi gli uni contro gli altri, prendersi le mani, sapendo ormai che essi sono tutto gli uni per gli altri? Con Dio, anche l’immortalità li ha abbandonati. E per questo “tutto quel grande eccesso di amore” che era orientato verso l’aldilà, troverà forse ora il suo oggetto sulla terra? Non lavoreranno essi tutti gli uni per gli altri, consolandosi a vicenda, ciascuno facendosi tutto a tutti?

Villaggi interi, città e nazioni intere ne erano contaminate e perdevano la ragione

In altra parte egli ha visto cosa diventano gli uomini orfani; ha visto un flagello inaudito abbattersi sull’Europa: “Certi esseri parassiti, esseri microscopici di una specie nuova [oggi abbiamo un virus cinese; e poi che cosa dobbiamo aspettarci? Un microchip che ci pilota nel pensare e nell’agire?], avevano fatta la loro comparsa, eleggendo il loro domicilio nel corpo delle persone. Ma questi animaletti erano spiriti dotati di intelligenza [artificiale?] e di volontà [di chi li ha fatti programmare in nome del potere?]. Gli individui che ne erano affetti, diventavano all’istante pazzi furiosi. Ma mai, mai gli uomini si erano tanto creduti così in possesso della verità quanto credevano di esserlo quegli afflitti.

Mai avevano tanto creduto alla infallibilità dei loro giudizi, delle loro conclusioni scientifiche, dei loro principi morali e religiosi.

Villaggi interi, città e nazioni intere ne erano contaminate e perdevano la ragione.

Tutti erano in angoscia, e non si comprendevano più gli uni gli altri [il relativismo è la nostra Torre di Babele. E quando la verità è ridotta a opinione essa non si impone più per la sua evidenza o la sua razionalità, ma viene imposta come ideologia in un “pensiero unico” da chi ha il potere del momento].

Ognuno credeva di possedere da solo la verità (la sua opinione) e di discernere ciò che era il bene ed il male.

Non si sapeva chi condannare, chi assolvere [in queste condizioni il peccato non è più una colpa personale, ma viene scaricato sulle “strutture”. Questo è il marxismo nascosto nelle nostre apparenti democrazie stataliste.

[Ma oggi, finalmente, non è più affatto nascosto, se non agli occhi degli ingenui, o dei suoi complici]. Gli uomini si uccidevano gli uni gli altri, sotto l’impeto di una collera assurda [sono i delitti di oggi, domestici come in strada, per futili motivi, efferati nei modi e nelle conseguenze, perché satanici nella loro origine]. Scoppiarono incendi, poi fu la fame… La pestilenza faceva strage e si propagava sempre più. In tutto il mondo soltanto alcuni potevano essere salvi: erano i puri e gli eletti, predestinati a rinnovare la terra; ma nessuno in nessun posto faceva attenzione a quegli uomini, nessuno ascoltava la loro voce” (Delitto e castigo, II, 557). [È un piccolo resto del popolo cristiano che, nascostamente, in piccoli gruppi, non senza l’intervento di Dio, salva la ragione e la fede]>>.

 

(H. De LubacIl dramma dell’umanesimo ateo, Morcelliana, Brescia 1979, pp. 259-268)

NOTE

L’articolo è leggibile per intero su Alberto Strumia e  Sabino Paciolla.

 

LINK E RISORSE

Il padrone del mondo, di Robert Hugh Benson – Fazi editore

1984, George Orwell – edizioni Mondadori

Il racconto dell’Anticristo, Vladimir Solov’ëv – Fazi editore

H. De LubacIl dramma dell’umanesimo ateo, Editrice Morcelliana

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Alberto Strumia è sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari.  www.albertostrumia.it