Quella campana chioccia e petulante sui vaccini

Conflitti di interesse, fondi di investimento, responsabilità per aver occultato e impedito le cure e altre amenità sul disastro in corso. Intervista a Alberto Contri

(Originariamente pubblicata su Affari Italiani.it, per gentile concessione di Affari Italiani e Alberto Contri)

Sui social network, il caso del momento è costituito da un post di solo testo. Niente Tik-Tok, niente video acchiappa-like, solo testo. Per di più su un network frequentato da professionisti come Linkedin, sul quale 20.000 visualizzazioni in tre giorni e centinaia di commenti per un post di testo costituiscono una eccezione davvero rilevante. C’è di mezzo il tema dei temi, i vaccini, e un professionista della comunicazione come Alberto Contri, da mezzo secolo ai vertici di multinazionali e di associazioni del settore (per 20 anni è stato anche presidente di Pubblicità Progresso), da tempo docente di comunicazione sociale in diverse università.

Prof. Contri, ma cosa ci combina? Si è messo alla testa dei No-Vax, adesso?

Questo è quello che dicono alcuni detrattori. Ma non è affatto vero. Ho sempre creduto nei vaccini ben sperimentati e ne conosco la storia. Ma è successo che ho cominciato ad osservare tutti gli accadimenti legati al SARS-CoV-2 partendo proprio dalla comunicazione, rilevando una serie di elementi che mi hanno fatto riflettere. 

Quali?

Sono rimasto colpito da una narrazione insistente intorno ad un termine usato in maniera non corretta. Alludo ai vaccini, che tali non sono, in quanto si tratta di terapie geniche sperimentali. 

Mentre il termine “vaccini” riporta alla mente di ognuno quelli fatti nell’infanzia e in altre occasioni, tutti a base di germi attenuati, uccisi, o loro componenti, con i quali vengono fatti paragoni del tutto impropri.

Mentre quelli anti-Covid seguono un procedimento del tutto diverso, interessante ma ancora sperimentale.

Ho rilevato poi sui mass media una informazione del tutto univoca, troppo simile ad una campana talmente chioccia e petulante da risultare stonata, e quindi sempre più sospetta. 

Palese il tentativo di delegittimare o ridicolizzare le poche voci dissonanti, mentre ad un gruppetto di virologi, di membri del Cts e del Ministro della Salute sono sempre state fatte delle classiche interviste “in ginocchio”, anche da giornalisti specializzati nell’informazione medica.

Ulteriore interesse hanno destato i cosiddetti siti “anti-bufale”, gestiti anche da incompetenti in medicina, sempre pronti a controbattere usando i comunicati stampa dei produttori dei vaccini ora in uso, e a smentire dati di criticità con ragionamenti fantasiosi. Se ci fosse ancora uno straccio di giornalismo di inchiesta, sarebbe interessante indagasse su chi li finanzia. Anche perché non è cosí difficile scoprirlo. 

Infine mi hanno profondamente stupito le affermazioni invero apodittiche come quelle del Presidente Mattarella e soprattutto del Premier Draghi, perché tutto quello che sta succedendo nei paesi con il più alto numero di vaccinati dimostra che sono scientificamente improponibili. E ora si stanno esponendo ad una figura perlomeno imbarazzante.

Questo per quanto riguarda la comunicazione.

I suoi detrattori la sfottono proprio in quanto docente di comunicazione, e non di materie scientifiche.

 Dovrebbe vedere il loro disappunto quando rivelo che per venti anni sono stato ai vertici del più grande network multinazionale specializzato nella comunicazione alla classe medica, lavorando gomito a gomito con tutte, ma proprio tutte, le aziende farmaceutiche internazionali e nazionali. Conoscendo a fondo le loro attività di ricerca e le loro modalità di lobby nei confronti della classe medica, dei media e della società. Ma quello che più conta è che, dovendo approfondire tematiche  di ogni genere per spiegarle ai medici, ho sviluppato un approccio interdisciplinare ed olistico alle varie branche della medicina, ben diversamente da quello dei virologi televisivi e degli esperti di statistica.

Ci parli del caso Linkedin

Ho postato un fondo di Sallusti, ora condirettore a Libero, che dopo l’approvazione definitiva da parte dell’FDA americana al vaccino Comirnaty della Pizer (senza attendere la conclusione del follow up pianificato per il 2023), si è letteralmente scatenato contro i preoccupati o renitenti verso questo tipo di vaccini, sostenendo che finalmente “la Scienza” aveva posto la parola fine a tutti i dubbi su efficacia e sicurezza, e che i non vaccinati sono degli sciagurati che mettono a rischio la salute della comunità. Ho rilevato che i suoi toni mi parevano eccessivi, proprio a fronte della crescita dei contagi nei paesi con il maggior numero di vaccinati, e ho notato che anche Libero si era aggiunto ad un coro praticamente unanime di stampa e tv che non ammette discussioni sulle criticità di farmaci che non sono affatto vaccini tradizionali, giova ripeterlo.

E cosa è successo?

Che in tre giorni questo post ha totalizzato 20.000 visualizzazioni, oltre un centinaio di commenti e, sorpresa delle sorprese, al 95% d’accordo con la mia posizione. Smentendo la vulgata che i critici di questa modalità di affrontare il Covid 19 appartengano ad una classe medio-bassa e ignorante, dato che su Linkedin si ritrovano soprattutto laureati, manager, professionisti, operatori assai qualificati. Molti dei quali in grado di leggere un lavoro o una tabella di dati pur non avendo un background medico-scientifico. 

La discussione è diventata particolarmente interessante, dato che giusto un giorno dopo l’intemerata di Sallusti con tutte le sue granitiche certezze, è intervenuto il British Medical Journal (una delle più autorevoli riviste scientifiche del mondo) che, ad opera del suo senior editor Peter Goshi ha criticato aspramente l’FDA per aver violato una serie di procedure sempre rispettate per altri vaccini e farmaci. Rilevando la costante crescita di effetti collaterali gravi, l’efficacia che si è ridotta già a sei mesi e anche meno, e il fatto che i vaccinati in molti casi risultano comunque contagiosi. Nel frattempo è stata pubblicata una intervista del dr. Malone (l’inventore della tecnica mRNA messaggero) molto dubbioso sul fatto che i vantaggi superino i rischi. Il colpo di grazia è stato dato da un autorevole professore di virologia di Harvard, Martin Kulldorf, che in una dettagliatissima intervista ha parlato senza mezzi termini di “fiasco” dell’intero approccio al Covid 19, smentendo senza mezzi termini l’efficacia dei lockdown e dei Green Pass.

È probabile che questo interesse si sia sviluppato perché in generale sui mass media le informazioni critiche non si trovano?

Sicuramente. Ma anche perché riguardo ad efficacia e sicurezza i soliti camici bianchi intervistati ovunque fanno affermazioni con tale certezza da sembrare convincenti, quando a volte sono palesemente false, e per forza di cose i dubbi cominciano a diffondersi. Nella trasmissione “In onda” su La 7, l’onnipresente prof. Bassetti ha tentato di smontare la vulgata secondo la quale i nuovi vaccini non sarebbero ancora in fase sperimentale. Secondo il garrulo professore, “non è vero che sono stati trovati in fretta come si dice, perché in realtà la tecnologia RNA messaggero la si sta studiando dal 1990, e inoltre si tratta di vaccini a tutti gli effetti assolutamente efficaci e sicuri”.

Ora, un conto è lo studio delle terapie geniche in generale, un conto è la oggettiva breve durata della sperimentazione degli attuali vaccini, dichiarata e ammessa in modo temporaneo e condizionato nelle stesse documentazioni di registrazione, a fronte della situazione di emergenza. 

La risposta a Bassetti in termini di sicurezza la troviamo in un seminario tenuto in Senato proprio su questo tema. Tra i vari relatori vale la pena di citare il prof. Frajese, endocrinologo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. Fra i tanti problemi evidenziati, ha segnalato che per la fretta non sono stati fatti gli studi sulle interazioni farmacocinetiche, né quelli di tossicocinetica, né di genotossicità, e – udite udite – di carcinogenicità, il che, parlando di vaccinare bambini e bambine, è davvero grave. Tanto più che in un annesso della documentazione Pfizer, si trova un lavoro da cui si apprende che nei ratti le proteine spike si distribuiscono in 48 ore in diversi organi, e in percentuale assai alta nelle ovaie” (qui il suo intero intervento). Recentemente il dr. Peter Schirmacher, uno dei più autorevoli patologi tedeschi, docente all’Università di Heidelberg, ha sostenuto che le morti causate dal vaccino sono ampiamente sottostimate, riportando una analisi su 40 autopsie in base alle quali i casi di morte correlata al vaccino sono risultati pari fino al 40%.

Lei ha criticato anche il prof Abrignani, che è pure  membro del Cts.

Non ho parole per definire quello che ha detto sulle pericarditi nei bambini, “che se capita si risolvono in breve tempo”. Il dr. Malone ha spiegato molto efficacemente che le pericarditi invece lasciano delle cicatrici che si possono far sentire più in là negli anni. Ma anche subito, come accaduto alla pallavolista Francesca Marcon, che a causa di una pericardite da vaccino non riesce più a giocare. È inaccettabile che un membro del Cts faccia simili affermazioni. 

Secondo lei come mai questi illustri cattedratici sono unanimi nel sostenere questa narrazione di efficacia e sicurezza in modo cosí convinto?

Ci sono sicuramente quelli in buona fede, ma anche quelli che hanno conflitti di interesse a causa di stretti rapporti con le case farmaceutiche. Ho letto che proprio il prof. Bassetti è stato pizzicato a sbianchettare dal curriculum la sua presenza nel Global Advisory Board di Pfizer. Ora, data la mia esperienza nel Network Medicus Intercon, non ci vedo nulla di male, in quanto le imprese farmaceutiche vivono in simbiosi con la medicina sul campo, hanno bisogno dei clinici disponibili a fare le sperimentazioni e tanto altro. Ma il limite è la coscienza professionale. Un conto è fornire consulenze sulla base della propria competenza, un conto è trasformarsi in propagandisti di farmaci non sufficientemente testati, che altri colleghi internazionali – di assai maggiore autorevolezza, inoltre – ritengono non cosí efficaci né sicuri. 

Secondo il sistema di rilevamento passivo VAERS americano, questo tipo di vaccini è stato associato con più morti di quelle associate con tutti i vaccini presi assieme nei precedenti 21 anni. Per non parlare delle reazioni avverse gravi (“severe”, in pratica temporaneamente inabilitanti nella prima settimana, ma talora piu a lungo), che il sistema di rilevazione attiva dei CDC, V-safe, riporta ad es. nella misura di oltre un giovane (16-25 anni) su quattro. Tornando a Bassetti, il fatto di aver cancellato quel dato è una ammissione di lampante conflitto di interessi. Ma lui compare dappertutto lo stesso.

Tra i temi dibattuti ci sono i farmaci alternativi o complementari ai vaccini e il famoso protocollo del Ministero “Paracetamolo e vigile attesa”.

Qui ci vuole una breve premessa: è oramai assodato che la sindrome da Covid 19 si divide in due fasi: la prima, quella infettiva, virenica, in cui febbre e infiammazione giocano ancora il ruolo difensivo assegnato loro dall’evoluzione, si fa strada nei primi giorni. La seconda, in cui si sviluppa la trombosi dei vasi polmonari e di altri distretti, è molto più difficile da curare, e può risultare letale per gli individui compromessi da altre patologie. La prima può essere bloccata nella gran parte dei casi grazie alle difese innate o con farmaci di uso molto comune, ce ne sono oramai una decina con ricerche scientifiche valide a sostegno, e che costano pochissimo.

Ci potrebbero dire EMA, OMS, Aifa, ISS, Cts, Ministero della Salute, perché si è ritenuto lecito approvare in via emergenziale nuovi tipi di vaccini che stanno dimostrando di avere diversi punti di contatto con “L’Apprendista stregone” di goethiana memoria, e non si consenta di applicare in via emergenziale terapie che stanno dando risultati sorprendentemente buoni (e validati) in diversi paesi del mondo? Se la pandemia è cosí grave, perché lasciare qualcosa di intentato che magari, come spesso avviene, potrebbe rivelarsi l’uovo di Colombo? Che esista, lo dimostra un grande metastudio pubblicato da Elsevier, la casa editrice di The Lancet, la più autorevole in campo scientifico, che illustra come le terapie precoci  azzerino il rischio di ospedalizzazione nelle case di cura per anziani, che sono notoriamente uno dei focolai più pericolosi.

Tutt’altro che il protocollo “paracetamolo e vigile attesa”…

Questo è un fatto che ha dell’incredibile. Nessuno è mai stato in grado di spiegare le sue basi scientifiche. In nessuna intervista nessun giornalista lo ha chiesto al Ministro Speranza (esiste anche il peccato di omissione, mi pare). Diversi ricercatori di tutto il mondo hanno oramai mostrato che il paracetamolo in questo caso svolge un ruolo negativo perché abbassa la febbre – che è una importante difesa iniziale contro l’infezione virale – e poi perché interferisce con il glutatione e con la sua potente azione antiossidante. Sempre più medici, che hanno una seria paura di esprimersi per paura di essere sanzionati o addirittura radiati, ritengono che somministrare paracetamolo e attendere sia una scelta molto grave. 

In realtà quando si parla dei molti morti per sostenere la vaccinazione di massa, si omette di dire che ce ne sarebbero meno se si applicassero le terapie domiciliari precoci. Il dr. Georg Fareed, una carriera nella P.A. americana e ad Harvard, sostiene che se si fossero applicate da subito le terapie domiciliari precoci, la mortalità complessiva sarebbe stata molto inferiore.

Su questa base, e con gli stessi argomenti del virologo di Harward Kulldorf, (anche se i media italiani non ci dicono nulla) l’avvocato tedesco Fuellmich sta coordinando una class action insieme a migliaia di avvocati e medici contro CDC, OMS e il Gruppo di Davos, e vari Ministeri della Salute per la violazione dei 10 principi di Norimberga.

Può sembrare fantascienza. 

Ma potrebbe anche non esserlo, visto che l’avv. Fuellmich è colui che ha messo in ginocchio la Volkswagen sulla faccenda del diesel-gate, e scoperchiato la corruzione nella Deutsche Bank. 

Quindi lei pensa ad un complotto ordito da Big Pharma?

No. Ritengo che le aziende farmaceutiche abbiano svolto negli anni un ruolo chiave per la salute dell’umanità. Osservo però che, venendo avanti nel tempo, nel loro azionariato le famiglie dei fondatori – che erano medici e ricercatori – sono state via via affiancate o sostituite dai grandi Fondi di investimento come ad esempio Black Rock, il cui spasmodico interesse per i risultati economici trimestrali è ben noto. Black Rock è presente in Pfizer, con i Fondi Vanguard e Wellington.  Insieme a Bank of America, Deutsche Bank, Morgan Stanley, JP Morgan. Che non sono esattamente degli enti di beneficenza, e sono ben felici che Pfizer abbia raddoppiato la previsione del fatturato 2021 per il solo vaccino: 26 miliardi di dollari. Previsione che andrà vista al rialzo dopo l’annuncio di un aumento di prezzo del 15%. Figuriamoci con l’ipotesi della terza dose e con le anticipazioni del Ministro Speranza sulla vaccinazione da ripetere ogni anno (se basterà).

Gli stessi Fondi sono presenti anche nei social network più famosi, molto premurosi nel sovvenzionare i siti “anti-bufale” cui ho accennato, o nel limitare e addirittura cancellare i post critici sulla vaccinazione di massa.

Conoscendo questi dati, ognuno può trarre le proprie conclusioni. Magari non prima di aver dato un’occhiata alle dichiarazioni shock dell’ex Ministro della Sanità francese Philippe Douste-Blazy.

Per concludere, se lei fosse al Governo, cosa farebbe?

Abolirei subito il Green Pass: che senso ha, se i vaccinati infettano e si ammalano ugualmente?

Manterrei mascherine (non all’aperto, se non in caso di prossimità continuativa), distanziamento, pulizia delle dita delle mani, soprattutto quelle di chi lavora in bar, ristoranti, negozi.

Poi farei una grande campagna di prevenzione, consigliando di assumere con l’alimentazione le sostanze in grado di tenere lontano il virus, sulla cui efficacia esistono lavori scientifici randomizzati controllati.

Sostituirei immediatamente il protocollo “Paracetamolo e vigile attesa” con uno aggiornato su terapie domiciliari precoci di buona o molto probabile efficacia, istruendo in merito tutti i medici di famiglia.

Quanto al vaccino lo riserverei solo agli anziani e ai pazienti a rischio, e solo dopo una esauriente informazione medica su benefici attesi e rischi, in quanto il cosiddetto “consenso informato” è una pratica burocratica semplicemente inqualificabile per il modo i cui viene quotidianamente disapplicata.

Infine chiederei ai media di far specificare sempre agli intervistati i loro eventuali conflitti di interessi.

 

Il Natale più triste e il sogno di Mario

di ALBERTO CONTRI

Questo è certamente il Natale più triste della mia vita.

Non perché mancano i mercatini, le abbuffate di dolci, le luminarie che, lentamente, laicamente e prosaicamente hanno sostituito i simboli di una tradizione che era il cuore dell’Europa.

Al suo posto ora trionfa un politically correct che guarda caso si sta sbriciolando all’istante di fronte a un virus di cui non sappiamo ancora granché ma che ha messo in ginocchio l’economia di quasi tutto il mondo. Aveva scritto Chesterton: “Non credono più a nulla, così finiscono per credere a tutto“. E noi, districandoci in mezzo a milioni di fake news, dovremmo sforzarci di credere alla “Scienza” che ha fatto di tutto per perdere la propria credibilità, grandi istituzioni in primis.

Dovremmo ubbidire a governanti che in altre epoche avrebbero potuto fare al massimo gli uscieri.

Ci dobbiamo sorbire il tragico inveramento delle profezie di Orwell, Huxley e Benson (come ho descritto nel mio recente pamphlet “La sindrome del Criceto“): la neo-lingua è oramai tra noi, ogni sera vengono modificati a piacimento un po’ di significati, quasi ogni sera Lilli Gruber domanda imperturbabile: “Quanto durerà questo governo?”. Come se fosse la domanda intelligente del secolo.

E come se non bastasse ora c’è pure la polemica sulla Messa di mezzanotte.

I difensori della salute pubblica nazionale ed europea hanno individuato in questo evento di un’ora, di una sola sera, il pericolo N.1 del contagio, mentre hanno dedicato pochi minuti per posticipare la chiusura dei negozi alle 21 tutte le sere…

Inoltre dobbiamo sorbirci pure i cattolici moderni e illuminati: “Ma che vuol dire? Del resto i Papi troppo anziani e stanchi l’hanno anticipata da anni, Cristo nasce nei nostri cuori, eccetera“. Sinceramente non me n’ero mai accorto di questo spostamento (non guardavamo la tv e andavamo invece sempre alla Messa a mezzanotte, anche con i bambini piccoli dormienti in braccio o nella carrozzina). Ora che ci penso – con tutto il rispetto – un po’ mi secca, se quello è il povero, modesto motivo: potevano benissimo inventarsi un evento liturgico con canti di tutte le tradizioni natalizie del mondo e riflessioni varie alle 21 con il Papa. E far celebrare la Messa di mezzanotte in S.Pietro ad un povero e umile missionario, come era uso fare il vecchio parroco della chiesa che frequentavo quando ero piccolo (oramai 70 anni fa…!). Ricordo come ci colpiva la sua predica,che non era un esercizio retorico, ma un racconto sempre appassionante.

Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, e nel frattempo tutto si è annacquato, uno vale uno, l’ignorantocrazia (titolo di grande attualità di un saggio di Gianni Canova) regna sovrana, i simboli pian piano si sono appannati o sono svaniti.

Il vero simbolo sovrano oramai è il relativismo etico: la vera libertà consiste nel fare ciascuno quello che gli pare, purché si rispetti magari un imbarazzante coprifuoco, che dà tanto la sensazione che quelli che avevamo dichiarato di aver abolito la povertà, ora pensano sul serio alla nostra salute, mentre vanno in tv a dire (ci avete fatto caso?) sempre tre cose, intercambiabili, ma sempre tre, tipo: salute, sviluppo, lavoro.

Evidentemente convinti che basti pronunciare quelle parole perché il loro significato diventi realtà.

Questa è l’unica cosa che hanno imparato.

Non hanno programmato nulla per mesi, e ora ritengono che si debba fare tutto in poche settimane (forse con le rotelle nei banchi si fa prima), persino i vaccini che hanno sempre richiesto addirittura decine di anni di sviluppo e controlli, ora si troverebbero (sicuri) in pochi mesi.

Tramite l’ineffabile Commissario, il nostro Governo ha già acquistato milioni di dosi di un vaccino (Pfizer), che oltre ad essere complicatissimo da gestire, modifica semplicemente il nostro genoma.

Sul tema, solo qualche rara vox in deserto clamantis.

Ho lavorato oltre vent’anni a contatto delle imprese farmaceutiche di tutto il mondo, e so di cosa parlo. Nessuno mi potrà mai obbligare a modificare il mio genoma per una malattia che si può curare con adeguati antinfiammatori e anticoagulanti… se presa in tempo (ma sulla medicina del territorio, che è la vera chiave, si sentono circolare sempre e solo buzzwords).

Davvero un triste Natale.

Per vedere se si riesce comunque a passà a nuttata, personalmente mi sono trovato un piccolo salvagente, un metodo che mi ha sempre aiutato nella mia lunga vita professionale: osservo bene le facce.

Mi fido solo delle facce. Le facce non mentono. Gli occhi non mentono (un tempo si sosteneva addirittura che fossero lo specchio dell’anima). Un solo esempio: quando, fra i tanti, vedo apparire in tv il prof. Garattini o il Direttore del Mario Negri prof. Remuzzi, o il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, prof. Ippolito, con le loro facce così per bene, come ce l’hanno solo le persone che hanno studiato, lavorato seriamente e imparato molto, mi rassereno.

E penso che ancora qualche possibilità ce l’abbiamo.

Così ho pensato di fare a tutti gli amici di questa piazza virtuale un particolare regalo di Natale, che ha a che fare con il mio mestiere di comunicatore. Pur essendo un riciclo di due anni fa… ritengo abbia ha un notevole valore: si tratta del video che tutti gli ospiti della casa di Riposo San Francesco di Monte San Pietrangeli hanno realizzato sotto la direzione artistica del loro direttore Alberto Del Bello, che è il responsabile di una RSA, dove, guarda caso, il virus non è mai entrato. Finora nemmeno un solo decesso a causa del Covid. Perché invece di chiacchierare di medicina del territorio, l’hanno sempre messa in pratica sul serio.

Si capisce che si sono anche divertiti non poco, regalando dignità e divertimento a quelli che dai vertici dell’Europa e della sua Banca Centrale sono considerati un peso inutile e troppo grande per la società.

Lo hanno fatto coniugando mirabilmente etica ed estetica (che i pensatori moderni, di oggi, vorrebbero invece fossero sempre più divise), dimostrando che prendendosi gran cura dei vecchi di questo piccolo paese, la vita è degna di essere vissuta fino all’ultimo, anche grazie al valore e al calore dei simboli.

Come lo è la Messa di mezzanotte.

Esempi come questo, oltre a costituire un momento di rara bellezza (anche l’esecuzione di Carol the Bells dei Pentathonix colpisce al cuore) ci esortano a non arrenderci e a resistere, come si sta facendo nei G.R.U. – Gruppi di Resistenza Umana, che stanno crescendo rapidamente, anche fuori dall’Italia.

Resistere al degrado, all’ignorantocrazia e al relativismo etico è forse il più grande dono che possiamo fare a noi stessi, ai nostri figli e ai nostri nipoti.

E anche al nostro Paese.

Non a caso abbiamo voluto aggiungere all’acronimo dei GRU questo slogan: Per risollevare l’Italia.

Almeno proviamoci.

Buon Natale, ad ogni buon conto: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Keith Jarrett e i fiori per Algernoon

di ALBERTO CONTRI

<<Il massimo che mi aspetto di recuperare con la mano sinistra è forse la capacità di tenere una tazza>>.

Questa è la drammatica confessione del grandissimo pianista Keith Jarrett, contenuta in una intervista concessa di recente al New York Times.

La drammatica confessione del grandissimo pianista Keith Jarrett

Colpito da due ictus in successione nei primi mesi del  2018, che costituiscono la spiegazione dell’improvviso annullamento di un attesissimo concerto alla Carnegie Hall, di lui non si era saputo poi più niente, anche a causa della sua proverbiale riservatezza. Ma questa volta si è lasciato andare, e come guardandosi dall’esterno con grande amarezza, ha commentato non solo la drammatica perdita dell’uso della mano e della parte sinistra del corpo, ma anche della progressiva scomparsa dalla sua memoria degli accordi degli standard che ha suonato per tanti anni.

Questa drammatica vicenda mi ha fatto tornare alla mente un racconto di fantascienza che vinse nel 1960 il Premio Hugo per il miglior racconto breve: Fiori per Algernoon, di Daniel Keyes…

Questa drammatica vicenda mi ha fatto tornare alla mente un racconto di fantascienza che vinse nel 1960 il Premio Hugo per il miglior racconto breve: Fiori per Algernoon, di Daniel Keyes.

Il protagonista è Charlie Gordon, un inserviente ritardato di una fabbrica che accetta di sottoporsi ad un procedimento sperimentale che aveva fatto diventare strabiliante l’intelligenza di un topolino di nome Algernoon. Charlie migliora al punto di battere sempre più spesso Algernoon nella soluzione dei labirinti.

Ad un certo punto però l’intelligenza di Algernoon regredisce, finché il topo, probabilmente estenuato dall’audacia e dallo stress dell’esperimento, muore. Ma Charlie stesso si accorge ad un certo punto che gli effetti dell’esperimento si rivelano temporanei anche per lui, e piano piano torna ad essere il ritardato di sempre, senza dimenticare però l’amicizia per il topo con cui aveva condiviso tanti momenti. E al momento di abbandonare la fabbrica in cui tutto era successo, lascia una lettera tutta sgrammaticata in cui prega di <<mettere gentilmente allorquando possibile dei fiori sulla tomba di Algernon dentro il cortile di dietro>>.

Il procedimento ideato dai due personaggi, Nemur e Strauss, puntava alla massima perfezione raggiungibile dall’intelligenza

Analogamente al procedimento sperimentale ideato dai due scienziati di nome Nemur e Strauss, che puntava alla massima perfezione raggiungibile dall’intelligenza, Keith Jarret – dotato naturalmente di superlative doti musicali –  ha puntato tutta la vita al proprio perfezionamento con uno studio ed un lavoro al limite del disumano, al punto che un paio di volte ha dovuto interrompere la sua carriera, colpito dalla sindrome di affaticamento cronico. Ma non se ne è dato per inteso, riprendendo lo studio e i tour. Finché le arterie hanno ceduto.

Io ho avuto la rara occasione di vederlo suonare da solo al Greenwich Village all’inizio degli anni settanta, in una sera piovosa in cui eravamo solo in tre o quattro ad ascoltarlo. Non era per nulla famoso, ma era già lui, e ci lasciò esterrefatti.

È in questa sua esasperata ricerca di miglioramento che ho riscontrato l’analogia con il racconto di Keyes

Pochi anni dopo nel 1975 la ECM pubblicò la registrazione del suo Koln Concert, una lunga improvvisazione splendida e commovente, che la critica ha definito la più straordinaria esibizione di un pianista jazz che si ricordi. Sono poi andato a sentirlo varie volte dal vivo, a Zurigo come a Perugia o a Milano, rimanendo sempre colpito dalla sua esasperata ricerca della perfezione.

Ricordo che al Festival del jazz di Perugia iniziò il concerto con oltre un’ora e mezzo di ritardo, perché pretese un altro pianoforte. A volte suonava rilassato, a volte si contorceva fino allo spasimo alla ricerca di accordi impossibili da suonare per un normale essere umano.

È in questa sua esasperata ricerca di miglioramento che ho riscontrato l’analogia con il racconto di Keyes. Come se Jarrett avesse fatto un terribile esperimento su sé stesso, tirando la corda all’inverosimile fino a spezzarla. E trovandosi poi ad osservarsi disabile, appena capace di suonare qualche nota di Bach con la mano destra.

…Glenn Gould, Springsteen e Sting

Parlando di Bach mi viene in mente un altro grandissimo pianista, questa volta di musica classica, Glenn Gould.

Anche lui sempre alla ricerca della perfezione, pieno di fissazioni (era però affetto dalla  sindrome di Asperger). Smise presto di fare concerti per studiare e suonare nello studio che la CBS gli aveva costruito vicino alla sua abitazione e dove registrò tutti i suoi dischi.

Diversamente da tutti gli altri musicisti, non accettava di montare le registrazioni scegliendo le parti migliori: o l’esecuzione veniva bene nella sua totalità, altrimenti la si ripeteva tutta intera, fino all’esecuzione perfetta. Anche lui tirò la corda in cerca delle perfezione totale, ma questo sforzo lo uccise – guarda caso anche lui ebbe un ictus – a soli 50 anni.

Jarrett e Gould, due geni disperatamente soli, inflessibili con sé stessi nel tentativo di superare i limiti umani.

Passando dal jazz e dalla classica al rock, non si può non ricordare un altro genio come Springsteen, anche lui in lotta come Gould con ricorrenti crisi depressive.

Per carità, in questo caso gli accordi usati sono sempre solo tre o quattro, ma la sua genialità consiste nel saper raccontare in musica la realtà americana, tramite una poetica in grado di arrivare al cuore di diverse generazioni. Passati i settant’anni, e fortunatamente ancora tra noi, Bruce combatte la sua depressione con l’aiuto della moglie e della sua famiglia, e grazie alla compagnia della E-Street Band, che in realtà è un inseparabile gruppo di amici che suonano e armonizzano insieme i pezzi, divertendosi molto.

In questi giorni è uscito A letter to you, il ventesimo album in studio in cui insieme ai suoi musicisti ripercorre la sua carriera anche con commosse citazioni dei colleghi prematuramente scomparsi. Nel caso di Springsteen possiamo dire che la compagnia di una squadra di amici è stata la chiave per non perdere il lume della ragione, non dimenticare perché si vive, sperimentando la gioia del suonare insieme.

Ancora nel campo del rock, c’è un musicista che mi ha sempre colpito per la bellezza e la grazia della sua musica in larghissima parte derivante dal suo equilibrio interiore. Mi riferisco a Sting.

Dopo la fantastica stagione dei Police, ha percorso una strepitosa carriera di solista, sperimentando impensabili contaminazioni, come ad esempio la collaborazione con il liutista bosniaco Edin Karamazov, con il quale ha registrato un delicatissimo disco di musiche di John Dowland.

Ritengo che suonare l’arciliuto richieda una particolare disposizione d’animo e una grande tranquillità interiore. È noto che Sting l’abbia raggiunta praticando da sempre, e con costanza, lo yoga e la meditazione,  cui dedica un’ora in solitudine prima di ogni concerto.

In Sting ritroviamo il musicista che non ha mai forzato i suoi limiti, ma ha saputo ugualmente raggiungere le più alte vette puntando sull’equilibrio interiore e sulla ricerca del calore dell’amicizia

In Sting ritroviamo il musicista che non ha mai forzato i suoi limiti, ma ha saputo ugualmente raggiungere le più alte vette puntando soprattutto sull’equilibrio interiore e, anche lui, sulla ricerca del calore dell’amicizia. Senza dimenticare di amare la natura godendo dei suoi frutti e del lavoro nei vigneti: infatti si è comprato una tenuta in Toscana dove passa molto tempo producendo dell’ottimo vino.

Ascoltando ognuno di loro, si percepisce da cosa scaturisce la loro musica: dall’enorme tensione creata da una incessante ricerca della perfezione, oppure dal calore dell’amicizia e dall’equilibrio interiore.

In entrambi i casi, sempre grande musica: che affascinante mistero.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Nagorno Parabakh, Fernand Braudel e il venditore di bibite

di ALBERTO CONTRI

In una regione dal nome finora sconosciuto ai più, sta scoccando una scintilla in grado di far esplodere l’attuale sistema di alleanze internazionali.

La Russia sostiene la causa degli Armeni, mentre la Turchia – membro della Nato – ma protetta dalla Russia, sostiene quella degli Azeri.

La Russia sostiene la causa degli Armeni, mentre la Turchia – membro della Nato – ma protetta dalla Russia, sostiene quella degli Azeri.

Sostenere è un eufemismo, perché in realtà si stanno mitragliando e bombardando di santa ragione.

La situazione è delicata perché la Russia non può abbandonare al suo destino il Caucaso del sud, mentre l’Europa non può tollerare un simile conflitto ai suoi confini. Inoltre, cito fonti affidabili, l’America intenderebbe mollare quanto prima la Turchia al suo destino (Erdogan troppo inaffidabile) provocando con questa mossa assai significativi spostamenti sulla scacchiera geopolitica.

Spostamenti che assegnano all’Italia quel ruolo chiave che il grande storico Fernand Braudel ha descritto in una serie di libri semplicemente memorabili.

Spostamenti che assegnano all’Italia quel ruolo chiave che il grande storico Fernand Braudel ha descritto in una serie di libri semplicemente memorabili.

Con la riduzione della Turchia ai minimi termini, l’Italia diventerebbe il nuovo muro di Berlino tra Europa, Asia e Africa, continente in cui i cinesi si stanno espandendo con tenace sistematicità. Agli Americani questo stato di cose non sta affatto bene, motivo per cui sono molto interessati a presidiare un Paese sempre più chiave come il nostro, che si affaccia sull’Africa, e presto prenderà il posto della Turchia. Dal canto loro i Cinesi non stanno perdendo tempo nel conquistare porti italiani e strutture di grande importanza logistica per accedere all’Europa.

In una situazione storicamente favorevole come questa, un Governo degno di questo nome, invece di andare in giro con il cappello in mano accontentandosi delle photo opportunity, potrebbe sfruttare la situazione per trasformare l’Italia nella Svizzera del Mediterraneo.

È altresì noto che i Francesi stiano tentando di consolidare sempre di più la loro presenza nel Bel Paese, acquisendo il controllo di imprese di grande importanza strategica (v. comunicazione e distribuzione) e anche militare.

In una situazione storicamente favorevole come questa, un Governo degno di questo nome, invece di andare in giro con il cappello in mano accontentandosi delle photo opportunity, potrebbe sfruttare la situazione per trasformare l’Italia nella Svizzera del Mediterraneo.

Ma ci vorrebbero dei leader veri, dei diplomatici tosti, mentre noi abbiamo ominicchi intenti a baloccarsi con giocattolini, come la piattaforma Rousseau o smaniosi di andare a pavoneggiarsi e a strillare nei talk show televisivi.

se gli uomini di governo non stanno bene, quelli dell’opposizione non stanno affatto meglio.

In un contesto nel genere, come possiamo accettare che il Ministro degli Esteri abbia la statura e le competenze di un venditore di bibite (con tutto il rispetto per questo umile e utile lavoro)? Natura non facit saltus: né per i venditori di bibite, né per qualunque altro essere inadeguato esiste la grazia di stato. Se non hai studiato e non hai esperienze specifiche e ben sedimentate, come potrai tenere botta in mezzo al tiro incrociato dei potenti del mondo, cercando inoltre di avvantaggiare il tuo Paese grazie ad una occasione storica?

Purtroppo è pure chiaro che se gli uomini di governo non stanno bene, quelli dell’opposizione non stanno affatto meglio. E così, un popolo che è stato capace di creare l’Impero Romano, finirà per svolgere lavoretti residuali per i nuovi occupanti “dagli atri muscosi, dai fori cadenti, dai solchi bagnati di servo sudor”.

Che fare? Arrendersi definitivamente?

Mai.

Non resta che ricominciare dai valori e dalle qualità che in molte parti del paese si sanno ancora esprimere, e soprattutto resistere ad un degrado che ha pure del tragicomico, dato che a menare la danza ci sono pure dei giullari.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Il sonno della Ragione genera mostri

di ALBERTO CONTRI

L’incisione numero 43 della serie I Capricci di Francisco Goya porta come titolo un aforisma diventato molto famoso, e che rispecchia con amara e drammatica corrispondenza i tempi che stiamo vivendo: Il sonno della ragione genera mostri.

Alcuni fatti, da La Sindrome del Criceto…

A seguire, ecco alcune delle mostruose stupidaggini illustrate ne La sindrome del criceto (Edizioni La Vela 2020):

  • La British Medical Association ha invitato i suoi 160.000 aderenti a non chiamare mai più futura mamma una donna incinta, “per rispetto degli uomini intersex o trans che potrebbero essere gravidi”.
  • La ricercatrice Maddalena Marini propone l’uso dell’elettrostimolazione cerebrale per rimuovere gli stereotipi negativi.
  • Procter & Gamble ha rimosso il simbolo di Venere dagli involucri di assorbenti igienici a marchio Always “per includere i clienti che mestruano ma non si identificano come donne”.
  • Secondo il teorico della Singolarità, Ray Kurzweil la struttura biologica dell’uomo verrà sempre più diffusamente integrata con elementi derivanti dalla nanotecnologia e dalla robotica, e l’intelligenza delle macchine supererà quella dell’uomo.
  • Johanne Kathleen Rowling (autrice della saga di Henry Potter) è stata aggredita dalla comunità LGBT e stigmatizzata come omofoba, per aver difeso una donna licenziata per aver affermato che il sesso è un dato biologico.
  • A New York il sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo, uno dei simboli della città, nell’elenco di quelli da abbattere perché ritenuto discriminatorio. Mentre l’Università di Edimburgo ha cancellato David Hume perché razzista.
  • La senatrice Cirinnà ha affermato che “la scuola pubblica ti deve salvare se hai avuto la sfiga di nascere con genitori oscurantisti”.
  • Lo scienziato giapponese Hiroshi Ishiguro ha sostenuto che “poiché la coscienza è costituita da un enorme ammasso di dati, quando avremo costruito un computer sufficientemente potente, avremo un computer dotato di coscienza”.
  • Secondo Francesca Pardi, autrice della favola “Il piccolo uovo”, “la famiglia omogenitoriale sta gradualmente sostituendo quella tradizionale”.
  • Il filosofo Cosimo Accoto sostiene che presto occorrerà riconoscere dei diritti ai robot perché dotati di coscienza.

Si potrebbe continuare a lungo, ma chi è interessato può approfondire leggendo il pamphlet*.

Gli esempi citati sono sufficienti a riempire l’animo di una profonda tristezza per l’infimo livello cui è stata portata la ragione da grandi imprese, mass media, ricercatori, scrittori, scienziati, politici. Tutti soggetti che dovrebbero brillare per razionalità, e invece sono sempre più abbagliati dalla luce di una opprimente forma di politically correct che in molti casi rasenta addirittura il ridicolo, negando basilari e inconfutabili leggi di natura.

L’abbassamento di livello del discorso

In seguito alle costanti pressioni di quella che J.K. Rowling ha definito una potente lobby planetaria, è stata confusa la più che ovvia e doverosa necessità di rispettare e tutelare i diritti di chi fa scelte sessuali e di vita di ogni tipo, con il pretendere che sia ritenuto uguale ciò che uguale non è, come stabilito dalla natura.

L’Economist e la “tirannia della tolleranza”

Quello che si fa fatica a comprendere è come mai blasonate società di consulenza e multinazionali del web e del commercio si siano votate a imporre con così grande determinazione le tesi di quella che è oggettivamente una minoranza della popolazione mondiale, e che non possono essere imposte a tutti, se non in base alla “Tirannia della tolleranza”, come ha titolato tempo fa l’Economist:

<<Le quote costringono le aziende e le università a valorizzare di più le identità che la competenza. Una orwelliana “polizia del pensiero” censura le opinioni politiche e sociali, la lingua, e persino i costumi di Halloween. Qualsiasi opinione contraria all’ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri>>.

Insieme al tracollo e alla criminale distruzione di valori e di tradizioni millenarie in nome di un relativismo che ha la consistenza della carta velina, assistiamo allo sgretolamento delle virtù pubbliche, della buona amministrazione e anche della buona gestione imprenditoriale.

Con il sonno della ragione, oltre ai mostri citati, oggi imperano mostri di incompetenza che governano senza alcun cursus honorum alle spalle, e che ogni giorno trattano di questioni enormemente più grandi di loro, con risultati drammatici e spesso tragicomici.

Non avendo alcun retroterra culturale si entusiasmano poi immediatamente per tutto ciò che suona come politically correct, dato che è la filosofia spicciola più facile da masticare e sbandierare per chi non ha un minimo di retroterra culturale su cui basarsi.

E cosí il cerchio si chiude: un improvvisato ministro si trova a ripetere le stesse stupidaggini promosse dalla grande multinazionale, per cui il livello della conversatio del corpo sociale, nelle intenzioni politicamente corretta, è oramai precipitato al livello dove uno vale uno, dove tutto è uguale, indistinto, intercambiabile, e quindi non c’è più nulla che valga qualcosa. Seppelliti retaggio culturale e tradizione, siamo approdati in una terra di nessuno già ben descritta da Thomas S. Eliot nei Cori della Rocca, una terra in cui “gli uomini hanno abbandonato tutti gli dei, tranne il denaro, il potere e la lussuria”.

Il politically correct e la Responsabilità sociale di Impresa

A proposito di denaro, se mai si cercasse una riprova di quanto sia posticcio il politically correct sempre più spesso travestito da Responsabilità Sociale di Impresa, alcuni dei più famosi brand che hanno sposato in vario modo la causa del Black Lives Matter e i Gay Pride nel mondo, sono ora accusati di sfruttare tramite intermediari il lavoro di veri e propri schiavi in Cina e in Vietnam. Un rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute sostiene infatti che 83 brand globali sfruttano catene di fornitura basate su persone che lavorano “in condizioni che ricordano fortemente il lavoro forzato“.

I brand citati dal rapporto sono:

Abercrombie & Fitch, Acer, Adidas, Alstom, Amazon, Apple, ASUS, BAIC Motor, BMW, Bombardier, Bosch, BYD, Calvin Klein, Candy, Carter’s, Cerruti 1881, Changan Automobile, Cisco, CRRC, Dell, Electrolux, Fila, Founder Group, GAC Group (automobiles), Gap, Geely Auto, General Motors, Google, Goertek, H&M, Haier, Hart Schaffner Marx, Hisense, Hitachi, HP, HTC, Huawei, iFlyTek, Jack & Jones, Jaguar, Japan Display Inc., L.L.Bean, Lacoste, Land Rover, Lenovo, LG, Li-Ning, Mayor, Meizu, Mercedes-Benz, MG, Microsoft, Mitsubishi, Mitsumi, Nike, Nintendo, Nokia, Oculus, Oppo, Panasonic, Polo Ralph Lauren, Puma, Roewe, SAIC Motor, Samsung, SGMW, Sharp, Siemens, Skechers, Sony, TDK, Tommy Hilfiger, Toshiba, Tsinghua Tongfang, Uniqlo, Victoria’s Secret, Vivo, Volkswagen, Xiaomi, Zara, Zegna, ZTE.

Dopo aver perso la ragione, ora – e per palese incoerenza – rischiano di perdere pudore e reputazione.

E noi dovremmo solo assistere allibiti, rattristarci, chiuderci nel nostro privato?

Forse ancora qualcosa si può fare: ribellarsi puntando ad un nuovo rinascimento partecipando ai GRU – Gruppi di Resistenza Umana http://www.resistenzaumana.org

*Disponibile su Amazon e Ibs, ma sul sito www.edizionilavela.it, la consegna è immediata – un giorno e si sostiene direttamente la casa editrice -.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Pandemia, distopia, perdita di diritti. E quella necessità di equilibrio tra l’uomo e il creato

di ALBERTO CONTRI

La pandemia del coronavirus-Sars-2 ci è piombata addosso come uno tsunami, travolgendo le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre certezze, insieme all’economia di tutto il mondo. 

Con decreti emanati d’urgenza per motivi di salute pubblica, i governi hanno sospeso diritti fondamentali segregando i cittadini in casa, e le città deserte sono apparse come un set pronto per una puntata di Black Mirror

L’incertezza della scienza di fronte ad un virus dalle caratteristiche sconosciute, si è trasformata ben presto in una insidiosa paura per un evento incontrollabile.

I governi hanno sospeso diritti fondamentali segregando i cittadini in casa, e le città deserte sono apparse come un set pronto per una puntata di Black Mirror. 

In questo frangente abbiamo cominciato a prendere coscienza della nostra grande fragilità di fronte ad un pur microscopico ed elementare organismo capace di far impazzire il nostro sistema immunitario. La dichiarazione di pandemia globale ad opera dell’OMS ha colto di sorpresa un mondo impegnato a celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale, dei robot dotati di coscienza, della libera scelta del proprio sesso, indipendentemente da quanto scritto nel DNA dell’uomo.

Che già si stava dichiarando onnipotente, addirittura transumano, e liberato dall’ingombrante fardello della tradizione, della propria storia, e persino delle leggi  della natura.

La mitizzazione di un incessante progresso tecnologico stava iniziando ad auspicare un pianeta popolato da ominidi sempre più tracciati, manipolabili ed eterodiretti, mentre la sconsiderata diffusione delle teorie gender stava favorendo la trasformazione delle persone in  esseri neutri, senza storia né tradizione, unicamente in balia delle proprie voglie.

L’uomo si dichiara onnipotente, addirittura transumano, liberato dall’ingombrante fardello della tradizione, della propria storia, e persino delle leggi  della natura.

Le pagine dei romanzi di George Orwell, Aldous Huxley e George Benson avevano silenziosamente cominciato a sostituire i fogli nel nostro calendario quotidiano, trasformando in realtà le loro previsioni distopiche. Sebbene scritte all’inizio del Novecento, quelle pagine contenevano i segnali latenti della riduzione dell’umanità alla mercé della dittatura di un pensiero unico pericolosamente totalizzante.

Assai prima che scoppiasse la pandemia, mi ero messo alla ricerca di quanti percepivano i rischi che stavamo correndo. E sono stato confortato dallo scoprire ovunque donne e uomini di qualunque ceto e livello culturale preoccupati per quel problema, animati dal desiderio di non restare inerti, e con l’urgenza di risolverlo.

Ecco perché ho ritenuto fosse venuto il momento di opporsi apertamente ad un così amaro destino, senza per questo demonizzare sviluppo tecnologico e Intelligenza Artificiale, che devono rimanere preziosi mezzi e non pericolosi fini. E senza trasformare meritorie campagne a favore delle diversità e per la parità di genere nella delegittimazione dell’unica famiglia in grado di perpetuare naturalmente la stirpe umana.

Dopo aver analizzato la criticità della situazione e raccolto pensieri di molte autorevoli e indipendenti personalità, ho deciso di proporre, alla fine di questo pamphlet, il manifesto dei: “GRU- Gruppi di Resistenza Umana”.

Mi ero messo alla ricerca di quanti percepivano i rischi che stavamo correndo. E sono stato confortato dallo scoprire ovunque donne e uomini di qualunque ceto e livello culturale preoccupati per quel problema, animati dal desiderio di non restare inerti e con l’urgenza di risolverlo.

Si tratta di un movimento d’opinione che intende promuovere la forza delle idee basate sull’educazione, lo studio, la formazione, l’approfondimento, la condivisione del sapere, il rispetto della dignità, la promozione dell’uomo e il rifiuto del relativismo etico.

Alla ricerca di un vero umanesimo integrale che sappia combinare tradizione e innovazione.

In molti hanno sentenziato che dopo il passaggio della pandemia, nulla sarà più come prima. Forse c’è proprio da augurarselo: perché di fronte alla ritrovata coscienza delle giuste proporzioni tra l’uomo e il creato, potrebbe essere assai meglio.

 

BIBLIOGRAFIA E LINK

La sindrome del Criceto, Alberto Contri edizioni La Vela

Comunicazione sociale e media digitali”, Roberto Bernocchi, Alberto Contri, Alessandro Rea – Carocci

McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale.” Alberto Contri, Bollati Boringhieri

PER APPROFONDIRE

Gender, progresso, politically correct: il rischio di un mondo di ominidi, Angelo maria Perrino intervista a Alberto Contri, Affari Italiani 22 giugno 2020

La rivoluzione che sta portando l’informazione verso i monopoli, Alberto Contri – Il Sussidiario

Perché l’IA non batte il cervello umano, Raffaele Barberio intervista a Alberto Contri – Key4byz

La Sindrome del Criceto, Eugenia Massari – Media Emporia dicembre 2019

Al robot i processi, all’uomo le decisioni, Alberto Contri – Media Emporia febbraio 2019

Intelligenza Artificiale tra utopia e distopia, Alberto Contri – Media Emporia

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.