Ddl Zan. Un mondo insostenibile

di ALBERTO CONTRI

L’Espresso

Fa scalpore la copertina dell’Espresso con l’immagine della donna/uomo incinto, commentato con il titolo: “La diversità è ricchezza”.

Passano in tv spot commerciali di Dietorelle, e anche sociali dell’Unar/Presidenza del Consiglio, con lesbiche che si baciano con passione. Con il pretesto di combattere l’omofobia, sempre più spesso i mass media promuovono la fluidità di genere come un fatto acquisito o un modello di modernità.  Genitori ignari scoprono che l’Unicorno, il cavallo magico amato dai più piccoli, è stato oramai ingaggiato da una propaganda che illustra loro le magnifiche sorti e progressive della fluidità di genere. 

Senza attendere l’eventuale approvazione del DDL Zan, nelle scuole di ogni ordine e grado si organizzano sul tema corsi di formazione: recentissimo il caso delle “linee guida sulla varianza di genere” distribuite alle scuole della Regione Lazio, ritirate precipitosamente dopo le proteste di insegnati e genitori.

Imprese nazionali e multinazionali fanno della diversity&inclusion una bandiera da sventolare. Ma non si limitano a prevenire e combattere le discriminazioni: si impegnano fortemente a sostenere l’ideologia gender come la nuova normalità.

La promozione di questa ideologia in Italia e nel mondo sta raggiungendo livelli mai eguagliati prima. 

Omosessualità e sostenibilità. Che rapporto c’è?    

Diciamolo subito, non è questione di giudizi morali di sorta. Il problema dell’omosessualità è un altro: è uno stile di vita che esiste da sempre, che cozza però drammaticamente contro la globale aspirazione alla sostenibilità. 

Perché? Perché purtroppo una coppia omosessuale non può generare figli. Quindi non può partecipare al disegno previsto dalla natura per la prosecuzione della specie umana. Disegno che è in grave pericolo, visto l’alto tasso di de-natalità, sottolineato all’unisono come grave problema dal Presidente della Repubblica, da Papa Francesco, dal Presidente del Consiglio in occasione degli Stati Generali della Natalità. “In Italia inverno demografico freddo e buio” ha detto il Santo Padre.

In presenza di questa e altre clamorose contraddizioni, è opportuno domandarsi come si è arrivati a questa paradossale situazione.

A partire dai moti di Stonewall, quando il 28 giugno 1969 gli avventori di un noto ritrovo di omosessuali si ribellarono all’incursione della polizia, la comunità LGBT ha iniziato un lungo percorso alla conquista della pari dignità, usando come giusto argomento il fatto di essere stati maltrattati, torturati, incarcerati, deportati da Hitler e Stalin. Nel tempo le loro rivendicazioni sono diventate un emblema di libertà e di sacrosanta richiesta di non essere discriminati.

Come è nata l’idea dell’identità percepita

A queste rivendicazioni si sono via via sovrapposte e integrate le teorie del sessuologo americano John Money, che cominciò ad eseguire su ragazzini esperimenti di cambiamenti di sesso, spesso finiti in tragedie e suicidi come quelli dei tristemente famosi gemelli Reimer (v. La sindrome del criceto. Ed. La Vela, pag. 196 e sgg). Money fu il primo a sostenere che si poteva ignorare l’identità biologica per assumere quella percepita, definita “di genere”. Nonostante i molti guai combinati, Money è stato osannato dalla comunità scientifica e le sue teorie sono state diffuse in tutto il mondo e accettate da istituzioni come Onu e OMS.

Nel 1969 Frederick Jaffe, vice-presidente della International Planned Parenthood Federation, redasse per l’Organizzazione Mondiale della Sanità un memorandum strategico con l’esplicito obiettivo di diminuire la fertilità umana. E tra i mezzi funzionali alla contrazione delle nascite, Jaffe individuò i seguenti: «Ristrutturare la famiglia, posticipando o evitando il matrimonio; alterare l’immagine della famiglia ideale; educare obbligatoriamente i bambini alla sessualità; incrementare percentualmente l’omosessualità».

Come si vede, questo programma è stato portato avanti con tenace determinazione, e trasformato con notevole abilità in un movimento di pensiero “cool” che stigmatizza le posizioni di rispetto della natura come conservatrici e bigotte. Trovando oggi supporter importanti in rinomate società di consulenza che hanno convinto le imprese di tutto il mondo che cavalcando l’ideologia gender si vende di più. Recenti ricerche dimostrano che, ad esempio, tra le aspirazioni della generazione Z la fluidità di genere pesa ora circa il 15%. Ecco perché Ikea o Dietorelle propongono spot con coppie omosessuali. Ecco perché sono nate associazioni e società che offrono alle imprese consulenza e formazione sulla magica parola “inclusione”, nei cui comitati si trovano una quantità di esponenti di imprese che ritengono “cool” educare i propri dipendenti ma anche i propri fornitori e i propri consumatori all’integrazione delle persone LGBT. Il che, in sé, è senz’altro un ottimo proposito.

Il cavallo di Troia dell’inclusione 

Ma non lo è più quando sconfina nella promozione delle teorie gender, con l’organizzazione di corsi per i figli dei dipendenti, o con il sempre più diffuso inserimento di coppie e famiglie omosessuali nella loro pubblicità. Per non parlare delle vere e proprie stupidaggini commesse da Procter & Gamble che ha rimosso il simbolo di Venere dagli involucri di assorbenti igienici a marchio Always “per includere i clienti che mestruano ma non si identificano come donne”.

O da Mastercard che ha annunciato di “consentire alle persone transgender e non binarie di utilizzare il nome che riflette la loro identità piuttosto che quello legale, su carte di credito, debito e prepagate” in omaggio all’ideologia gender. Ma si tratta solo di due esempi che dimostrano come il sonno della ragione generi mostri. 

Ci sono altre gravi contraddizioni che stanno emergendo: atleti maschi che si dichiarano donne stravincono sulle atlete biologicamente donne. Condannati per stupro che si dichiarano donne vengono incarcerati nelle sezioni femminili, dove continuano a commettere gli stessi reati per i quali sono stati processati. In Italia, invece, la tristemente nota Cira-Ciro, non ha preteso di essere incarcerata in una sezione maschile per intuibili motivi: ci sono momenti in cui il dato oggettivo della sessualità biologica torna utile. 

Stanno aumentando drammaticamente il numero di pentimenti post-transizione di ragazzini che l’hanno fatta precocemente contro il parere della famiglia, così come i gravi effetti collaterali dei farmaci che bloccano la pubertà somministrati a ragazzini e ragazzine che presentano anche incerte disforie di genere.

È sempre più evidente che un così globale sistema di indottrinamento corrisponde ad una forma di grave irresponsabilità sociale: non solo difendere, ma promuovere dei modelli di vita che hanno come conseguenza la de-natalità è l’esatto opposto di quella sostenibilità che le imprese tanto si vantano di perseguire. Non si capisce poi come mai queste imprese abbiano smesso di ragionare con i dati, come hanno sempre fatto. A chi venderanno tra un po’ di tempo i prodotti per l’infanzia, se non ci saranno più bambini? Perché privilegiare un target che “pesa” circa  il 5 % della popolazione trascurando – e in molti casi irritando – il restante 95 %?

Il pensiero di Papa Francesco sul gender

Papa Francesco viene sempre osannato dai media quando sostiene la necessità di accogliere gli omosessuali nella comunità cristiana, come è giusto. Ma è sempre ignorato e censurato quando indica il gender “come la forma più specifica in cui si manifesta il male oggi”. Così ha detto ai vescovi polacchi a Cracovia il 27 luglio 2016: “In Europa, in America, in America Latina, in Africa, in alcuni paesi dell’Asia, ci sono vere colonizzazioni ideologiche. E una di queste — lo dico chiaramente con «nome e cognome» — è il gender! Oggi ai bambini — ai bambini! — a scuola si insegna questo: che il sesso ognuno lo può scegliere. E perché insegnano questo? Perché i libri sono quelli delle persone e delle istituzioni che ti danno i soldi. Sono le colonizzazioni ideologiche, sostenute anche da Paesi molto influenti. E questo è terribile”. 

Su questi temi il Papa è sempre stato chiaro: Il paragrafo 56 dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia, stilata il 19 marzo 2016, recita: 

[…] L’ideologia gender nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata a un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. 

È inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender)  si possono distinguere ma non separare”.

È importante evitare un possibile equivoco: non si intende censurare nessuna opzione di tipo sessuale, né dare giudizi etici o morali, né favorire o ritenere accettabili le discriminazioni. Si può però – perché è doveroso – chiedere che nell’educazione dei bambini non vengano promosse attitudini a cui i piccoli nemmeno pensano, o che nella pubblicità vengano promossi stili di vita che portano inevitabilmente alla denatalità, per ovvi motivi di sostenibilità. 

È davvero strano che imprese tanto attente al marketing non si rendano conto che accontentare i gusti di quella che nella società è comunque una assai esigua minoranza – a prescindere dall’enorme rumorosità e dalla visibilità raggiunta – significa prima o poi irritare il resto della popolazione che costituisce la grande maggioranza. “La visibilità degli omosessuali non è mai stata così alta come in questo momento e, a volte, se posso, fin troppo.” ha detto Maurizio Coruzzi, in arte Platinette.

Siamo vicini al punto di rottura

Se prestiamo attenzione ad alcuni segnali, nemmeno tanto deboli, si ha la sensazione che nel corpo sociale si stia arrivando un punto di rottura. L’Inghilterra, che si era spinta molto avanti nel dimostrarsi a favore, ha deciso di ritenere del tutto inaccettabile il concetto stesso di identità di genere. Con un notevole ravvedimento della ragione, nei giorni scorsi i parlamenti di Spagna e Germania hanno preso decisioni analoghe. In Argentina, a Buenos Aires e in altre città, migliaia di persone sono scese in piazza sbandierando cartelli con lo slogan Con Mis Hijos No Te Metas (Non ti intromettere con i miei figli), il cui acronimo, CMHNTM, è anche il nome di un movimento indipendente di genitori nato spontaneamente in Perù. Non è servito al presidente argentino Mauricio Macri bloccare l’approvazione della legge sull’educazione sessuale, che intendeva introdurre l’ideologia gender nelle scuole, ammettendo tardivamente che “il Governo crede nel ruolo principale e fondamentale della famiglia e nell’innegabile responsabilità dei genitori nell’educazione dei loro figli”. È stato sonoramente battuto nelle elezioni di ottobre 2019 dal candidato peronista Alberto Fernández. Le sempre più ampie aperture di Macron sul tema del gender –insieme ad altro, naturalmente – ne fanno un potenziale perdente nelle prossime elezioni a favore della conservatrice Marie Le Pen.

Le aziende stanno dimenticando il marketing?

Quanto all’incredibile innamoramento delle marche per l’ideologia gender, è interessante riprendere il parere di uno dei più autorevoli ricercatori sociali del nostro paese, Giuseppe Minoia, intervistato ne La sindrome del criceto: “Ci si chiede perché partiti/movimenti cosiddetti sovranisti stiano ottenendo così larghi consensi: forse perché partiti/movimenti di segno opposto si sono troppo identificati nei segnali deboli della società, ingranditi dalle lenti mediatiche per fini commerciali. Attenzione, i segnali deboli non sono da confondersi con le attese dei deboli, che vanno ascoltate e possibilmente esaudite. Ci si chiede perché le grandi marche, i megabrand planetari stiano con tanta acribia cavalcando il politicamente corretto, rasentando a volte il ridicolo comportamentale.

Forse perché temono di non apparire up to date, forse perché temono di perdere il segmento dei nuovi millennial. Ma io consiglio loro di tornare a porre attenzione al mainstream”. 

La dittatura della tolleranza

Rispetto ad un sempre più asfissiante clima politically correct, vale poi la pena di ricordare un brano di un editoriale dell’Economist, settimanale notoriamente progressista, che era intitolato La dittatura della tolleranza: “Le quote costringono le aziende e le università a valorizzare di più le identità che la competenza. Una orwelliana polizia del pensiero censura le opinioni politiche e sociali, la lingua, e persino i costumi di Halloween. Qualsiasi opinione contraria all’ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri.”

Questa è la pura verità.

In conclusione, vale la pena di ricordare l’outing di uno dei più accreditati teorici del gender, il canadese Christopher Dummit, ovviamente censurato dai media mainstream: “Mi sono inventato tutto. Per questo sono così sconfortato nel vedere che i punti di vista che sostenevo con tanto fervore, ma senza fondamento, sono stati accettati da così tanti nella società di oggi”.

Diventa quindi sempre più importante tornare a ragionare, rispettando ogni opzione di vita sessuale, ma evitando di privilegiare e promuovere con una testardaggine degna di miglior causa quelle che si ispirano a ideologie insostenibili  per la sopravvivenza della specie umana.


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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Una rosa è una rosa, una rosa, una rosa? Il cuore del ddl Zan

di MARINA TERRAGNI*

Il sondaggio (realizzato in crowfunding da associazioni femministe tra cui Se Non Ora Quando, RadFem Italia, Libreria delle Donne, Udi e altre) non misura il generico consenso al ddl Zan ma punta l’obiettivo sul vero core del ddl: l’identità di genere, la libera percezione di sé a prescindere dal sesso di nascita –anzi, come si dice oggi: attribuito alla nascita-, totalmente dematerializzato.

La battaglia sull’identità di genere ha corso in mezzo mondo: Spagna, Germania, per arrivare al Perù. In Gran Bretagna si è chiusa con la sconfitta dei sostenitori del genere percepito.

Le ingiustizie subite da Malika o dai due ragazzi che si baciano in metro’: si pensa a questo quando si ragiona sul ddl, non all’identità di genere.

Il sondaggio mette invece a fuoco tre aspetti della questione, a cominciare dal self-id o libera autocertificazione di genere con un semplice atto all’anagrafe, senza perizie o sentenze: netta la maggioranza dei contrari, 66%, con lieve prevalenza degli uomini, dei più giovani e dei più scolarizzati. A favore solo il 20%; il 14% non si pronuncia. Con notevole impatto sociale, il self-id è già legge in Canada, a Malta e in altri Paesi.

Bloccanti della pubertà per i minori in attesa che decidano il proprio genere: anche qui nettissima prevalenza dei contrari (66%), scendono al 13% i favorevoli, 21% gli incerti.

Il blocco ormonale della pubertà –pochi lo sanno- è autorizzato in Italia con semplice perizia medica. In Gran Bretagna invece serve l’ok di un tribunale: la svolta dopo l’aumento esponenziale, + 4000% in pochi anni, di transizioni tra bambine (soprattutto) e bambini, e dopo la causa vinta dalla giovanissima detransitioner Keira Bell contro il Servizio Sanitario Nazionale.

Intervistato pochi giorni fa dal Guardian lo psichiatra David Bell, già in servizio presso il servizio di Sviluppo dell’Identità di Genere (GIDS) alla Tavistock Clinic di Londra, ha affermato che i bambini, spesso avviati frettolosamente alla terapia, in molti casi “sono gay… alcuni sono depressi” o soffrono di “anoressia, autismo o hanno alle spalle una storia di traumi”.

Infine, la partecipazione delle atlete trans agli sport femminili: caso noto in Italia, la velocista paraolimpica Valentina Petrillo. Anche qui una maggioranza di contrari: 56% (69% fra gli uomini, normalmente più attenti allo sport), 30% i favorevoli, 14% i non so.

Negli Usa è una questione politica di primissimo piano. Nelle prime 24 ore del suo mandato Joe Biden ha emesso un executive order che ammetteva le atlete trans negli sport femminili: la battaglia negli Stati infuria, la rete globale Save Women’s Sport combatte, molte atlete T si preparano alle Olimpiadi. Proprio in queste ore è al centro di un furioso shitstorm l’icona trans Caitlyn Jenner, già campione olimpico di Decathlon, patrigno di Kim Kardashian e in lizza per il governo della California. E solo per avere detto, da atleta, che le pare sleale che le trans gareggino con le donne.

L’identità di genere è questo, e sta al centro del ddl Zan. Quanti lo sanno?

Approvato frettolosamente alla Camera in novembre, quando si riempivano le terapie intensive, il ddl si prepara per il rush finale al Senato.”Quel testo non si modifica!“: Monica Cirinnà chiude un dibattito mai aperto.

Temi sensibili come divorzio, aborto e fecondazione assistita hanno impegnato la società italiana a discutere per anni. L’identità di genere è tema ancora più sensibile, ha a che fare con la sessuazione umana e con la materialità dei corpi ridotta all’insignificanza: una vera rivoluzione antropologica.

Nel 1984 Ivan Illich, padre dell’ecologismo europeo, profetizzava l’annullamento della differenza sessuale, “cambiamento della condizione umana che non ha precedenti”. Il mercato richiederà il neutrum oeconomicum, soggetto fluido, flessibile, fungibile. Una “scomparsa del genere che degrada le donne più ancora degli uomini”, il linguaggio sarà “contemporaneamente neutro e sessista”.

Con buona pace della senatrice Cirinnà, qui c’è davvero molto da discutere.

*Per concessione di Marina Terragni, La Stampa del 5/5/2020

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Marina Terragni, giornalista e scrittrice. Autrice di Vergine e piena di grazia, La scomparsa delle donne, Un gioco da ragazze e Temporary Mother – Utero in affitto e mercato dei figli.

DL Covid. Superamento dell’ordine democratico?

Lo stato di emergenza è prorogato fino al 31 luglio 2021.

Sulla gradualità dei provvedimenti e sul concetto di “emergenza“:

Imperial College Report. Era tutto deciso fin dall’inizio?

Sul prolungamento dell’emergenza:

Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14

Sulla normativa vigente in fatto di coronavirus, dai DPCM aL Dl:

Coronavirus, la normativa vigente

Il 20 aprile il Consiglio dei Ministri ha dunque approvato il Dl. Che prevede:

  • la reintroduzione delle zone gialle dal 26 aprile 2021
  • riapertura dei ristoranti anche a cena MA le attività di ristorazione consentite sono limitate a quelle all’aperto. Rimane il coprifuoco alle 22.00
  • Fino a fine anno scolastico, il ritorno a scuola e nelle Università è garantito in presenza dal 50% al 75% degli studenti. In zona arancione dal 70% al 100%. Nelle zone rosse si raccomanda di favorire gli studenti del primo anno
  • Riaprono cinema, teatri, sale concerti, live club, con posti a sedere distanziati e capienza del 50% per non più di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto
  • Dal 1 giugno aperte manifestazioni sportive di livello agonistico di interesse nazionale, capienza al 25% e non superiore a 1000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso
  • Consentite attività palestre all’aperto, anche attività di contatto. Dal 1 giugno in zona gialla riapertura palestre,
  • Dal 15 giugno n zona gialla riapertura fiere, dal 1 luglio apertura convegni e congressi
  • Può ottenere il certificato verde:
    • chi ha completato ciclo di vaccinazioni. Il certificato ha validità di sei mesi e deve indicare le somministrazioni avvenute rispetto a quelle prescritte.
    • Chi è guarito – in ospedali o con cure domiciliari seguite da medico che  attesti la guarigione – , con durata di validità sei mesi.
    • Chi effettua test molecolare o test rapido con esito negativo, ha validità di 48 ore dalla data del test
  • Solo chi è munito di certificato verde può dunque spostarsi da una Regione a un’altra se si tratta di zone a statuto – detto colore -diverso. Dal 26 aprile fino al 15 giugno, in zona arancione, è possibile andare a trovare amici o parenti in una abitazione privata diversa dalla propria in quattro persone al posto di due. Il decreto limita le visite in casa anche in zona gialla.

Il certificato verde è rilasciato in formato cartaceo o digitale.

Su quali basi scientifiche il Governo decide che in un cinema/teatro/live club si possa stare in cinquecento e in un’aula scolastica o universitaria non si possa raggiungere numeri ben minori?

Lo Stato legifera sul contatto personale, sulle attività e i contatti personali all’interno delle abitazioni private. È lecito sottolineare come la norma introdotta, possa essere precedente ideologico per un superamento del concetto di proprietà privata? Ed è lecito confrontare queste decisioni con la consuetudine nei regimi dittatoriali e totalitari?

“L’Art. 3 della bozza del nuovo decreto-legge riporta: «Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti di cui ai provvedimenti adottati in attuazione dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Lo spostamento di cui al presente comma non è consentito nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa».In sostanza, rispettando il coprifuoco che, salvo novità dell’ultima ora, resterà fissato tra le 22 e le 5 del giorno dopo, la visita a casa è vietata in area rossa, ammessa nel proprio Comune a un massimo di 4 persone (prima erano 2) se si è in zona arancione, mentre è possibile effettuarla in tutta l’area gialla, quindi anche in Regioni diverse purché gialle, sempre però una sola volta al giorno e spostandosi al massimo in 4 persone” Veronasera  20 aprile 2021FONTE

Su quali basi costituzionali il Governo discrimina i cittadini su un punto fondamentale come il diritto al lavoro, alla realizzazione personale, allo stato di necessità – sopravvivenza, mantenimento del nucleo familiare, evitare il pignoramento di beni, scongiurare la sottrazione dei minori a famiglie senza più reddito -, decretando che solo alcuni lavoratori/piccoli imprenditori possono riacquisire, parzialmente, i propri diritti ed altri no?

Lo Stato italiano vieta, di fatto, la libera iniziativa?

Lo Stato italiano viene, di fatto, ridisegnato con una geografia delle microaree e microregioni?

Tutti i diritti di libera circolazione sono sospesi, trasformando il cittadino di fatto, in straniero nella propria terra? Ideologicamente parlando, si ravvisa persino il superamento dello Ius soli e dello Ius Sangunis, una sorta di trasformazione dello stato di cittadino in stato di suddito.

Il diritto allo spostamento diventa oggetto di discriminazione.

Il malato, anzi il sano, è discriminato – con equiparazione tra stato di “positivo” a stato di “malato”-. Il cittadino è libero di circolare solo se in grado di dimostrare il proprio stato di salute. Il corpo sano diventa automaticamente e ideologicamente oggetto di reato? Il corpo sano, non certificato, diventa fuori legge. Con pericolose premesse ideologiche a futura legislazione.

I permessi del certificato verde hanno validità semestrale. [1]

Il cittadino viene a perdere ogni autorità sul proprio stesso corpo, con decadimento del principio dell’Habeas Corpus su cui si fondò il Diritto moderno inglese e che portò al definitivo superamento e abolizione della schiavitù in Europa. In Italia il diritto alla libertà personale fu inizialmente sancito dall’art.35 della Costituzione del Regno di Sicilia del 1812 e dall’articolo 26 dello Statuto Albertino del 1848, fu ripreso dagli articoli 13, 24 e 25 della Costituzione del 1948 dopo che era stato abolito durante il Fascismo.

Il permesso di spostamento legato al tampone che attesti la negatività al virus ha validità di 48 ore ed è legato ai costi e ai tempi di realizzazione. Questo aspetto logistico ed economico, non limita pesantemente o esclude, di fatto, la circolazione persino ai negativi? Come mai non sono presi in considerazione i sierologici che attestino l’immunizzazione al virus?

Su quali basi scientifiche si concede la libera circolazione ai vaccinati, quando gli stessi produttori, venditori e sostenitori di vaccini e la letteratura scientifica dimostrano che il vaccinato può comunque contagiare?

Covid Francia, il Consiglio di Stato respinge  viaggi alle persone vaccinate: “portatori di virus”

NOTE

[1 Sulla certificazione verde, stralci del Decreto:

A) <<Certificazioni verdi. Il decreto prevede l’introduzione, sul territorio nazionale, delle cosiddette “certificazioni verdi Covid-19”, comprovanti lo stato di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 o la guarigione dall’infezione o l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo. Le certificazioni di vaccinazione e quelle di avvenuta guarigione avranno una validità di sei mesi, quella relativa al test risultato negativo sarà valida per 48 ore. Le certificazioni rilasciate negli Stati membri dell’Unione europea sono riconosciute come equivalenti, così come quelle rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione Europea>>. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.14, del 21 aprile 2021

B) Le certificazioni verdi o green pass. Nella bozza all’Art. 2 si legge che «gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi di cui all’articolo 10». 

Nell’Art. 10 viene quindi spiegato che le certificazioni verdi «sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni>>:

  • a) avvenuta vaccinazione anti-Sars-CoV-2, al termine del prescritto ciclo.
  • b) avvenuta guarigione da Covid-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da Sars-CoV-2, disposta in ottemperanza ai criteri stabiliti con le circolari del Ministero della salute.
  • c) effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus Sars-CoV-2».

La validità della certificazione verde per quel che riguarda l’avvenuta vaccinazione oppure l’avvenuta guarigione avrà una durata di sei mesi, mentre in relazione al terzo caso, cioè l’effettuazione di un test rapido o molecolare la validità è di 48 ore. Da Veronasera del 20 aprile 2021  

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Campi per 36.000 persone e strutture di isolamento per minori. Legittime le domande

di EUGENIA MASSARI

Scadeva a metà aprile il bando pubblicato con carattere d’urgenza, volto l’allestimento di campi container per l’assistenza della popolazione in caso di eventi emergenziali.

Il bando da quasi trecento milioni, per campi da 36.000 posti

Il bando è consultabile e scaricabile dalla pagina CONSIP.

Indetto il 24 marzo 2021 e pubblicato su GUUE n. S061, il 29 marzo 2021, con scadenza per la presentazione dei progetti al 12 aprile 2021. La cronologia di gara è reperibile integralmente sulla stessa pagina CONSIP.

Il bando prevede l’allestimento di campi container per una capacità di 8000 posti a lotto, per quattro lotti – Nord, Sud, Centro, isole -, per una spesa di 266.716.544 di euro.

La notizia comincia a circolare in associazione all’emergenza sanitaria: si tratta di campi in qualche modo connessi all’emergenza covid19? Immediatamente media e siti anti bufale si premurano di associare la dicitura “fake”, “bufala, teoria del complotto”, alla notizia. Le argomentazioni sono le seguenti: non è un campo Covid, bensì spazi pensati per generiche emergenze; è una operazione di routine.

La Protezione Civile coglie l’occasione per chiarire il funzionamento della gestione delle emergenze e descrive il bando come normale amministrazione.

La “stampa” anti bufale non coglie a sua volta le argomentazioni di chi sottolinea invece la notizia come interessante. Alcuni di questi siti riportano, associandola alla parola fake, immagine a corredo della notizia circolata. Tuttavia, scelgono immagine generica e non immagine su cui venivano chiesti chiarimenti.

L’immagine in questione si riferisce invece a planimetrie scaricabili tra gli allegati del bando.

Ed è la seguente:

La domanda di chi avrebbe voluto ricevere maggiori chiarimenti sul bando, è relativa alla presenza di spazi specifici aperti al pubblico.

Che tipo di spazi, allestiti per ospitare persone, potrebbero non prevedere l’accesso al pubblico?

Gli 8000 posti a lotto sono da intendersi a loro volta suddivisi per Regione o pensati per le quattro aree? Ovvero, si verranno a finanziare piccole strutture temporanee per accoglienza su territorio, a livello locale o strutture decentrate su cui far convergere ospiti dalle quattro aree? In quest’ultimo caso si tratterebbe di far spostare i cittadini, allontanandoli anche fuori Regione?

Il bando è di routine. Tuttavia, risulta emanato con carattere di forte urgenza ed emergenza.

L’idea del campo covid non è un’idea peregrina.

Qui un campo container che Avvenire indica come campo alla “periferia di Shijiazhuang, la capitale provinciale della provincia di Hebei, il campo può accogliere oltre 4 mila ospiti. Ogni prefabbricato misura 18 metri quadrati”…

Covid. Cina, i campi di quarantena ultima trincea contro il virus

Qui Jan Peter Schröder, amministratore tedesco descrive spazi volti ad ospitare persone positive o venute in contatto con positivi, le quali violino la quarantena: “sono come hotel” esordisce. Il video inquadra spazi con filo spinato e sbarre alle finestre, molto più simili a comuni strutture detentive che a hotel.

Das ist der Corona-Knast für Quarantäne-Verweigerer | Schleswig-Holstein

“Der Norden macht ernst: Wer sich in Schleswig-Holstein künftig trotz mehrfacher Ermahnung nicht an die behördlich angeordnete häusliche Corona-Quarantäne hält, landet hinter Gittern!”, ovvero “Il nord fa sul serio: chiunque non si attenga alla quarantena domestica ufficialmente ordinata nello Schleswig-Holstein in futuro, nonostante i ripetuti avvertimenti, finirà dietro le sbarre!”.

I campi covid sono dunque già realtà in alcune aree. Ragione per cui i cittadini chiedevano rassicurazioni al Governo.

Sardegna. Strutture per isolare i minori positivi asintomatici

Un altro bando interessante è quello emanato dalla Regione Sardegna a gennaio del 2021. Bando per la selezione di almeno due strutture, una nel Nord Sardegna e una nel Sud, idonee ad ospitare minori Covid positivi asintomatici/paucisintomatici o per i quali è comunque prescritto l’isolamento (strutture filtro).

Manifestazione di interesse per selezione di due strutture, una nel nord e una nel sud Sardegna, idonee ad ospitare minori Covid positivi

I documenti del bando sono qui scaricabili.

Strutture specifiche per minori, organizzate in modo da rendere possibile l’isolamento. Di quali minori si tratta? Minori ospiti nelle case famiglia, minori privi di tutela genitoriale?

Non è sufficiente permettere la quarantena a bambini e ragazzi – che, ricordiamo, non hanno sintomatologia grave né rischiano di fatto nulla da questa malattia – all’interno delle attuali strutture? È pensabile isolarli ulteriormente, in strutture pensate appositamente per l’isolamento? E cosa vuol, dire questo, in associazione alla figura del bambino e del minore?

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Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Autrice su Il Mondo di Pannunzio, design editoriale e co-founder Media Emporia.

Perché il governo ignora le cure?

Di ALBERTO CONTRI

Le grandi tensioni che gravano sulle riaperture sia nel governo che nella piazza, traggono la loro origine da una equazione che sembra basata su una logica inoppugnabile: non si deve riaprire finché il numero dei contagiati, dei ricoveri, delle terapie intensive e dei decessi non scende, e finché non sale significativamente il numero dei vaccinati.

Per un anno le Istituzioni della Salute hanno ripetuto questo mantra, dando ai medici di base una sola indicazione, “tachipirina e vigile attesa“: che ora si scopre essere esattamente quello che non si deve fare.

A dirlo non è qualche folkloristico medico isolato, ma il prof. Giuseppe Remuzzi, Direttore Scientifico dell’Istituto Mario Negri, che propone inoltre, per curare il Covid-19,  un precoce intervento nei primi tre giorni dell’infezione a base di farmaci di uso assai comune e di costo molto basso.

Lasciati soli con l’unica indicazione di “tachipirina e vigile attesa” (secondo il prof. Remuzzi il paracetamolo è solo un antifebbrile che può favorire invece l’infiammazione) un numero sempre crescente di medici di base si è inoltre organizzato in reti come quella di IppocrateOrg in cui vengono scambiate indicazioni di cure efficaci con farmaci di impiego tradizionale sperimentati sul campo, e pure di integratori specifici per il rafforzamento del sistema immunitario. Su questo sito è inoltre possibile pubblicare richieste di aiuto in caso di latitanza del proprio medico, richieste che vengono evase da medici volontari.

Da queste colonne  il prof. Luigi Cavannaprimario oncoematologo di Piacenza, pioniere delle cure precoci a domicilio, a cui nei giorni del primo lockdown il Time ha dedicato una copertina, ha messo il dito nella piaga: “La maggior parte dei colleghi che sono nel comitato tecnico scientifico e nelle altre istituzioni di indirizzo hanno un’estrazione ospedaliera. L’ospedale non copre l’intera realtà della malattia, anzi in un certo senso la distorce, perché la schiaccia dentro la sua gravità. Chi segue il paziente oltre l’ospedale e lo prende in carico prima, durante e dopo il ricovero, sa che la sfida alla malattia si combatte in tempi e con strumenti diversi. La sfida al Covid è anzitutto un’impresa del tempismo: curare presto e a casa per evitare che il malato si aggravi e che il suo aggravarsi impatti sul sistema sanitario, indebolendolo”.

Il fondatore di IppocrateOrg, il dr. Mario Rango, nell’introduzione al suo manuale Guarire il Covid19 a casa afferma: “Le persone vengono lasciate sole, atterrite dalla paura. Muoiono perché non ricevono le cure che esistono e che sono sempre esistite. È adesso che va fatto il possibile. È adesso che vanno aiutate. È adesso che vanno salvate. Non si può aspettare ancora. Il Covid19 è una malattia di cui non si muore se curata adeguatamente entro i primi 3-4 giorni dalla manifestazione dei sintomi”. 

A supporto di questa affermazione c’è un dato assai significativo: finora sono stati curati a domicilio con successo, dai medici aderenti al network, oltre 13.000 pazienti. Con soli cinque insuccessi perché presi in ritardo e con gravi patologie pregresse.

Mentre il mantra delle Istituzioni della Salute (come se le molte centinaia di coscienziosi medici sul territorio fossero tutti degli improvvisati impostori) ripete a pappagallo che sulle terapie domiciliari non ci sono ancora studi “rigorosi” pubblicati su riviste di prestigio. Francamente è una obiezione perlomeno curiosa, che non pochi giudicano viziata dall’influenza sulla comunità scientifica della lobby interessata a indicare i vaccini come unica via d’uscita.

Domandiamoci allora perché, vista l’emergenza della pandemia, sono stati autorizzati di gran corsa dei vaccini creati in meno di un anno quando ce ne sono sempre voluti almeno dieci o quindici?

È sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo con la scoperta di imprevisti effetti collaterali molto gravi, certamente molto limitati di numero; ma intanto alcuni vaccini già approvati vengono messi all’indice in alcuni paesi, il che dimostra che sono stati perlomeno accelerati dei passaggi. Infatti, se si vanno a compulsare ad esempio i documenti ufficiali come il Risk Management Plan del vaccino di AstraZeneca, si legge: “Impatto rischio-beneficio: Data la natura accelerata del programma di sviluppo clinico, la comprensione del profilo di sicurezza a lungo termine dell’AZD1222 è attualmente limitata. Sebbene non vi siano al momento prove per sospettare un profilo di sicurezza avverso a lungo termine data la scarsità di dati, la possibilità non può essere esclusa.

Un altro mantra con cui vengono saturate le orecchie dei cittadini è che i vantaggi superano i rischi, e che i vaccini eviteranno migliaia di morti. Ma potrebbe non essere così vero: la Reuters ha appena reso noto uno studio dell’Università di Tel Aviv, secondo il quale il vaccino Pfizer si rivela poco efficace contro la variante sudafricana. La tv pubblica giapponese ha reso noto che la variante locale, denominata E484K, sta risultando altrettanto resistente. Ancora più preoccupante lo studio appena pubblicato sul British Medical Journal, in cui secondo l’Imperial College e la London School of Hygiene and Tropical Medicine, “in seguito all’allentamento delle regole di distanziamento sociale, è altamente probabile una ulteriore recrudescenza di ricoveri e di decessi, anche a causa di una riduzione dell’efficacia del vaccino”.

Come si vede, il problema non è solo italiano: con una testardaggine degna di miglior causa, la cosiddetta scienza ufficiale continua ad occuparsi solo di vaccini, ignorando del tutto la via d’uscita delle terapie domiciliari, che alla fine, si stanno dimostrando più efficaci e assai meno costose in termini sia sociali che economici.

Non resta che fare un appello accorato al Governo e alle autorità sanitarie perché prendano atto del sapere medico che si è diffuso con successo sul territorio, e invitino tutti i medici di base a seguire l’esempio dei loro colleghi più coscienziosi. Perché il rischio che il Governo si prende sia veramente ragionato, come ha detto il presidente Draghi, non c’è alcuna ragione al mondo per non affiancare alla vaccinazione un pressante invito ai medici di base ad intervenire con la necessaria rapidità e con gli indirizzi terapeutici la cui efficacia è oramai confermata da una prassi terapeutica sempre più diffusa.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Il Natale più triste e il sogno di Mario

di ALBERTO CONTRI

Questo è certamente il Natale più triste della mia vita.

Non perché mancano i mercatini, le abbuffate di dolci, le luminarie che, lentamente, laicamente e prosaicamente hanno sostituito i simboli di una tradizione che era il cuore dell’Europa.

Al suo posto ora trionfa un politically correct che guarda caso si sta sbriciolando all’istante di fronte a un virus di cui non sappiamo ancora granché ma che ha messo in ginocchio l’economia di quasi tutto il mondo. Aveva scritto Chesterton: “Non credono più a nulla, così finiscono per credere a tutto“. E noi, districandoci in mezzo a milioni di fake news, dovremmo sforzarci di credere alla “Scienza” che ha fatto di tutto per perdere la propria credibilità, grandi istituzioni in primis.

Dovremmo ubbidire a governanti che in altre epoche avrebbero potuto fare al massimo gli uscieri.

Ci dobbiamo sorbire il tragico inveramento delle profezie di Orwell, Huxley e Benson (come ho descritto nel mio recente pamphlet “La sindrome del Criceto“): la neo-lingua è oramai tra noi, ogni sera vengono modificati a piacimento un po’ di significati, quasi ogni sera Lilli Gruber domanda imperturbabile: “Quanto durerà questo governo?”. Come se fosse la domanda intelligente del secolo.

E come se non bastasse ora c’è pure la polemica sulla Messa di mezzanotte.

I difensori della salute pubblica nazionale ed europea hanno individuato in questo evento di un’ora, di una sola sera, il pericolo N.1 del contagio, mentre hanno dedicato pochi minuti per posticipare la chiusura dei negozi alle 21 tutte le sere…

Inoltre dobbiamo sorbirci pure i cattolici moderni e illuminati: “Ma che vuol dire? Del resto i Papi troppo anziani e stanchi l’hanno anticipata da anni, Cristo nasce nei nostri cuori, eccetera“. Sinceramente non me n’ero mai accorto di questo spostamento (non guardavamo la tv e andavamo invece sempre alla Messa a mezzanotte, anche con i bambini piccoli dormienti in braccio o nella carrozzina). Ora che ci penso – con tutto il rispetto – un po’ mi secca, se quello è il povero, modesto motivo: potevano benissimo inventarsi un evento liturgico con canti di tutte le tradizioni natalizie del mondo e riflessioni varie alle 21 con il Papa. E far celebrare la Messa di mezzanotte in S.Pietro ad un povero e umile missionario, come era uso fare il vecchio parroco della chiesa che frequentavo quando ero piccolo (oramai 70 anni fa…!). Ricordo come ci colpiva la sua predica,che non era un esercizio retorico, ma un racconto sempre appassionante.

Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, e nel frattempo tutto si è annacquato, uno vale uno, l’ignorantocrazia (titolo di grande attualità di un saggio di Gianni Canova) regna sovrana, i simboli pian piano si sono appannati o sono svaniti.

Il vero simbolo sovrano oramai è il relativismo etico: la vera libertà consiste nel fare ciascuno quello che gli pare, purché si rispetti magari un imbarazzante coprifuoco, che dà tanto la sensazione che quelli che avevamo dichiarato di aver abolito la povertà, ora pensano sul serio alla nostra salute, mentre vanno in tv a dire (ci avete fatto caso?) sempre tre cose, intercambiabili, ma sempre tre, tipo: salute, sviluppo, lavoro.

Evidentemente convinti che basti pronunciare quelle parole perché il loro significato diventi realtà.

Questa è l’unica cosa che hanno imparato.

Non hanno programmato nulla per mesi, e ora ritengono che si debba fare tutto in poche settimane (forse con le rotelle nei banchi si fa prima), persino i vaccini che hanno sempre richiesto addirittura decine di anni di sviluppo e controlli, ora si troverebbero (sicuri) in pochi mesi.

Tramite l’ineffabile Commissario, il nostro Governo ha già acquistato milioni di dosi di un vaccino (Pfizer), che oltre ad essere complicatissimo da gestire, modifica semplicemente il nostro genoma.

Sul tema, solo qualche rara vox in deserto clamantis.

Ho lavorato oltre vent’anni a contatto delle imprese farmaceutiche di tutto il mondo, e so di cosa parlo. Nessuno mi potrà mai obbligare a modificare il mio genoma per una malattia che si può curare con adeguati antinfiammatori e anticoagulanti… se presa in tempo (ma sulla medicina del territorio, che è la vera chiave, si sentono circolare sempre e solo buzzwords).

Davvero un triste Natale.

Per vedere se si riesce comunque a passà a nuttata, personalmente mi sono trovato un piccolo salvagente, un metodo che mi ha sempre aiutato nella mia lunga vita professionale: osservo bene le facce.

Mi fido solo delle facce. Le facce non mentono. Gli occhi non mentono (un tempo si sosteneva addirittura che fossero lo specchio dell’anima). Un solo esempio: quando, fra i tanti, vedo apparire in tv il prof. Garattini o il Direttore del Mario Negri prof. Remuzzi, o il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, prof. Ippolito, con le loro facce così per bene, come ce l’hanno solo le persone che hanno studiato, lavorato seriamente e imparato molto, mi rassereno.

E penso che ancora qualche possibilità ce l’abbiamo.

Così ho pensato di fare a tutti gli amici di questa piazza virtuale un particolare regalo di Natale, che ha a che fare con il mio mestiere di comunicatore. Pur essendo un riciclo di due anni fa… ritengo abbia ha un notevole valore: si tratta del video che tutti gli ospiti della casa di Riposo San Francesco di Monte San Pietrangeli hanno realizzato sotto la direzione artistica del loro direttore Alberto Del Bello, che è il responsabile di una RSA, dove, guarda caso, il virus non è mai entrato. Finora nemmeno un solo decesso a causa del Covid. Perché invece di chiacchierare di medicina del territorio, l’hanno sempre messa in pratica sul serio.

Si capisce che si sono anche divertiti non poco, regalando dignità e divertimento a quelli che dai vertici dell’Europa e della sua Banca Centrale sono considerati un peso inutile e troppo grande per la società.

Lo hanno fatto coniugando mirabilmente etica ed estetica (che i pensatori moderni, di oggi, vorrebbero invece fossero sempre più divise), dimostrando che prendendosi gran cura dei vecchi di questo piccolo paese, la vita è degna di essere vissuta fino all’ultimo, anche grazie al valore e al calore dei simboli.

Come lo è la Messa di mezzanotte.

Esempi come questo, oltre a costituire un momento di rara bellezza (anche l’esecuzione di Carol the Bells dei Pentathonix colpisce al cuore) ci esortano a non arrenderci e a resistere, come si sta facendo nei G.R.U. – Gruppi di Resistenza Umana, che stanno crescendo rapidamente, anche fuori dall’Italia.

Resistere al degrado, all’ignorantocrazia e al relativismo etico è forse il più grande dono che possiamo fare a noi stessi, ai nostri figli e ai nostri nipoti.

E anche al nostro Paese.

Non a caso abbiamo voluto aggiungere all’acronimo dei GRU questo slogan: Per risollevare l’Italia.

Almeno proviamoci.

Buon Natale, ad ogni buon conto: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Nagorno Parabakh, Fernand Braudel e il venditore di bibite

di ALBERTO CONTRI

In una regione dal nome finora sconosciuto ai più, sta scoccando una scintilla in grado di far esplodere l’attuale sistema di alleanze internazionali.

La Russia sostiene la causa degli Armeni, mentre la Turchia – membro della Nato – ma protetta dalla Russia, sostiene quella degli Azeri.

La Russia sostiene la causa degli Armeni, mentre la Turchia – membro della Nato – ma protetta dalla Russia, sostiene quella degli Azeri.

Sostenere è un eufemismo, perché in realtà si stanno mitragliando e bombardando di santa ragione.

La situazione è delicata perché la Russia non può abbandonare al suo destino il Caucaso del sud, mentre l’Europa non può tollerare un simile conflitto ai suoi confini. Inoltre, cito fonti affidabili, l’America intenderebbe mollare quanto prima la Turchia al suo destino (Erdogan troppo inaffidabile) provocando con questa mossa assai significativi spostamenti sulla scacchiera geopolitica.

Spostamenti che assegnano all’Italia quel ruolo chiave che il grande storico Fernand Braudel ha descritto in una serie di libri semplicemente memorabili.

Spostamenti che assegnano all’Italia quel ruolo chiave che il grande storico Fernand Braudel ha descritto in una serie di libri semplicemente memorabili.

Con la riduzione della Turchia ai minimi termini, l’Italia diventerebbe il nuovo muro di Berlino tra Europa, Asia e Africa, continente in cui i cinesi si stanno espandendo con tenace sistematicità. Agli Americani questo stato di cose non sta affatto bene, motivo per cui sono molto interessati a presidiare un Paese sempre più chiave come il nostro, che si affaccia sull’Africa, e presto prenderà il posto della Turchia. Dal canto loro i Cinesi non stanno perdendo tempo nel conquistare porti italiani e strutture di grande importanza logistica per accedere all’Europa.

In una situazione storicamente favorevole come questa, un Governo degno di questo nome, invece di andare in giro con il cappello in mano accontentandosi delle photo opportunity, potrebbe sfruttare la situazione per trasformare l’Italia nella Svizzera del Mediterraneo.

È altresì noto che i Francesi stiano tentando di consolidare sempre di più la loro presenza nel Bel Paese, acquisendo il controllo di imprese di grande importanza strategica (v. comunicazione e distribuzione) e anche militare.

In una situazione storicamente favorevole come questa, un Governo degno di questo nome, invece di andare in giro con il cappello in mano accontentandosi delle photo opportunity, potrebbe sfruttare la situazione per trasformare l’Italia nella Svizzera del Mediterraneo.

Ma ci vorrebbero dei leader veri, dei diplomatici tosti, mentre noi abbiamo ominicchi intenti a baloccarsi con giocattolini, come la piattaforma Rousseau o smaniosi di andare a pavoneggiarsi e a strillare nei talk show televisivi.

se gli uomini di governo non stanno bene, quelli dell’opposizione non stanno affatto meglio.

In un contesto nel genere, come possiamo accettare che il Ministro degli Esteri abbia la statura e le competenze di un venditore di bibite (con tutto il rispetto per questo umile e utile lavoro)? Natura non facit saltus: né per i venditori di bibite, né per qualunque altro essere inadeguato esiste la grazia di stato. Se non hai studiato e non hai esperienze specifiche e ben sedimentate, come potrai tenere botta in mezzo al tiro incrociato dei potenti del mondo, cercando inoltre di avvantaggiare il tuo Paese grazie ad una occasione storica?

Purtroppo è pure chiaro che se gli uomini di governo non stanno bene, quelli dell’opposizione non stanno affatto meglio. E così, un popolo che è stato capace di creare l’Impero Romano, finirà per svolgere lavoretti residuali per i nuovi occupanti “dagli atri muscosi, dai fori cadenti, dai solchi bagnati di servo sudor”.

Che fare? Arrendersi definitivamente?

Mai.

Non resta che ricominciare dai valori e dalle qualità che in molte parti del paese si sanno ancora esprimere, e soprattutto resistere ad un degrado che ha pure del tragicomico, dato che a menare la danza ci sono pure dei giullari.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.