Il sonno della Ragione genera mostri

di ALBERTO CONTRI

L’incisione numero 43 della serie I Capricci di Francisco Goya porta come titolo un aforisma diventato molto famoso, e che rispecchia con amara e drammatica corrispondenza i tempi che stiamo vivendo: Il sonno della ragione genera mostri.

Alcuni fatti, da La Sindrome del Criceto…

A seguire, ecco alcune delle mostruose stupidaggini illustrate ne La sindrome del criceto (Edizioni La Vela 2020):

  • La British Medical Association ha invitato i suoi 160.000 aderenti a non chiamare mai più futura mamma una donna incinta, “per rispetto degli uomini intersex o trans che potrebbero essere gravidi”.
  • La ricercatrice Maddalena Marini propone l’uso dell’elettrostimolazione cerebrale per rimuovere gli stereotipi negativi.
  • Procter & Gamble ha rimosso il simbolo di Venere dagli involucri di assorbenti igienici a marchio Always “per includere i clienti che mestruano ma non si identificano come donne”.
  • Secondo il teorico della Singolarità, Ray Kurzweil la struttura biologica dell’uomo verrà sempre più diffusamente integrata con elementi derivanti dalla nanotecnologia e dalla robotica, e l’intelligenza delle macchine supererà quella dell’uomo.
  • Johanne Kathleen Rowling (autrice della saga di Henry Potter) è stata aggredita dalla comunità LGBT e stigmatizzata come omofoba, per aver difeso una donna licenziata per aver affermato che il sesso è un dato biologico.
  • A New York il sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo, uno dei simboli della città, nell’elenco di quelli da abbattere perché ritenuto discriminatorio. Mentre l’Università di Edimburgo ha cancellato David Hume perché razzista.
  • La senatrice Cirinnà ha affermato che “la scuola pubblica ti deve salvare se hai avuto la sfiga di nascere con genitori oscurantisti”.
  • Lo scienziato giapponese Hiroshi Ishiguro ha sostenuto che “poiché la coscienza è costituita da un enorme ammasso di dati, quando avremo costruito un computer sufficientemente potente, avremo un computer dotato di coscienza”.
  • Secondo Francesca Pardi, autrice della favola “Il piccolo uovo”, “la famiglia omogenitoriale sta gradualmente sostituendo quella tradizionale”.
  • Il filosofo Cosimo Accoto sostiene che presto occorrerà riconoscere dei diritti ai robot perché dotati di coscienza.

Si potrebbe continuare a lungo, ma chi è interessato può approfondire leggendo il pamphlet*.

Gli esempi citati sono sufficienti a riempire l’animo di una profonda tristezza per l’infimo livello cui è stata portata la ragione da grandi imprese, mass media, ricercatori, scrittori, scienziati, politici. Tutti soggetti che dovrebbero brillare per razionalità, e invece sono sempre più abbagliati dalla luce di una opprimente forma di politically correct che in molti casi rasenta addirittura il ridicolo, negando basilari e inconfutabili leggi di natura.

L’abbassamento di livello del discorso

In seguito alle costanti pressioni di quella che J.K. Rowling ha definito una potente lobby planetaria, è stata confusa la più che ovvia e doverosa necessità di rispettare e tutelare i diritti di chi fa scelte sessuali e di vita di ogni tipo, con il pretendere che sia ritenuto uguale ciò che uguale non è, come stabilito dalla natura.

L’Economist e la “tirannia della tolleranza”

Quello che si fa fatica a comprendere è come mai blasonate società di consulenza e multinazionali del web e del commercio si siano votate a imporre con così grande determinazione le tesi di quella che è oggettivamente una minoranza della popolazione mondiale, e che non possono essere imposte a tutti, se non in base alla “Tirannia della tolleranza”, come ha titolato tempo fa l’Economist:

<<Le quote costringono le aziende e le università a valorizzare di più le identità che la competenza. Una orwelliana “polizia del pensiero” censura le opinioni politiche e sociali, la lingua, e persino i costumi di Halloween. Qualsiasi opinione contraria all’ortodossia libertaria si scontra con una forma di tolleranza zero che etichetta chi la esprime come razzista, omofobo o transfobico. I gruppi di minoranza stanno imponendo i loro valori e i loro stili di vita a tutti gli altri>>.

Insieme al tracollo e alla criminale distruzione di valori e di tradizioni millenarie in nome di un relativismo che ha la consistenza della carta velina, assistiamo allo sgretolamento delle virtù pubbliche, della buona amministrazione e anche della buona gestione imprenditoriale.

Con il sonno della ragione, oltre ai mostri citati, oggi imperano mostri di incompetenza che governano senza alcun cursus honorum alle spalle, e che ogni giorno trattano di questioni enormemente più grandi di loro, con risultati drammatici e spesso tragicomici.

Non avendo alcun retroterra culturale si entusiasmano poi immediatamente per tutto ciò che suona come politically correct, dato che è la filosofia spicciola più facile da masticare e sbandierare per chi non ha un minimo di retroterra culturale su cui basarsi.

E cosí il cerchio si chiude: un improvvisato ministro si trova a ripetere le stesse stupidaggini promosse dalla grande multinazionale, per cui il livello della conversatio del corpo sociale, nelle intenzioni politicamente corretta, è oramai precipitato al livello dove uno vale uno, dove tutto è uguale, indistinto, intercambiabile, e quindi non c’è più nulla che valga qualcosa. Seppelliti retaggio culturale e tradizione, siamo approdati in una terra di nessuno già ben descritta da Thomas S. Eliot nei Cori della Rocca, una terra in cui “gli uomini hanno abbandonato tutti gli dei, tranne il denaro, il potere e la lussuria”.

Il politically correct e la Responsabilità sociale di Impresa

A proposito di denaro, se mai si cercasse una riprova di quanto sia posticcio il politically correct sempre più spesso travestito da Responsabilità Sociale di Impresa, alcuni dei più famosi brand che hanno sposato in vario modo la causa del Black Lives Matter e i Gay Pride nel mondo, sono ora accusati di sfruttare tramite intermediari il lavoro di veri e propri schiavi in Cina e in Vietnam. Un rapporto dell’Australian Strategic Policy Institute sostiene infatti che 83 brand globali sfruttano catene di fornitura basate su persone che lavorano “in condizioni che ricordano fortemente il lavoro forzato“.

I brand citati dal rapporto sono:

Abercrombie & Fitch, Acer, Adidas, Alstom, Amazon, Apple, ASUS, BAIC Motor, BMW, Bombardier, Bosch, BYD, Calvin Klein, Candy, Carter’s, Cerruti 1881, Changan Automobile, Cisco, CRRC, Dell, Electrolux, Fila, Founder Group, GAC Group (automobiles), Gap, Geely Auto, General Motors, Google, Goertek, H&M, Haier, Hart Schaffner Marx, Hisense, Hitachi, HP, HTC, Huawei, iFlyTek, Jack & Jones, Jaguar, Japan Display Inc., L.L.Bean, Lacoste, Land Rover, Lenovo, LG, Li-Ning, Mayor, Meizu, Mercedes-Benz, MG, Microsoft, Mitsubishi, Mitsumi, Nike, Nintendo, Nokia, Oculus, Oppo, Panasonic, Polo Ralph Lauren, Puma, Roewe, SAIC Motor, Samsung, SGMW, Sharp, Siemens, Skechers, Sony, TDK, Tommy Hilfiger, Toshiba, Tsinghua Tongfang, Uniqlo, Victoria’s Secret, Vivo, Volkswagen, Xiaomi, Zara, Zegna, ZTE.

Dopo aver perso la ragione, ora – e per palese incoerenza – rischiano di perdere pudore e reputazione.

E noi dovremmo solo assistere allibiti, rattristarci, chiuderci nel nostro privato?

Forse ancora qualcosa si può fare: ribellarsi puntando ad un nuovo rinascimento partecipando ai GRU – Gruppi di Resistenza Umana http://www.resistenzaumana.org

*Disponibile su Amazon e Ibs, ma sul sito www.edizionilavela.it, la consegna è immediata – un giorno e si sostiene direttamente la casa editrice -.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Pandemia, distopia, perdita di diritti. E quella necessità di equilibrio tra l’uomo e il creato

di ALBERTO CONTRI

La pandemia del coronavirus-Sars-2 ci è piombata addosso come uno tsunami, travolgendo le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre certezze, insieme all’economia di tutto il mondo. 

Con decreti emanati d’urgenza per motivi di salute pubblica, i governi hanno sospeso diritti fondamentali segregando i cittadini in casa, e le città deserte sono apparse come un set pronto per una puntata di Black Mirror

L’incertezza della scienza di fronte ad un virus dalle caratteristiche sconosciute, si è trasformata ben presto in una insidiosa paura per un evento incontrollabile.

I governi hanno sospeso diritti fondamentali segregando i cittadini in casa, e le città deserte sono apparse come un set pronto per una puntata di Black Mirror. 

In questo frangente abbiamo cominciato a prendere coscienza della nostra grande fragilità di fronte ad un pur microscopico ed elementare organismo capace di far impazzire il nostro sistema immunitario. La dichiarazione di pandemia globale ad opera dell’OMS ha colto di sorpresa un mondo impegnato a celebrare le magnifiche sorti e progressive dell’intelligenza artificiale, dei robot dotati di coscienza, della libera scelta del proprio sesso, indipendentemente da quanto scritto nel DNA dell’uomo.

Che già si stava dichiarando onnipotente, addirittura transumano, e liberato dall’ingombrante fardello della tradizione, della propria storia, e persino delle leggi  della natura.

La mitizzazione di un incessante progresso tecnologico stava iniziando ad auspicare un pianeta popolato da ominidi sempre più tracciati, manipolabili ed eterodiretti, mentre la sconsiderata diffusione delle teorie gender stava favorendo la trasformazione delle persone in  esseri neutri, senza storia né tradizione, unicamente in balia delle proprie voglie.

L’uomo si dichiara onnipotente, addirittura transumano, liberato dall’ingombrante fardello della tradizione, della propria storia, e persino delle leggi  della natura.

Le pagine dei romanzi di George Orwell, Aldous Huxley e George Benson avevano silenziosamente cominciato a sostituire i fogli nel nostro calendario quotidiano, trasformando in realtà le loro previsioni distopiche. Sebbene scritte all’inizio del Novecento, quelle pagine contenevano i segnali latenti della riduzione dell’umanità alla mercé della dittatura di un pensiero unico pericolosamente totalizzante.

Assai prima che scoppiasse la pandemia, mi ero messo alla ricerca di quanti percepivano i rischi che stavamo correndo. E sono stato confortato dallo scoprire ovunque donne e uomini di qualunque ceto e livello culturale preoccupati per quel problema, animati dal desiderio di non restare inerti, e con l’urgenza di risolverlo.

Ecco perché ho ritenuto fosse venuto il momento di opporsi apertamente ad un così amaro destino, senza per questo demonizzare sviluppo tecnologico e Intelligenza Artificiale, che devono rimanere preziosi mezzi e non pericolosi fini. E senza trasformare meritorie campagne a favore delle diversità e per la parità di genere nella delegittimazione dell’unica famiglia in grado di perpetuare naturalmente la stirpe umana.

Dopo aver analizzato la criticità della situazione e raccolto pensieri di molte autorevoli e indipendenti personalità, ho deciso di proporre, alla fine di questo pamphlet, il manifesto dei: “GRU- Gruppi di Resistenza Umana”.

Mi ero messo alla ricerca di quanti percepivano i rischi che stavamo correndo. E sono stato confortato dallo scoprire ovunque donne e uomini di qualunque ceto e livello culturale preoccupati per quel problema, animati dal desiderio di non restare inerti e con l’urgenza di risolverlo.

Si tratta di un movimento d’opinione che intende promuovere la forza delle idee basate sull’educazione, lo studio, la formazione, l’approfondimento, la condivisione del sapere, il rispetto della dignità, la promozione dell’uomo e il rifiuto del relativismo etico.

Alla ricerca di un vero umanesimo integrale che sappia combinare tradizione e innovazione.

In molti hanno sentenziato che dopo il passaggio della pandemia, nulla sarà più come prima. Forse c’è proprio da augurarselo: perché di fronte alla ritrovata coscienza delle giuste proporzioni tra l’uomo e il creato, potrebbe essere assai meglio.

 

BIBLIOGRAFIA E LINK

La sindrome del Criceto, Alberto Contri edizioni La Vela

Comunicazione sociale e media digitali”, Roberto Bernocchi, Alberto Contri, Alessandro Rea – Carocci

McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale.” Alberto Contri, Bollati Boringhieri

PER APPROFONDIRE

Gender, progresso, politically correct: il rischio di un mondo di ominidi, Angelo maria Perrino intervista a Alberto Contri, Affari Italiani 22 giugno 2020

La rivoluzione che sta portando l’informazione verso i monopoli, Alberto Contri – Il Sussidiario

Perché l’IA non batte il cervello umano, Raffaele Barberio intervista a Alberto Contri – Key4byz

La Sindrome del Criceto, Eugenia Massari – Media Emporia dicembre 2019

Al robot i processi, all’uomo le decisioni, Alberto Contri – Media Emporia febbraio 2019

Intelligenza Artificiale tra utopia e distopia, Alberto Contri – Media Emporia

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.