Natale al femminile. Terzo webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

di FEMININUM INGENIUM

A chiusura del Ciclo di Conferenze online dedicate al tema Il Natale e le Donne. Uno sguardo femminile sul miracolo della Natività, il Centro Studi Femininum Ingenium, a pochi giorni dalla celebrazione del Natale, presenta un interessante e stimolante incontro con Eugenia Massari, sul tema La Poetica del Pulviscolo. Spirituale nella poesia femminile: Emily Dickinson e Isabella Morra.

Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design, mente brillante e vivace, sensibile e profondamente attenta, ci parlerà di queste due donne da lei molto amate da una prospettiva creativa e sentimentale. Entrambe vissero una vita da recluse. Emily per scelta, Isabella perché segregata dai suoi fratelli a Valsinni, nella rocca di famiglia. In queste donne lo slancio creativo si muove dal mondo all’interno. Collassa dentro. In entrambe la letteratura si fa proiezione, amore, simbolo.

Per questo il titolo fa riferimento a La Poetica del Pulviscolo: l’ispirazione poetica, non provenendo dall’esplorazione del mondo e del proprio sé come attore nel mondo, sprofonda nell’interno, si fa misterica, diventa una vera e propria poetica del pulviscolo. Dove è l’infinitesimamente piccolo ad assurgere a esperienza, a vita. Il pulviscolo diventa essenza che contiene. Più che microcosmo, dove rimarrebbe presente il concetto di esterno, è reale macrocosmo individuato e riconosciuto dal rispecchiamento dell’anima nel dettaglio.

Queste sono alcune delle interessanti riflessioni sulla Poetica del Pulviscolo, ovvero sullo spirituale nella poesia femminile, con le quali la Massari ci condurrà attraverso un confronto quasi dialogico tra queste due poetesse tanto distanti per epoche e cultura, ma tanto vicine per ricerca spirituale.

INFO E ISCRIZIONI

23 dicembre 2020, ore 18.00

Come per gli altri incontri, il webinar sarà trasmesso su piattaforma Zoom. Per iscriversi inviare una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com entro le ore 17.00 del giorno della conferenza online. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta FB attraverso la pagina del Centro Studi Femininum Ingenium.

È possibile seguire le attività del Centro Studi Femininum Ingenium mettendo un like alla pagina Fb, seguendo gli account Twitter ed Instagram @femininumingenium, e leggendo gli aggiornamenti pubblicati sulla pagina ufficiale. L’intero webinar sarà pubblicato in modo integrale sul canale YT e sul podcast del CSFI, che vi invitiamo a seguire e sottoscrivere.

Natale al femminile. Secondo webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

di FEMININUM INGENIUM

Dopo il successo del primo incontro con Ilaria Pagani, Storica dell’arte e Vice Direttore di Studi sull’Oriente Cristiano, il Centro Studi Femininum Ingenium presenta il secondo appuntamento del Ciclo di Conferenze online dedicate al tema “Il Natale e le Donne. Uno sguardo femminile sul miracolo della Natività”.

Natale al femminile. Webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

Il 16 dicembre alle ore 18.00, infatti, si potrà ascoltare l’interessante relazione di Raffaella Leproni, Professore Aggregato di Lingua e Traduzione Inglese del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, che ripercorrerà alcune caratteristiche della vita e della scrittura di Louisa May Alcott, la nota autrice di Piccole Donne, attraverso la lettura di una selezione di racconti natalizi, che mostrano chiaramente le tematiche e le attitudini a lei care.

In particolare saranno esaminati alcuni passi del bellissimo libro A Marry Christmas and other Christmas Stories, che raccoglie i preziosi racconti natalizi della Alcott.

Queste storie risultano molto piacevoli ma anche molto attuali, poiché – pur attingendo all’esperienza personale della sua famiglia e alle esperienze nei movimenti abolizionisti e per il suffragio femminile, grazie alle quali la trama rivela dettagli autentici del Natale dell’America del diciannovesimo secolo-, la loro enfasi sulla generosità e la carità li rendono incarnazioni senza tempo dello spirito del Natale e del messaggio di speranza portato dal Salvatore.

In un’ambientazione marcatamente coeva, intrisa di sentimenti e rappresentata con delicata maestria, Alcott tratteggia scene di vita globali, attualissime, portatrici di valori di respiro universale e pragmatico, e di un calore umano che dovrebbe appartenerci non solo durante le festività.

INFO E ISCRIZIONI

I webinar saranno trasmessi su piattaforma Zoom. Per iscriversi inviare una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com entro le ore 18.00 del giorno precedente la conferenza online.

È possibile seguire le attività del Centro Studi Femininum Ingenium mettendo un like alla pagina Fb, seguendo gli account Twitter ed Instagram @femininumingenium, e leggendo gli aggiornamenti pubblicati sulla pagina ufficiale. L’intero webinar sarà pubblicato in modo integrale sul canale YT e sul podcast del CSFI, che vi invitiamo a seguire e sottoscrivere.

BIBLIOGRAFIA

Racconti di Natale, Louisa May Alcott

Piccole Donne, Louisa May Alcott

Natale al femminile. Webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

di FEMININUM INGENIUM

In attesa del Santo Natale, il CSFI propone un ciclo di incontri online con tre brillanti studiose italiane: Ilaria Pagani, Storica dell’arte e Vice Direttore di Studi sull’Oriente Cristiano; Raffaella Leproni, Professore aggregato di Lingua e Traduzione Inglese dell’Università di Roma Tre; Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Tre appuntamenti per tre mercoledì, a partire dal 9 fino al 23 dicembre, per offrire qualche nuovo e interessante spunto di riflessione, attraverso piacevoli conversazioni, e per accogliere con nuova luce un antico e rinnovato miracolo attraverso l’originalità dello sguardo femminile.

WEBINAR: Il Natale e le Donne. Uno sguardo femminile sul miracolo della Natività.

Il primo webinar, che si svolgerà il 9 dicembre in occasione della presentazione del libro di Ilaria Pagani, Baldovino IV di Gerusalemme. Il re lebbroso, Graphe.it Edizioni, 2020, avrà come tema il ruolo delle donne nella costruzione del Regno di Gerusalemme e dei potentati di Oltremare.

Nell’epoca della Crociata come pellegrinaggio armato, sullo sfondo della cultura e dei valori del XII secolo, si staglia la figura di Baldovino IV, giovane re di Gerusalemme che, pur affetto da una devastante malattia come la lebbra, difese le terre conquistate dai cristiani affrontando le armate del suo grande rivale Saladino.

Figlio di Amalrico di Gerusalemme e di Agnese di Courtenay, Baldovino salì al trono ad appena tredici anni nel 1174 per decisione della corte, accettato come sovrano dai capi crociati che lo ritenevano debole a causa lebbra che già lo affliggeva. Un re che non sarebbe dovuto durare e che non avrebbe dovuto avere alcun peso nella feroce guerra tra le fazioni politiche per il controllo della Terrasanta. La storia di Baldovino IV fu invece sorprendente: un giovane cavaliere crociato che vide la sua giovinezza e la sua forza divorate dalla lebbra e che tuttavia mai si arrese al male, che prese su di sé come una croce da portare in battaglia. Invece di chiudersi nella difesa di Gerusalemme, Baldovino decise di attaccare, invece di essere docile strumento nelle mani di duchi e di conti, tenne loro testa; malato e ormai in punto di morte guidò personalmente il suo esercito nella battaglia di Mongisard. Vinse issando la reliquia della Vera Croce e mostrando i segni del suo male. Il re lebbroso si spense nel 1185 a soli ventiquattro anni e riposa nel Santo Sepolcro di Gerusalemme.

In questo mondo di cavalieri, di armi e di amori, un ruolo fondamentale è ricoperto dalle dame. Prenderanno quindi vita, in un carosello di figure femminili affascinanti e di grande rilievo storico, le figure delle principesse armene, delle quattro figlie del re, Melisenda, le principesse bizantine, Agnese di Courtenay, Sibilla sorella di re Baldovino IV, Caterina Cornaro e Carlotta di Lusignano.

ISCRIZIONI

I webinar saranno trasmessi su piattaforma Zoom. Per iscriversi occorre inviare una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com entro le ore 18.00 del giorno precedente la conferenza online. È possibile seguire le attività del Centro Studi Femininum Ingenium mettendo un like alla pagina FB e attraverso il sito web. L’intero webinar sarà pubblicato in modo integrale sul canale YT del CSFI, che vi invitiamo a seguire e sottoscrivere.

Il Natale più triste e il sogno di Mario

di ALBERTO CONTRI

Questo è certamente il Natale più triste della mia vita.

Non perché mancano i mercatini, le abbuffate di dolci, le luminarie che, lentamente, laicamente e prosaicamente hanno sostituito i simboli di una tradizione che era il cuore dell’Europa.

Al suo posto ora trionfa un politically correct che guarda caso si sta sbriciolando all’istante di fronte a un virus di cui non sappiamo ancora granché ma che ha messo in ginocchio l’economia di quasi tutto il mondo. Aveva scritto Chesterton: “Non credono più a nulla, così finiscono per credere a tutto“. E noi, districandoci in mezzo a milioni di fake news, dovremmo sforzarci di credere alla “Scienza” che ha fatto di tutto per perdere la propria credibilità, grandi istituzioni in primis.

Dovremmo ubbidire a governanti che in altre epoche avrebbero potuto fare al massimo gli uscieri.

Ci dobbiamo sorbire il tragico inveramento delle profezie di Orwell, Huxley e Benson (come ho descritto nel mio recente pamphlet “La sindrome del Criceto“): la neo-lingua è oramai tra noi, ogni sera vengono modificati a piacimento un po’ di significati, quasi ogni sera Lilli Gruber domanda imperturbabile: “Quanto durerà questo governo?”. Come se fosse la domanda intelligente del secolo.

E come se non bastasse ora c’è pure la polemica sulla Messa di mezzanotte.

I difensori della salute pubblica nazionale ed europea hanno individuato in questo evento di un’ora, di una sola sera, il pericolo N.1 del contagio, mentre hanno dedicato pochi minuti per posticipare la chiusura dei negozi alle 21 tutte le sere…

Inoltre dobbiamo sorbirci pure i cattolici moderni e illuminati: “Ma che vuol dire? Del resto i Papi troppo anziani e stanchi l’hanno anticipata da anni, Cristo nasce nei nostri cuori, eccetera“. Sinceramente non me n’ero mai accorto di questo spostamento (non guardavamo la tv e andavamo invece sempre alla Messa a mezzanotte, anche con i bambini piccoli dormienti in braccio o nella carrozzina). Ora che ci penso – con tutto il rispetto – un po’ mi secca, se quello è il povero, modesto motivo: potevano benissimo inventarsi un evento liturgico con canti di tutte le tradizioni natalizie del mondo e riflessioni varie alle 21 con il Papa. E far celebrare la Messa di mezzanotte in S.Pietro ad un povero e umile missionario, come era uso fare il vecchio parroco della chiesa che frequentavo quando ero piccolo (oramai 70 anni fa…!). Ricordo come ci colpiva la sua predica,che non era un esercizio retorico, ma un racconto sempre appassionante.

Tanta acqua da allora è passata sotto i ponti, e nel frattempo tutto si è annacquato, uno vale uno, l’ignorantocrazia (titolo di grande attualità di un saggio di Gianni Canova) regna sovrana, i simboli pian piano si sono appannati o sono svaniti.

Il vero simbolo sovrano oramai è il relativismo etico: la vera libertà consiste nel fare ciascuno quello che gli pare, purché si rispetti magari un imbarazzante coprifuoco, che dà tanto la sensazione che quelli che avevamo dichiarato di aver abolito la povertà, ora pensano sul serio alla nostra salute, mentre vanno in tv a dire (ci avete fatto caso?) sempre tre cose, intercambiabili, ma sempre tre, tipo: salute, sviluppo, lavoro.

Evidentemente convinti che basti pronunciare quelle parole perché il loro significato diventi realtà.

Questa è l’unica cosa che hanno imparato.

Non hanno programmato nulla per mesi, e ora ritengono che si debba fare tutto in poche settimane (forse con le rotelle nei banchi si fa prima), persino i vaccini che hanno sempre richiesto addirittura decine di anni di sviluppo e controlli, ora si troverebbero (sicuri) in pochi mesi.

Tramite l’ineffabile Commissario, il nostro Governo ha già acquistato milioni di dosi di un vaccino (Pfizer), che oltre ad essere complicatissimo da gestire, modifica semplicemente il nostro genoma.

Sul tema, solo qualche rara vox in deserto clamantis.

Ho lavorato oltre vent’anni a contatto delle imprese farmaceutiche di tutto il mondo, e so di cosa parlo. Nessuno mi potrà mai obbligare a modificare il mio genoma per una malattia che si può curare con adeguati antinfiammatori e anticoagulanti… se presa in tempo (ma sulla medicina del territorio, che è la vera chiave, si sentono circolare sempre e solo buzzwords).

Davvero un triste Natale.

Per vedere se si riesce comunque a passà a nuttata, personalmente mi sono trovato un piccolo salvagente, un metodo che mi ha sempre aiutato nella mia lunga vita professionale: osservo bene le facce.

Mi fido solo delle facce. Le facce non mentono. Gli occhi non mentono (un tempo si sosteneva addirittura che fossero lo specchio dell’anima). Un solo esempio: quando, fra i tanti, vedo apparire in tv il prof. Garattini o il Direttore del Mario Negri prof. Remuzzi, o il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani, prof. Ippolito, con le loro facce così per bene, come ce l’hanno solo le persone che hanno studiato, lavorato seriamente e imparato molto, mi rassereno.

E penso che ancora qualche possibilità ce l’abbiamo.

Così ho pensato di fare a tutti gli amici di questa piazza virtuale un particolare regalo di Natale, che ha a che fare con il mio mestiere di comunicatore. Pur essendo un riciclo di due anni fa… ritengo abbia ha un notevole valore: si tratta del video che tutti gli ospiti della casa di Riposo San Francesco di Monte San Pietrangeli hanno realizzato sotto la direzione artistica del loro direttore Alberto Del Bello, che è il responsabile di una RSA, dove, guarda caso, il virus non è mai entrato. Finora nemmeno un solo decesso a causa del Covid. Perché invece di chiacchierare di medicina del territorio, l’hanno sempre messa in pratica sul serio.

Si capisce che si sono anche divertiti non poco, regalando dignità e divertimento a quelli che dai vertici dell’Europa e della sua Banca Centrale sono considerati un peso inutile e troppo grande per la società.

Lo hanno fatto coniugando mirabilmente etica ed estetica (che i pensatori moderni, di oggi, vorrebbero invece fossero sempre più divise), dimostrando che prendendosi gran cura dei vecchi di questo piccolo paese, la vita è degna di essere vissuta fino all’ultimo, anche grazie al valore e al calore dei simboli.

Come lo è la Messa di mezzanotte.

Esempi come questo, oltre a costituire un momento di rara bellezza (anche l’esecuzione di Carol the Bells dei Pentathonix colpisce al cuore) ci esortano a non arrenderci e a resistere, come si sta facendo nei G.R.U. – Gruppi di Resistenza Umana, che stanno crescendo rapidamente, anche fuori dall’Italia.

Resistere al degrado, all’ignorantocrazia e al relativismo etico è forse il più grande dono che possiamo fare a noi stessi, ai nostri figli e ai nostri nipoti.

E anche al nostro Paese.

Non a caso abbiamo voluto aggiungere all’acronimo dei GRU questo slogan: Per risollevare l’Italia.

Almeno proviamoci.

Buon Natale, ad ogni buon conto: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.

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Da cinquant’anni in comunicazione, Alberto Contri è stato ai vertici di multinazionali della pubblicità e di istituzioni del settore: presidente dell’Associazione Italiana Agenzie di Pubblicità, della Federazione Italiana della Comunicazione, unico italiano mai cooptato nel Board della European Association of Advertising Agencies. Già consigliere della RAI, A.D. di Rainet, presidente e D.G. della Lombardia Film Commission. Ha presieduto fino la la Fondazione Pubblicità Progresso (1999 – 2019), che ha trasformato in un Centro Permanente di Formazione alla Comunicazione Sociale, con un Network (Athena) di oltre 100 docenti di 85 Facoltà e Master. Già Docente di Comunicazione Sociale presso le Università: La Sapienza, S.Raffaele-Vita, Iulm, attuale Presidente del Centro Responsabilità Sociale S.Bernardino. Autore di “McLuhan non abita più qui? La comunicazione nell’era della costante attenzione parziale” edito da Bollati Boringhieri nel 2017, “Comunicazione sociale e media digitali” , edito da Carocci nel 2018 e “La Sindrome del Criceto” edito da La Vela nel 2020.

Mutilazioni genitali femminili. Un webinar gratuito di Femininum Ingenium per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

di FEMININUM INGENIUM

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne si celebra il 25 novembre di ogni anno a partire dal 1999, anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre, l’ha istituita.

Il Centro Studi Femininum Ingenium, per l’occasione, presenta un Webinar sullo spinoso argomento delle Mutilazioni Genitali Femminili, pratica considerata terribilmente violenta sotto tutti i punti di vista: fisico, psichico, morale e spirituale.

Per tali ragioni e per la complessità del fenomeno e per la necessità imprescindibile di una sua precisa ed attenta analisi, le prospettive d’indagine proposte in questa sede sono di tipo medico, bioetico e biogiuridico.

Il Webinar è gratuito e si svolgerà su online e tramite diretta FB della pagina del CSFI, il 25 novembre 2020 dalle ore 18.00 alle ore 19.30 circa.

Interverranno:

Aurora Almadori, Medico Chirurgo specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Attualmente è dottoranda (PhD) presso la University College of London in Regno Unito e la sua attività di ricerca si concentra sull’uso di terapie a base di cellule staminali adulte per trattare la fibrosi e le cicatrici. Ha completato due Master universitari, uno in Chirurgia Rigenerativa (cellule staminali) e uno in Medicina dell’Immigrazione. Ha inoltre effettuato dei periodi di formazione chirurgica in Italia, Brasile, USA e UK sviluppando un expertise ultra-specialistico nella chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica dei genitali femminili. All’attività chirurgica e di ricerca affianca attività filantropiche assistendo pro bono donne con Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), offrendo interventi chirurgici mini-invasivi con tecniche innovative quali l’impiego di cellule staminali ed altre tecniche di chirurgia plastica. Dal 2018 è la referente della Sezione Mutilazioni genitali femminili (MGF), all’interno del Capitolo di Chirurgia Genitale Femminile e Maschile della SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva- rigenerativa ed Estetica). Per la sua attività ha ricevuto vari riconoscimenti nazionali ed internazionali tra cui la premiazione nella sesta edizione del «Premio Italia Giovane» anno 2019. Attualmente lavora tra Roma, Londra e Lussemburgo.

Giorgia Brambilla, Docente ordinario presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) e incaricato presso la Pontificia Università Lateranense, già Professore invitato all’Università Sapienza e Cultore della materia all’Università di Roma Tor Vergata. Ha conseguito il Dottorato in Bioetica, la Licenza in Teologia con specializzazione in Morale sessuale e famigliare, la Laurea in Scienze Religiose e la Laurea in Ostetricia. All’APRA svolge corsi di Teologia morale e di Bioetica da più di dieci anni, è Coordinatrice del corso di Laurea Magistrale in Scienze Religiose (biennio pedagogico-didattico), è Consigliere dell’Istituto Scienza e Fede ed è Reviewer della rivista StudiaBioethica. Collabora nell’ambito della formazione con varie associazioni cattoliche e prolife, svolgendo conferenze in tutta Italia. È da tre anni coordinatrice del corso annuale Riscoprire la Bioetica dell’associazione Famiglia Domani. Scrive articoli di carattere bioetico per blog e riviste e cura le rubriche Diario di Bioetica (radioromalibera.org), Preferisco il Paradiso: rubrica di Teologia morale (radiobuonconsiglio.it) e L’olio di nardo. Bioetica, famiglia e società (puntofamiglia.net).

Luisa Lodevole, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2005. Dal 2011 al 2013 è stata Visiting PhD presso l’Università di Vienna, Institut für Rechtphilosophie, Religions-und Rechtgeschichte. È dottore di ricerca in Storia e Teoria del Diritto Europeo, presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Ha scritto la monografia Embrioni abbandonati, per i tipi Aracne nel 2016. Ha svolto docenza nel Master di II livello in Bioetica clinica (2007, 2008), presso l’Università Sapienza di Roma, e nel Master in Consulenza familiare, Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia.

Info. e iscrizioni

È possibile iscriversi gratuitamente al webinar inviando una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com per ricevere il link di collegamento. Tutte le info si trovano sulla pagina FB del CSFI e su http://www.femininumingenium.it.

La formazione diffusa e il corpo del potere

di FABIO SONZOGNI

Lo stato di emergenza nei Paesi a regime liberale è una dichiarazione ufficiale emanata, tramite un decreto legislativo approvato da un atto parlamentare, da un Governo che constata l’esistenza di un pericolo imminente che minaccia la nazione.

C’è qualcosa di nuovo: si nega alla persona l’accesso alla formazione

Il filosofo Massimo Cacciari ci ricorda che “Son trent’anni che affrontiamo la crisi con regime di emergenza”. 1990 -1991, Guerra del Golfo; 11 settembre 2001: Torri Gemelle, 2004 – 2019: Terrorismo islamico (Al Qaeda, ISIS); 2008-2009: Crisi economica

…2020, Pandemia.

Quest’ultima ha caratteristiche proprie che tutti abbiamo imparato a conoscere, ma c’è invece qualcosa di nuovo, ed evidente, nel come affrontarla: si nega alla persona l’accesso alla formazione.

Dall’estate ad oggi ho frequentato – come molti di voi, immagino – i luoghi che il nuovo Dpcm ha segnalato come pericolosi. Mi riferisco ai Cinema, Teatri, Scuole. Insegno al Liceo, vado spesso al cinema e a teatro. Ho spesso affrontando il tema educativo-formativo, e in quelle occasioni ho scritto di formazione diffusa.

…la scuola ha scelto di informare – non di formare – alla competizione con l’altro, secondo il modello anglosassone

Ritengo la scuola il luogo privilegiato per tale compito, ma lavorandoci avverto che non è sempre così, al contrario sembra che la scuola abbia scelto di informare affinché i discenti possano corazzarsi e partecipare alla competizione con l’altro. Pratica collaudata da decenni dalla scuola anglosassone.

È anche per questo che credo sia giusto diffondere sull’intero territorio, fisico e psichico, proposte formative. I cinema, i teatri, insieme a biblioteche, librerie, attività sportive, relazioni in contesti strutturati, la famiglia, luoghi capaci di aggregare persone innamorate della stessa passione… insomma ogni luogo che favorisca l’incontro con l’altro nella condivisione.

Da fonte MIUR: “La scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale”. Motivando questa affermazione con la percentuale (naturalmente molto piccola) di nuovi contagiati rispetto al totale di ciascuna categoria: 0,021% degli studenti, 0,047% dei docenti e 0,059% dei non docenti.

L’Agis, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ha monitorato 2.782 spettacoli tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento. Nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) a inizio ottobre, le Asl territoriali hanno registrato un solo caso di contagio da coronavirus. “Una percentuale pari allo zero e assolutamente irrilevante – sostiene l’Agis – che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri”.

Perché questo accanimento nei confronti della formazione?

Perché questo accanimento nei confronti della formazione?

Spesso e giustamente quando si parla di Spettacolo, in relazione alle chiusure causate dal Covid-19, ci si riferisce ai lavoratori dello spettacolo. E di cosa perde lo spettatore, chi ne parla?

In alcuni ambiti l’arte è tuttora considerata inutile se non per divergere, divertire.

No, l’Arte non è divertimento, è un’opportunità per modificare lo sguardo, per alzare gli orizzonti, per abbandonare la staticità e mettersi in moto, per emozionarsi, per incontrare l’altro, le cose del mondo e sé stesso.

La volontà di sottrarre all’Uomo l’incontro e il coraggio di pensare

Chiudere quei luoghi significa distanziamento sociale (termine orribile e pericoloso), che rivela la volontà di sottrarre all’Uomo l’incontro, la condivisione, unica pratica formativa edificante, capace di generare il coraggio di pensare, autonomamente, in libertà.

Con strumenti più affinati potremo anche convivere con il nemico invisibile rielaborando, per comprenderle, paure e angosce altrimenti capaci di fare molto male, innanzitutto ai nostri ragazzi il cui contesto non è più soltanto liquido, ma approda, spesso, allo stato gassoso.

Ha ragione Cacciari quando dice che “le risposte alle crisi sono sempre state emergenziali e sempre tese a ridurre lo spazio politico, mettendo in crisi la democrazia parlamentare.”

Mi permetto una digressione, che mi suggerisce Elias Canetti nel suo mirabile testo: Massa e Potere.

Alla parola forza si ricollega l’immagine di qualcosa di vicino e di presente: la forza è più pressante e immediata del potere.

Intensificando l’espressione, si parla di forza fisica. Ai livelli più bassi, più animaleschi, è più esatto parlare di forza anziché di potere. Una preda viene afferrata con forza, e con forza portata alla bocca. Quando la forza dura a lungo, diviene potere; ma nell’istante acuto, che giungerà all’improvviso, nell’istante decisivo e irrevocabile, sarà di nuovo pura forza.

Quando la forza dura a lungo, diviene potere

Il potere è più generale e più ampio della forza, contiene di più, e non è altrettanto dinamico. È più complesso e possiede perfino una certa misura di pazienza. La parola stessa deriva dall’antica radice gotica “magan” che significa “potere, essere in grado di” e non ha alcun rapporto con il tema “machen” (fare). La differenza tra forza e potere può essere esemplificata in modo evidente se ci si riferisce al rapporto fra il gatto e il topo.

Il topo, una volta prigioniero, è in balia della forza del gatto. Il gatto lo ha afferrato, lo tiene e lo ucciderà. Ma non appena il gatto incomincia a giocare col topo, sopravviene qualcosa di nuovo. Il gatto infatti lascia libero il topo e gli permette di correre qua e là per un poco. Appena il topo incomincia a correre, non è più in balia della forza del gatto; ma il gatto ha pienamente il potere di riprendere il topo.

Permettendo al topo di correre, il gatto lo ha lasciato pure sfuggire dall’ambito immediato dell’azione della sua forza; ma finché il topo resta afferrabile dal gatto, continua ad esser in suo potere.

Lo spazio sul quale il gatto proietta la sua ombra, gli attimi di speranza che esso concede al topo, sorvegliandolo però con la massima attenzione, senza perdere interesse per il topo, per la sua prossima distruzione, tutto ciò insieme, spazio, speranza, sorveglianza, interesse per la distruzione, potrebbe essere definito come il vero corpo del potere, o semplicemente il potere stesso.

Ho la sensazione che, parafrasando Cacciari, è da trent’anni – e forse più – che siamo costretti ad interpretare inconsapevolmente il ruolo del topo.

Averne coscienza credo sia già un passaggio importante.

Quindi il gatto ha bisogno dell’emergenza perché, in quel caso, il suo compito sarà decisamente più semplice. E se nulla emergesse? Si crea subito un nuovo nemico, altrimenti il topo torna a ballare.

Mi scuso per la semplificazione eccessiva. La mia è una considerazione priva di ogni scientificità, che rasenta l’ovvio.

Ma a me accade spesso di cercare in profondità quello che sta in superficie.

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Fabio Sonzogni ha lavorato come attore con i registi: Luca Ronconi, Dario Fo, Antonio Syxty, Antonio Latella. Dal 2000 lavora come regista. Il suo ultimo lavoro teatrale, Signorina Julie di Strindberg è in tournée. Dalla prima edizione si occupa della direzione artistica del Siloe Film Festival. Per approfondire. 

Nostalgica apologia della mano in una società tecnologica

di IRENE BERTOGLIO

Costretta per cause evidenti a rinunciare (temporaneamente) al mio lavoro a contatto diretto con le persone nello studio professionale, mi accingo – non con una certa perplessità – a ripensare alle sedute di rieducazione della scrittura tramite lo schermo.

Riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano…

Ciò mi porta inevitabilmente a riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano in questi anni.

Rispetto a cinquant’anni fa, uno dei più ragguardevoli cambiamenti avvenuti nella nostra società riguarda, infatti, proprio il minor utilizzo delle mani. 

Se ci pensiamo bene, i giochi di una volta si svolgevano all’aria aperta, permettendo ai piccoli di sviluppare tutti i sensi; erano per lo più manuali e coinvolgevano tutto il corpo: una palla, una bici, una fionda, una corda…

Ora i giochi sono soprattutto tecnologici e quando i ragazzi si trovano insieme condividono spesso del tempo di fronte a un monitor.

Tuttavia, è un dato di fatto che l’incontro e una vera relazione passano attraverso il corpo

La maggior parte delle sedute con i miei bimbi permette loro di risolvere la loro difficoltà grafiche, di migliorare la loro motivazione ed autostima proprio perché ci si coinvolge completamente, anima e corpo.

La sensorialità è anche la prima forma di conoscenza della realtà nel bambino e il tatto è sostanziale soprattutto nell’infanzia perché incide fortemente sulla formazione della personalità.

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea.

Con l’uso smisurato della tecnologia, che soprattutto l’urgenza sanitaria attuale ha incrementato, i giovani (e non solo) sono sempre meno capaci di scrivere a mano.

I dati sull’aumento della disgrafia e dei disturbi di apprendimento lo dimostrano ampliamente.

Il problema però non riguarda soltanto l’incapacità grafica, ma è molto più profondo: scrivere con il tablet e scrivere in corsivo strutturano il cervello in modo diverso. Uno sviluppo differente del cervello comporta l’insorgenza di una diversa forma di pensiero, meno lineare e più “ad impulsi”.

In questa seconda organizzazione della mente, le operazioni mentali risultano impoverite, comportando una diminuzione dell’attività mentale, difficoltà nel mantenimento della soglia di attenzione ed aumento dei livelli di stress.

Di fronte a tale cambiamento epocale ritengo doveroso porci la questione etica su quale direzione stiamo prendendo.

È la moderna neuropsicologia a confermare che, se non permettiamo alle mani di muoversi, non stimoliamo sufficientemente le strutture sottocorticali encefaliche. È fondamentale allora che si ritorni al più presto ad una cultura tattile che valorizzi l’aspetto motorio.

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero

Studi scientifici sull’importanza della scrittura a mano hanno evidenziato come, attraverso la sua acquisizione e il suo uso, nel cervello avviene una stimolazione di molte aree cerebrali e comporta uno sviluppo più ampio delle capacità mnemoniche, la strutturazione di un pensiero più rapido, oltreché una maggiore libertà espressiva dovuta all’attivazione della parte emozionale. 

Come ci insegna la disciplina grafologica, il corsivo permette infatti l’espressione di sé, incoraggiando l’originalità e la creatività.

Indurre all’apprendimento di un gesto armonico e fluido, tipico del corsivo, favorisce inoltre stati d’animo positivi, libera i circuiti muscolari dalle tensioni emotive, implica riflessi benefici nella sfera relazionale e sociale e contrasta la stanchezza.

E per gli adulti o per i bambini che hanno già imparato a scrivere, ma lo fanno in modo poco spontaneo e naturale, esiste la possibilità concreta, attraverso la figura del grafologo rieducatore della scrittura, di intervenire con un training scrittorio. In questo modo le difficoltà di scrittura vengono superate e i bambini imparano a scrivere bene, e quindi a pensare bene. 

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero.

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Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo ed è direttrice della collana editoriale “Scripta Manent”.  

(Per contattare l’autrice psicologiadellascrittura@gmail.com)

Senza libri

Biblioteche, Coronavirus e insipienza dei politici

di EDOARDO BARBIERI

Forse la cosa giusta l’ha fatta il Rettore della Statale di Milano che, dichiarando le biblioteche del suo Ateneo un bene essenziale, ne ha impedito la chiusura, anche nei momenti più cupi del lockdown.

Oltre un milione e mezzo di studenti universitari italiani (e i circa cinquantamila professori) sono rimasti senza libri, o quasi

Infatti, come molti si sono accorti, tra le istituzioni culturali che più hanno sofferto nei passati e nei presenti mesi (davvero anno bisesto, anno funesto!) ci sono le biblioteche (e gli archivi, ma lì la gente ci va di meno).

Una serie di davvero sfortunati eventi ha fatto sì che oltre un milione e mezzo di studenti universitari italiani (e i circa cinquantamila professori) siano rimasti senza libri, o quasi.

Per non parlare delle biblioteche storiche, di quelle di quartiere, etc. 

Indicazioni terroristiche e contraddittorie giunte dall’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro

Senza dubbio, a scatenare la tempesta perfetta hanno contribuito più fattori:

le indicazioni terroristiche e contraddittorie giunte dall’Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro (che dovrebbe occuparsi di restauro di carta e legature, non delle infezioni eventualmente causate dai libri…) circa la quarantena cui sottoporre ciascun documento dopo la consultazione;

– una certa disaffezione al lavoro che ha colpito soprattutto i bibliotecari dipendenti dallo Stato, messi in smart working ma in larga maggioranza nullafacenti (mentre, a esempio nelle comunali, non pochi bibliotecari si sono battuti strenuamente per riaprire il servizio al pubblico);

La pandemia ha messo in risalto carenze che già erano presenti nelle nostre biblioteche di ogni ordine e grado

– la situazione già precaria di molte biblioteche a causa di personale anziano (lavoratori fragili), scarso, talvolta incompetente, una generale carenza di fondi, ma soprattutto di idee e iniziative.

Cioè la pandemia ha messo in risalto carenze che già erano presenti nelle nostre biblioteche di ogni ordine e grado.

Non voglio neppure pensare, invece, alle biblioteche scolastiche che sono state semplicemente buttate nei cassonetti nei mesi scorsi per far spazio ai banchi con le rotelle proposte dal Ministero…

A guardar bene la nostra situazione nazionale, le biblioteche non sono però un lusso che ci possiamo permettere di lasciar perdere.

Oltre a costituire il luogo di lavoro per decine di migliaia di cittadini e lo strumento di studio e ricerca per centinaia di migliaia di altri cittadini, costituiscono (nelle loro diverse articolazioni di servizio, strutturale e geografica) i presìdi più importanti del territorio per una formazione culturale critica e prolungata nel tempo (educazione permanente, si diceva un tempo).

Certo, le biblioteche devono ripensarsi, rilanciarsi, ridefinirsi, ma coscienti della propria essenziale importanza per la società italiana, per la conservazione della memoria nazionale, per lo sviluppo della cultura come fenomeno sociale, per la diffusione della lettura e della conoscenza evoluta della lingua italiana sia per i nativi sia per i non italofoni.

Contro lo sfascio delle biblioteche italiane. Un manifesto per i presìdi culturali del territorio

Ciò che sembra più sconcertante è l’ignavia della nostra classe dirigente e politica italiana rispetto al tema, compreso il Ministro dei Beni Culturali che, al di là di qualche slogan, pare interessarsi al massimo di musei e beni artistici, che comunque fanno più spettacolo.

Per questo con una decina di studiosi e bibliotecari abbiamo messo insieme un volume – gratuitamente disponibile – che vuole essere assieme di denuncia e di proposta: Contro lo sfascio delle biblioteche italiane. Un manifesto per i presìdi culturali del territorio.

Si tratta di un tentativo di analisi sfaccettata della situazione con un’attenzione sia a diverse tipologie di biblioteche, sia alle differenti funzioni da esse svolte, sia ai molteplici punti di vista che possono essere messi in atto.

La situazione è spesso disperata ed è ragionevole pensare che, se non ci saranno interventi seri e veloci, sollecitati dalla società civile, le nostre biblioteche subiranno un drammatico ridimensionamento

Si passa così dal tema della funzione del catalogo alle diverse situazioni a seconda della tipologia delle biblioteche, dalle difficoltà di accesso per il lettore alla dialettica tra conservazione e fruizione del materiale, dalla differenza tra fruizione in re e accesso digitale, dall’accessibilità per i disabili alle funzioni del personale bibliotecario, dai problemi della digitalizzazione alla situazione nelle biblioteche nordamericane.

Il tutto con uno stile che vorrebbe superare il semplice bibliotechese di molte pubblicazioni di settore, per chiarire la vocazione culturale delle biblioteche quali istituti centrali della nostra società.

Chiude il volumetto, un breve divertissement, che mostra come si possa anche sorridere su ciò che è accaduto (e accade) in molte nostre biblioteche.

La situazione è però spesso disperata ed è ragionevole pensare che, se non ci saranno interventi seri e veloci, sollecitati dalla società civile, le nostre biblioteche subiranno un drammatico ridimensionamento.

Sarebbe un danno immenso.

Come dopo le devastazioni alla Biblioteca dei Girolamini di Napoli (vi ricordate? Solo qualche povero professore universitario a denunciare lo scempio…) volute dal direttore stesso, un dipendente del Ministero dei Beni Culturali…

LINK E RISORSE

Contro lo sfascio delle biblioteche italiane. Un manifesto per i presìdi culturali del territorio, Edoardo Barbieri (a cura) – SCARICA GRATUITAMENTE IN .PDF

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Edoardo Barbieri è un bibliografo e accademico italiano. Ordinario di Bibliografia alla Università Cattolica di Milano.

Fu un angelo a portarmi la storia

di GIORGIO BIANCHI

Nel fotoreportage non esiste un coefficiente di difficoltà come nei tuffi.

Ogni lavoro viene valutato per ciò che comunica, senza tenere in minimo conto quali criticità abbia dovuto affrontare il fotografo per realizzarlo.

Giusto o sbagliato che sia questo è quanto.

Un lavoro fatto nelle miniere di carbone artigianali del Donbass per me ha coefficiente di difficoltà dieci. Il punteggio massimo deriva dalla sommatoria di una serie di fattori che andrò brevemente ad elencare: le condizioni di illuminazione pressoché proibitive; gli ambienti claustrofobici; il fatto di dover strisciare a terra per la maggior parte del tempo e di dover essere obbligati a lavorare completamente immersi nella polvere di carbone e nel frastuono assordante dei martelli pneumatici.

Se il gioco non vale la candela, visto che a nessuno interessa quali difficoltà abbia dovuto affrontare il reporter per raccontare queste storie, perché farlo?

Mettiamola così: se non scendi la sotto e non provi sulla tua pelle cosa vogliano dire otto ore in quel buco, tu di quella gente non sarai mai in grado di dire nulla.

Un giorno mi trovavo fuori dall’ufficio di una miniera al termine di una sessione di riprese. Ad un certo punto in lontananza ebbi come una visione.

Una splendida ragazza vestita di bianco avanzava in mezzo al fango misto alla povere di carbone, tra le baracche di legno annerito.

Era la cosa “più fuori luogo” che avessi visto in tutta la mia vita. Non c’entrava nulla con quell’ambiente, anzi ne era l’esatta negazione.

Se i poveri minatori che uscivano dal buco dopo il turno di lavoro sembravano anime dannate sfuggite alle braci dell’inferno, lei somigliava ad un angelo sceso sulla terra per condurle in salvo in paradiso.

Una volta realizzato che non si stesse trattando di una allucinazione, chiesi alla mia interprete di informarsi sul motivo per il quale quella ragazza si trovasse il quel luogo dimenticato da Dio.

Prima di proseguire occorre fare una piccola premessa. La mia traduttrice è nata in URSS, ha vissuto alcuni anni in DDR e poi è tornata definitivamente in Unione Sovietica. Per quanto concerne il suo approccio al lavoro è la quintessenza del funzionario sovietico. Pertanto anche in quel caso ottemperò al compito assegnatole, alla lettera. Fu di ritorno da me in un attimo con un comunicato striminzito: “la ragazza è venuta a prendere suo padre”, punto.

Ovviamente non si era minimamente chiesta il motivo per il quale il padre necessitasse che la figlia si recasse in un luogo del genere per essere riportato a casa. A quel punto la rispedii di corsa a chiedere un supplemento di informazione.

Al suo ritorno mi riferì che era lì perché il padre è cieco. “Cieco che non ci vede” dissi io, o “ceco, della repubblica Ceca?” . “Cieco che non ci vede” disse lei. “Non è possibile, hai capito male”, “Ti dico che ho capito bene, non sono scema”, “Chiedile se può accompagnarlo in ufficio che voglio vederlo con i miei occhi”.“Ha appena finito il turno, appena si sarà cambiato verrà in ufficio”.

Fu a quel punto che vidi per la prima volta Sasha.

Entrò nell’ufficio condotto per mano dalla figlia.

Camminava incerto, tremava un poco per l’emozione. Ma soprattutto…non vedeva nulla. Si muoveva male in quell’ambiente. Ci ho ripensato decine di volte nei giorni a venire, soprattutto dopo che lo avevo visto spostarsi come un felino per i cunicoli della miniera. Oggi mi riporta in mente l’albatro di Baudelaire: quei sensi sviluppatissimi che gli consentivano di fluttuare come un uccello notturno nel buio della miniera, lo rendevano impacciato nella vita comune.

In quel momento stava percependo una diversa elettricità nell’aria e questo lo rendeva guardingo e involontariamente goffo. Lui, così sicuro tra le tenebre, tra cavi i d’acciaio che intralciano il cammino, immerso nelle pozze d’acqua fino alle ginocchia, curvo per ore per evitare le traversine troppo basse, in quel momento era messo a disagio da uno sgabello e da un tavolino fuori posto.

Ciononostante il coefficiente di difficoltà della vita di Sasha è fuori scala.

E’ un tuffo che solo lui sa fare, ogni giorno, nel cuore di tenebra di una miniera di carbone.

LINK

Blind Pitt, un film di Giorgio Bianchi e Federico Schiavi – TRAILER

 

 

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Giorgio Bianchi è un fotoreporter di guerra. Attivo in Medio Oriente e nell’area di conflitto del Donbass. Autore delle raccolte fotografiche Donbass Stories e Teatri di Guerra. Dove testimonia il conflitto nel suo impatto sulla vita delle comunità, l’orrore ma anche le tracce di bellezza e resistenza umana. Gallery