Gli schermi divorano, la lettura nutre

di FABIO SONZOGNI

<<Leggete, staccatevi dagli schermi. Gli schermi vi divorano, la lettura vi nutre. Gli schermi vi svuotano, i libri vi riempiono. La letteratura e i libri vi permetteranno di scoprire quanto siete unici e fino a che punto non assomigliate a nessun altro. È quello che fa l’umanità. Ogni persona è unica. Ed è la letteratura che ce lo insegna>>. Di chi è questa frase? Un vecchio professore nostalgico? Il Ministro della pubblica Istruzione?

No, questa frase l’ha pronunciata Bruno Le Maire, Ministro francese dell’Economia. È soltanto la parte iniziale del suo intervento rivolto ad una platea di giovani.

Quando il Ministro parla di schermi non si riferisce al cinema, ma a tutti i dispositivi di cui ognuno di noi è provvisto: pc, smart phone, tablet, tutti portatili. Quegli schermi generano cascate di denaro, non per noi, ma per i soliti noti: Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Bill Gates e Warren Buffett, che negli ultimi due mesi sono riusciti a incrementare i guadagni di 434 miliardi di dollari.

<<Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso>>. (da Il tempo ritrovato – Marcel Proust).

Gli schermi retroilluminati ricordano il mito della caverna di Platone.

Le immagini in continuo movimento accecano la mente, svuotano il pensiero e mostrano le ombre della realtà.

È nel libro VII della Repubblica che il filosofo racconta il famosissimo mito della caverna, presentato come un percorso allegorico dall’ignoranza alla conoscenza, dalla schiavitù alla libertà, dalla malattia alla guarigione. È un cammino doloroso che non termina con la visione del Sole, cioè del Bene, della Verità. Esso implica, nel prigioniero che si è liberato, una tensione etica e pedagogica: il saggio, colui che è finalmente pervenuto alla conoscenza, non può fermarsi in contemplazione, ma deve rientrare nella caverna per guidare verso quella verità coloro che sono ancora nell’oscurità. Egli sa che è pericoloso e che dovrà combattere con abitudini e inganni ormai cristallizzati ma non può non assumerne il rischio. Perché lo fa? Per altruismo, per generosità? Perché è un dovere che sente, perché <<la libertà non è tale se non è liberazione>> Heidegger.

Essa non è un quieto possesso, ma l’incessante polemos tra schiavitù e libertà.

La verità, quindi, non è una cosa, ma un processo continuo di ricerca e di liberazione.

Per liberaci dalle catene serve il coraggio di pensare e questo si acquisisce dai libri, dalle parole scritte sulla carta, sono loro che fortificano, attrezzano chi legge affinché il proprio peregrinare possa essere un’eterna scoperta sollecitata dalla meraviglia che è in ogni cosa. Liberiamo i nostri ragazzi dalla schiavitù che i potenti e subdoli strumenti sono capaci di generare. E l’azione da praticare è esplicitata nella frase <<Ogni persona è unica. Ed è la letteratura che ce lo insegna>>.

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Fabio Sonzogni ha lavorato come attore con i registi: Luca Ronconi, Dario Fo, Antonio Syxty, Antonio Latella. Dal 2000 lavora come regista. Il suo ultimo lavoro teatrale, Signorina Julie di Strindberg è in tournée. Dalla prima edizione si occupa della direzione artistica del Siloe Film Festival. Per approfondire. 

Nostalgica apologia della mano in una società tecnologica

di IRENE BERTOGLIO

Costretta per cause evidenti a rinunciare (temporaneamente) al mio lavoro a contatto diretto con le persone nello studio professionale, mi accingo – non con una certa perplessità – a ripensare alle sedute di rieducazione della scrittura tramite lo schermo.

Riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano…

Ciò mi porta inevitabilmente a riflettere sulle conseguenze che la sostituzione del digitale alla fisicità concreta sta comportando sul piano umano in questi anni.

Rispetto a cinquant’anni fa, uno dei più ragguardevoli cambiamenti avvenuti nella nostra società riguarda, infatti, proprio il minor utilizzo delle mani. 

Se ci pensiamo bene, i giochi di una volta si svolgevano all’aria aperta, permettendo ai piccoli di sviluppare tutti i sensi; erano per lo più manuali e coinvolgevano tutto il corpo: una palla, una bici, una fionda, una corda…

Ora i giochi sono soprattutto tecnologici e quando i ragazzi si trovano insieme condividono spesso del tempo di fronte a un monitor.

Tuttavia, è un dato di fatto che l’incontro e una vera relazione passano attraverso il corpo

La maggior parte delle sedute con i miei bimbi permette loro di risolvere la loro difficoltà grafiche, di migliorare la loro motivazione ed autostima proprio perché ci si coinvolge completamente, anima e corpo.

La sensorialità è anche la prima forma di conoscenza della realtà nel bambino e il tatto è sostanziale soprattutto nell’infanzia perché incide fortemente sulla formazione della personalità.

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea

Oggi, venendo meno il contatto fisico, sono aumentati prima di tutto lo scoordinamento e la disorganizzazione corporea.

Con l’uso smisurato della tecnologia, che soprattutto l’urgenza sanitaria attuale ha incrementato, i giovani (e non solo) sono sempre meno capaci di scrivere a mano.

I dati sull’aumento della disgrafia e dei disturbi di apprendimento lo dimostrano ampliamente.

Il problema però non riguarda soltanto l’incapacità grafica, ma è molto più profondo: scrivere con il tablet e scrivere in corsivo strutturano il cervello in modo diverso. Uno sviluppo differente del cervello comporta l’insorgenza di una diversa forma di pensiero, meno lineare e più “ad impulsi”.

In questa seconda organizzazione della mente, le operazioni mentali risultano impoverite, comportando una diminuzione dell’attività mentale, difficoltà nel mantenimento della soglia di attenzione ed aumento dei livelli di stress.

Di fronte a tale cambiamento epocale ritengo doveroso porci la questione etica su quale direzione stiamo prendendo.

È la moderna neuropsicologia a confermare che, se non permettiamo alle mani di muoversi, non stimoliamo sufficientemente le strutture sottocorticali encefaliche. È fondamentale allora che si ritorni al più presto ad una cultura tattile che valorizzi l’aspetto motorio.

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero

Studi scientifici sull’importanza della scrittura a mano hanno evidenziato come, attraverso la sua acquisizione e il suo uso, nel cervello avviene una stimolazione di molte aree cerebrali e comporta uno sviluppo più ampio delle capacità mnemoniche, la strutturazione di un pensiero più rapido, oltreché una maggiore libertà espressiva dovuta all’attivazione della parte emozionale. 

Come ci insegna la disciplina grafologica, il corsivo permette infatti l’espressione di sé, incoraggiando l’originalità e la creatività.

Indurre all’apprendimento di un gesto armonico e fluido, tipico del corsivo, favorisce inoltre stati d’animo positivi, libera i circuiti muscolari dalle tensioni emotive, implica riflessi benefici nella sfera relazionale e sociale e contrasta la stanchezza.

E per gli adulti o per i bambini che hanno già imparato a scrivere, ma lo fanno in modo poco spontaneo e naturale, esiste la possibilità concreta, attraverso la figura del grafologo rieducatore della scrittura, di intervenire con un training scrittorio. In questo modo le difficoltà di scrittura vengono superate e i bambini imparano a scrivere bene, e quindi a pensare bene. 

Nonostante tutto ci porti verso il digitale, continuiamo a scrivere a mano, per non farci rubare la libertà di pensiero.

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Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima” (Ed. “La Memoria del Mondo”). È direttrice dell’Accademia di Scienze Psicografologiche con sede nel centro di Magenta, che organizza corsi e incontri di psicologia, grafologia, calligrafia e non solo ed è direttrice della collana editoriale “Scripta Manent”.  

(Per contattare l’autrice psicologiadellascrittura@gmail.com)

Santi e millennials

di MARGHERITA MENELAO

Il 10 ottobre è stato solennemente beatificato Carlo Acutis, giovane adolescente nato al cielo nel 2006, dopo pochissimi giorni di combattimento contro una malattia fulminea, rapida e inesorabile: la leucemia fulminante.

Il 10 ottobre è stato solennemente beatificato Carlo Acutis, giovane adolescente


La sua vita è stata un vero bagliore, nell’era della velocità e della comunicazione istantanea e globale.
Sarà riconosciuto come il patrono di internet, poiché aveva grandi doti informatiche ed era molto avanti per la sua età nella conoscenza e nell’uso del web. Ne avrebbe voluto fare uno strumento di diffusione del messaggio cristiano.


Carlo Acutis era un fervente, desiderava accostarsi alla Prima Comunione a sette anni e gli fu concesso. Quasi sentisse dentro di sé che non avrebbe avuto il tempo sufficiente per mangiare quel pane fino a saziarsi. Per questo si recava in chiesa tutti giorni, prendeva la Comunione tutti i giorni e la definiva l’autostrada per il Cielo.


Sembra quasi che la sua idea costante fosse la comunicazione, con Dio, con il mondo, con il prossimo.

Nello stesso giorno in cui lui è stato beatificato, in diretta televisiva, il primo beato dei millennials, i millennials vengono nuovamente colpiti al cuore della loro purezza e della loro bellezza

Nello stesso giorno in cui lui è stato beatificato, in diretta televisiva, il primo beato dei millennials, i millennials vengono nuovamente colpiti al cuore della loro purezza e della loro bellezza.

Non sarà più necessaria la prescrizione medica per le minorenni, per la pillola dei cinque giorni dopo


Sembra quasi un contraccolpo, un altro, quello dato ai giovani con la diffusione della Determina dell’Agenzia italiana del farmaco n. 998 dell’8 ottobre 2020, in base alla quale non sarà infatti più necessario l’obbligo della prescrizione medica per dispensare alle minorenni l’ ulipristal acetato, il farmaco usato per la contraccezione di emergenza fino a cinque giorni dopo il rapporto sessuale.

La decisione, definita una svolta per la tutela della salute fisica e psicologica delle adolescenti, nasconde in realtà l’inganno: si maschera con il termine contraccezione qualcosa che in verità è un meccanismo intercettivo, antiannidatorio che rendendo inospitale l’utero, impedisce all’embrione nelle primissime fasi del suo sviluppo di annidarvisi e di crescere (A. Morresi).

In una forma di aborto molto precoce, le ragazzine vengono lasciate sole, senza nemmeno la cura genitoriale


In sostanza, si tratta di una forma di aborto molto precoce (M. Casini Bandini), in cui le ragazzine vengono lasciate sole, senza nemmeno la cura genitoriale, immerse nella cultura dello scarto e della propria ingannevole autogestione e autodeterminazione.


Si tratta di svilire ulteriormente il corpo femminile, quasi fosse un oggetto mercificato che si può utilizzare fino all’inverosimile: tanto c’è la pillola che risolve tutto.


E non si tratta solo dell’uso del corpo femminile, o del suo abuso.

Si tratta di una questione di umanità.

Il sesso consumato e non amato recide la relazione, annienta la costruzione di legami che possano contribuire ad affrontare la vita e le difficoltà a cui a volte essa ci pone di fronte.

Svilire ulteriormente il corpo femminile

Questa pillola si presenta come una bacchetta magica che puff libera la donna, la ragazzina, dal problema. Di nascosto, in segreto, potenzialmente ogni volta che si espone a un rischio simile.

Quanto vale il suo corpo?

Quanto vale il suo dolore?

Quanto vale la sua vita?

Il costo di una pillola antiannidatoria, che può provocare effetti indesiderati più o meno gravi e frequenti.


A nulla vale anche sottolineare che il Consiglio di Amministrazione di AIFA sia composto esclusivamente da uomini, poiché non necessariamente la presenza di una donna avrebbe potuto far riflettere su quanto questa decisione sia nichilista e decostruttiva per l’identità della donna.

I genitori e la famiglia vengono espunti, prima che dai diritti, dai doveri che competono loro

E non solo. Poiché l’autodeterminazione femminile, in questo caso, ha incidenza sulla determinazione dell’umanità, cadendo essa vittima di un paradossale surplus di diritti a titolarità esclusivamente femminile.


Ulteriori conseguenze di questa decisione per così dire liberale, o meglio radicale, inoltre, contribuisce a minare la famiglia, nucleo fondativo della società, che in pedagogia è definita l’unica titolare della socializzazione primaria e del fondamento umano su cui si innestano le successive esperienze e che non può essere estromessa dal proprio ruolo educativo e formativo essenziale.


Nella liceità dell’abbandono della minore di fronte a tale decisione, i genitori e la famiglia vengono espunti, prima che dai diritti, dai doveri che competono loro.

Il beato dei Millennials potrà proteggere i giovani e le giovani da un mondo che sembra voglia distruggerli?


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Margherita Menelao, dopo una formazione accademica di alto livello, lavora nella PA. Svolge attività di ricerca indipendente, si dedica alla divulgazione storica e all’organizzazione di eventi culturali.