Memoria Negata. Crescere in un Centro di Raccolta Profughi per Esuli Giuliano-Dalmati

di REDAZIONE

Un momento drammatico della Storia italiana.

Frammenti di identità, di cultura e di umanità negata, non solo nel suo essere stata ma addirittura nel diritto legittimo di rientrare nella Storia tramandata. Sono le vicende dei profughi Giuliano-Dalmati.

Il Centro Studi Femininum Ingenium affronta la vicenda dalla prospettiva femminile ed è lieto d’invitare i lettori a partecipare all’evento dedicato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2021.

L’Esodo e le Donne ripercorrerà le vicende attraverso l’interessante e toccante conversazione con l’autrice Marisa Brugna che presentarà il suo libro Memoria Negata. Crescere in un Centro di Raccolta Profughi per Esuli Giuliano-Dalmati, edito da Condaghes nel 2015.

L’incontro è aperto a tutti e si svolgerà online, mercoledì 17 Febbraio alle ore 18.00 su piattaforma Zoom.

PER PARTECIPARE

L’evento si svolgerà via Zoom e la partecipazione è libera. Pagina web http://www.feminunumingenium.it.

Per iscriversi scrivere a eventi.CSFI@gmail.com entro le 18.00 del giorno prima.

Natale al femminile. Webinar gratuito del Centro Studi Femininum Ingenium

di FEMININUM INGENIUM

In attesa del Santo Natale, il CSFI propone un ciclo di incontri online con tre brillanti studiose italiane: Ilaria Pagani, Storica dell’arte e Vice Direttore di Studi sull’Oriente Cristiano; Raffaella Leproni, Professore aggregato di Lingua e Traduzione Inglese dell’Università di Roma Tre; Eugenia Massari, comunicazione culturale e content design. Tre appuntamenti per tre mercoledì, a partire dal 9 fino al 23 dicembre, per offrire qualche nuovo e interessante spunto di riflessione, attraverso piacevoli conversazioni, e per accogliere con nuova luce un antico e rinnovato miracolo attraverso l’originalità dello sguardo femminile.

WEBINAR: Il Natale e le Donne. Uno sguardo femminile sul miracolo della Natività.

Il primo webinar, che si svolgerà il 9 dicembre in occasione della presentazione del libro di Ilaria Pagani, Baldovino IV di Gerusalemme. Il re lebbroso, Graphe.it Edizioni, 2020, avrà come tema il ruolo delle donne nella costruzione del Regno di Gerusalemme e dei potentati di Oltremare.

Nell’epoca della Crociata come pellegrinaggio armato, sullo sfondo della cultura e dei valori del XII secolo, si staglia la figura di Baldovino IV, giovane re di Gerusalemme che, pur affetto da una devastante malattia come la lebbra, difese le terre conquistate dai cristiani affrontando le armate del suo grande rivale Saladino.

Figlio di Amalrico di Gerusalemme e di Agnese di Courtenay, Baldovino salì al trono ad appena tredici anni nel 1174 per decisione della corte, accettato come sovrano dai capi crociati che lo ritenevano debole a causa lebbra che già lo affliggeva. Un re che non sarebbe dovuto durare e che non avrebbe dovuto avere alcun peso nella feroce guerra tra le fazioni politiche per il controllo della Terrasanta. La storia di Baldovino IV fu invece sorprendente: un giovane cavaliere crociato che vide la sua giovinezza e la sua forza divorate dalla lebbra e che tuttavia mai si arrese al male, che prese su di sé come una croce da portare in battaglia. Invece di chiudersi nella difesa di Gerusalemme, Baldovino decise di attaccare, invece di essere docile strumento nelle mani di duchi e di conti, tenne loro testa; malato e ormai in punto di morte guidò personalmente il suo esercito nella battaglia di Mongisard. Vinse issando la reliquia della Vera Croce e mostrando i segni del suo male. Il re lebbroso si spense nel 1185 a soli ventiquattro anni e riposa nel Santo Sepolcro di Gerusalemme.

In questo mondo di cavalieri, di armi e di amori, un ruolo fondamentale è ricoperto dalle dame. Prenderanno quindi vita, in un carosello di figure femminili affascinanti e di grande rilievo storico, le figure delle principesse armene, delle quattro figlie del re, Melisenda, le principesse bizantine, Agnese di Courtenay, Sibilla sorella di re Baldovino IV, Caterina Cornaro e Carlotta di Lusignano.

ISCRIZIONI

I webinar saranno trasmessi su piattaforma Zoom. Per iscriversi occorre inviare una e-mail a eventi.CSFI@gmail.com entro le ore 18.00 del giorno precedente la conferenza online. È possibile seguire le attività del Centro Studi Femininum Ingenium mettendo un like alla pagina FB e attraverso il sito web. L’intero webinar sarà pubblicato in modo integrale sul canale YT del CSFI, che vi invitiamo a seguire e sottoscrivere.

La formazione diffusa e il corpo del potere

di FABIO SONZOGNI

Lo stato di emergenza nei Paesi a regime liberale è una dichiarazione ufficiale emanata, tramite un decreto legislativo approvato da un atto parlamentare, da un Governo che constata l’esistenza di un pericolo imminente che minaccia la nazione.

C’è qualcosa di nuovo: si nega alla persona l’accesso alla formazione

Il filosofo Massimo Cacciari ci ricorda che “Son trent’anni che affrontiamo la crisi con regime di emergenza”. 1990 -1991, Guerra del Golfo; 11 settembre 2001: Torri Gemelle, 2004 – 2019: Terrorismo islamico (Al Qaeda, ISIS); 2008-2009: Crisi economica

…2020, Pandemia.

Quest’ultima ha caratteristiche proprie che tutti abbiamo imparato a conoscere, ma c’è invece qualcosa di nuovo, ed evidente, nel come affrontarla: si nega alla persona l’accesso alla formazione.

Dall’estate ad oggi ho frequentato – come molti di voi, immagino – i luoghi che il nuovo Dpcm ha segnalato come pericolosi. Mi riferisco ai Cinema, Teatri, Scuole. Insegno al Liceo, vado spesso al cinema e a teatro. Ho spesso affrontando il tema educativo-formativo, e in quelle occasioni ho scritto di formazione diffusa.

…la scuola ha scelto di informare – non di formare – alla competizione con l’altro, secondo il modello anglosassone

Ritengo la scuola il luogo privilegiato per tale compito, ma lavorandoci avverto che non è sempre così, al contrario sembra che la scuola abbia scelto di informare affinché i discenti possano corazzarsi e partecipare alla competizione con l’altro. Pratica collaudata da decenni dalla scuola anglosassone.

È anche per questo che credo sia giusto diffondere sull’intero territorio, fisico e psichico, proposte formative. I cinema, i teatri, insieme a biblioteche, librerie, attività sportive, relazioni in contesti strutturati, la famiglia, luoghi capaci di aggregare persone innamorate della stessa passione… insomma ogni luogo che favorisca l’incontro con l’altro nella condivisione.

Da fonte MIUR: “La scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale”. Motivando questa affermazione con la percentuale (naturalmente molto piccola) di nuovi contagiati rispetto al totale di ciascuna categoria: 0,021% degli studenti, 0,047% dei docenti e 0,059% dei non docenti.

L’Agis, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ha monitorato 2.782 spettacoli tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento. Nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) a inizio ottobre, le Asl territoriali hanno registrato un solo caso di contagio da coronavirus. “Una percentuale pari allo zero e assolutamente irrilevante – sostiene l’Agis – che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare lo spettacolo siano assolutamente sicuri”.

Perché questo accanimento nei confronti della formazione?

Perché questo accanimento nei confronti della formazione?

Spesso e giustamente quando si parla di Spettacolo, in relazione alle chiusure causate dal Covid-19, ci si riferisce ai lavoratori dello spettacolo. E di cosa perde lo spettatore, chi ne parla?

In alcuni ambiti l’arte è tuttora considerata inutile se non per divergere, divertire.

No, l’Arte non è divertimento, è un’opportunità per modificare lo sguardo, per alzare gli orizzonti, per abbandonare la staticità e mettersi in moto, per emozionarsi, per incontrare l’altro, le cose del mondo e sé stesso.

La volontà di sottrarre all’Uomo l’incontro e il coraggio di pensare

Chiudere quei luoghi significa distanziamento sociale (termine orribile e pericoloso), che rivela la volontà di sottrarre all’Uomo l’incontro, la condivisione, unica pratica formativa edificante, capace di generare il coraggio di pensare, autonomamente, in libertà.

Con strumenti più affinati potremo anche convivere con il nemico invisibile rielaborando, per comprenderle, paure e angosce altrimenti capaci di fare molto male, innanzitutto ai nostri ragazzi il cui contesto non è più soltanto liquido, ma approda, spesso, allo stato gassoso.

Ha ragione Cacciari quando dice che “le risposte alle crisi sono sempre state emergenziali e sempre tese a ridurre lo spazio politico, mettendo in crisi la democrazia parlamentare.”

Mi permetto una digressione, che mi suggerisce Elias Canetti nel suo mirabile testo: Massa e Potere.

Alla parola forza si ricollega l’immagine di qualcosa di vicino e di presente: la forza è più pressante e immediata del potere.

Intensificando l’espressione, si parla di forza fisica. Ai livelli più bassi, più animaleschi, è più esatto parlare di forza anziché di potere. Una preda viene afferrata con forza, e con forza portata alla bocca. Quando la forza dura a lungo, diviene potere; ma nell’istante acuto, che giungerà all’improvviso, nell’istante decisivo e irrevocabile, sarà di nuovo pura forza.

Quando la forza dura a lungo, diviene potere

Il potere è più generale e più ampio della forza, contiene di più, e non è altrettanto dinamico. È più complesso e possiede perfino una certa misura di pazienza. La parola stessa deriva dall’antica radice gotica “magan” che significa “potere, essere in grado di” e non ha alcun rapporto con il tema “machen” (fare). La differenza tra forza e potere può essere esemplificata in modo evidente se ci si riferisce al rapporto fra il gatto e il topo.

Il topo, una volta prigioniero, è in balia della forza del gatto. Il gatto lo ha afferrato, lo tiene e lo ucciderà. Ma non appena il gatto incomincia a giocare col topo, sopravviene qualcosa di nuovo. Il gatto infatti lascia libero il topo e gli permette di correre qua e là per un poco. Appena il topo incomincia a correre, non è più in balia della forza del gatto; ma il gatto ha pienamente il potere di riprendere il topo.

Permettendo al topo di correre, il gatto lo ha lasciato pure sfuggire dall’ambito immediato dell’azione della sua forza; ma finché il topo resta afferrabile dal gatto, continua ad esser in suo potere.

Lo spazio sul quale il gatto proietta la sua ombra, gli attimi di speranza che esso concede al topo, sorvegliandolo però con la massima attenzione, senza perdere interesse per il topo, per la sua prossima distruzione, tutto ciò insieme, spazio, speranza, sorveglianza, interesse per la distruzione, potrebbe essere definito come il vero corpo del potere, o semplicemente il potere stesso.

Ho la sensazione che, parafrasando Cacciari, è da trent’anni – e forse più – che siamo costretti ad interpretare inconsapevolmente il ruolo del topo.

Averne coscienza credo sia già un passaggio importante.

Quindi il gatto ha bisogno dell’emergenza perché, in quel caso, il suo compito sarà decisamente più semplice. E se nulla emergesse? Si crea subito un nuovo nemico, altrimenti il topo torna a ballare.

Mi scuso per la semplificazione eccessiva. La mia è una considerazione priva di ogni scientificità, che rasenta l’ovvio.

Ma a me accade spesso di cercare in profondità quello che sta in superficie.

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Fabio Sonzogni ha lavorato come attore con i registi: Luca Ronconi, Dario Fo, Antonio Syxty, Antonio Latella. Dal 2000 lavora come regista. Il suo ultimo lavoro teatrale, Signorina Julie di Strindberg è in tournée. Dalla prima edizione si occupa della direzione artistica del Siloe Film Festival. Per approfondire.