di TOMMASO MOSCARDINI

La settimana scorsa ho compiuto trentasette anni e neanche me ne sono accorto. A forza di ripetere a tutti che ho quarant’anni me ne sento cinquanta. Dico sempre più dell’età che ho per paura di sentirmi dire che me li porto male, e poi perché così se improvvisamente arriva la mia ora potrò illudermi di essere vissuto di più.
Ho trentasette anni e non sono diventato adulto. Semplicemente non è successo e non succederà più a questo punto. Condannato come tutta la mia generazione ad un asfissiante, marcescente prolungamento dell’adolescenza fino alla tomba.
O meglio fino all’iniezione letale che ci faremo somministrare quando saremo stati definitivamente sostituiti da un software, da un algoritmo, o semplicemente da qualcuno di più e svelto e affamato di noi. Quando avremo esaurito il credito per comprare ancora un’altro abbonamento di Neflix, ancora un’altra cena ordinata su Glovo.
Gli altri non sembrano farsene un problema comunque, gli va bene così.
Anche a me piacerebbe essere come loro, spegnere il cervello e farmi intrattenere comodamente. Lasciarmi finalmente trasportare dalla corrente nella beatitudine di un encefalogramma piatto. La vita che ci si aspetta da un millennial come me: playstation, pupazzetti di starwars, serie tv, crispy mcbacon. Sentirmi intelligente perché leggo le cagate del fumettista di grido e faccio recensioni di Oppenheimer, appoggiare l’ideologia dei padroni, illudendomi così di farne un pochino parte anch’io. Ma Santo Cielo, come faccio a trovare appeal in questa roba?
Caro eden lobotomico capitalista, io mi farei pure sedurre da te, ma tu con me non ci stai neanche provando.
Tommaso Moscardini è prop designer ed environment artist.

Una scena teatrale geniale. Una descrizione follemente corretta. Geniale.
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