Quel caldo torrido italiano di fine ‘700

di JOHANN WOLFGANG GOETHE

Museo Casa di Goethe, Roma. G.Takev da I.H.W. Tischbein.

Fa un caldo maiuscolo: il Sole ha così forza che la popolazione romana fatica a sopportarlo e non fa altro che bere acqua.

La mattina, al levar del sole, anche io mi alzo dal letto e vado fino all’Acqua Acetosa, una fonte acidula sita a mezz’ora circa di cammino da dove abito. Entro le otto faccio già ritorno a casa e mi dedico alle varie attività di studio e di scrittura, per poi tornare al di fuori dei muri al tramonto. Noto tuttavia come la calura elimini tutti i catarri e allontani ogni malanno che affligge sia il corpo che lo spirito.

D’ora in poi scriverò qualcosa quando capita nel corso della settimana, per evitare che il troppo caldo nel giorno di posta o altri contrattempi mi impediscano di farvi avere con regolarità qualche parola. L’amico Tischbein in una sua lettera si lamenta del caldo terribile che da ormai un mese fa a Napoli, tuttavia anche qui a Roma è dall’inizio di giugno che non lascia tregua. Martedì e mercoledì scorso è stato addirittura così tanto forte, che gli stranieri provenienti da quei paesi dicono di non averne mai patito uno tale neppure in Spagna e in Portogallo.

Johann Wolfgang Goethe, 4 Luglio 1787. Viaggio in Italia

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