di Miranda Miranda

Ma davvero si è potuto pensare negli anni che per esempio i tagli nelle tele di Fontana, la merda d’artista in scatola di Piero Manzoni – venduta all’asta nel 2016 per 275.000 euro-, le immaginette colorate di Andy Warhol – buone tutt’al più per promozioni pubblicitarie e difatti per quelle usate spesso – o, per arrivare a oggi, i deliri cannibalici e sanguinosi della Abramovich, il cane fatto morire di fame dal vergognoso Guillermo Hababuc Vargas, le cosiddette installazioni ridicole e concettose, fossero arte?
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O la statuona di plastica a custodia di pezze fetenti?
Ma svegliatevi, Santo Iddio. Per me sono, a voler essere buoni, sperimentazione, gioco, provocazione, quando non invece pura e semplice cial
Diciamocelo così, semplice: l’arte contemporanea in tutte le sue forme, ha fallito.
E non solo quella figurativa: il rumore deprimente e stolido della cosiddetta musica contemporanea, che ci vogliono far ingoiare in tutti i modi, non è musica. È il frastuono primordiale da cui abbiamo impiegato millenni e la scoperta delle leggi dell’armonia per affrancarci. E difatti i suoi concerti sono tragicamente vuoti.
È da circa 70 anni che il mondo occidentale, stravolgendo ogni canone di bellezza e di armonia conquistato attraverso i secoli, stava preparando il tristissimo manicomio che è diventato oggi.
E che significato ha l’ “arte concettuale”? L’arte è sempre stata concettuale, nel senso che ha trasferito concetto e pensiero in una forma. Una forma che però teneva conto dei traguardi più alti raggiunti dal pensiero umano, coniugando etica ed estetica.
Fatevene una ragione: l’arte, svincolata dal bello e dal sacro, non esiste. Diventa brutta, pedestre, diventa megafono di narcisismi malati e di altrettante ideologie.
Sorvolo sullo stato mentale di chi ha portato mazzolini di fiori e bigliettini sul luogo della dipartita, su chi promuove la raccolta di fondi per ricostruire l’opera. Non prendo a male parole, ma ne avrei voglia, chi si sta indignando da giorni per la scomparsa di tanto Pistoletto incolpando, come è consuetudine della borghesia radical chic cittadina che si sente colta e civile, il popolo napoletano, e non ha mai fatto sentire un fiato, non uno, sul teppismo delle scritte e dei disegni orribili su mura e monumenti, sulle chiese abbandonate, sulle opere nei sottoscala dei musei, sulla rovina del nostro patrimonio culturale. Voglio ignorare, perché è quello che si meritano, le dichiarazioni rabbiose, quanto comicamente esagerate, del Pistoletto, addolorato per un rogo che però ha messo in luce un altro corto circuito: nella città dell’accoglienza, un barbone accolto non ha accolto la sua “opera” (se è vero, se lui è stato, non lo so).
Boh, sarò reazionaria, preistorica, primitiva. Ma a me i selvaggi sembrate voi!
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Miranda Miranda, docente di Lettere e Storia e scrittrice.
