
Uno dei principali motivi per cui ritengo pressoché inattaccabile la narrazione politico-mediatica è la definitiva appropriazione in via esclusiva, da parte di essa, dei controfattuali. Senza inutili giri di parole, farò qualche esempio tratto dagli ultimi anni.
“Se non si fosse fatto il lockdown, ci sarebbero state centinaia di migliaia di morti in più”; “Senza una massiva campagna di vaccinazione, non si sarebbero salvate centinaia di milioni (ci è toccato sentire anche ‘miliardi’) di vite nel mondo”; “Se l’Occidente non avesse fatto da subito muro contro muro inviando miliardi di euro in armi all’Ucraina ed escludendo ogni possibilità di negoziato, tutta l’Europa sarebbe stata in pericolo e i carri armati russi ora sarebbero nelle piazze di Lisbona”; “Se non fossimo stati brutti, sporchi e cattivi negli ultimi anni, oggi non farebbe così caldo”. E via almanaccando.
Non c’è bisogno di spiegare che contrastare questo genere di non-argomentazioni è estremamente difficile, se non impossibile. Le condizioni controfattuali evocate, infatti, proprio in quanto controfattuali, non si sono verificate nella realtà, e quindi “provare” la falsità delle conseguenze immaginate in questi scenari alternativi è compito quanto mai ingrato.
Che innovazione i musei non neutrali
Certo, per limitarsi a pochi casi, qualcuno potrebbe invitare a usare la calcolatrice e chiedere conto di come sia possibile che – prescindendo totalmente da ogni analisi di merito dell’efficacia dei vaccini – un virus con una letalità dello zero virgola potesse in qualunque scenario provocare centinaia di milioni o addirittura miliardi di morti in più, su una popolazione di circa otto miliardi di persone. Non solo: in rare occasioni le ipotesi controfattuali si sono in realtà verificate. Basti pensare a quei paesi che in effetti non hanno osservato alcuna forma di lockdown o che hanno registrato tassi di vaccinazione estremamente bassi o quasi nulli, nei quali però non si sono riscontrate neanche lontanamente le conseguenze catastrofiche previste dai modelli matematici o agitate come spettri dai cantori del terrore. Ebbene, persino in casi siffatti, vi pare che sia cambiato qualcosa nella narrazione e nei bilanci?
L’unico valore di verità di controfattuali di questo genere sta nella loro ripetizione ossessiva da parte del potere e dei media e nel loro sedimentarsi come ovvietà nelle coscienze – e nelle incoscienze – delle persone, che a loro volta li ripetono come un mantra. Ma, spiace dirlo, è l’unico valore che conta.
Trovo ineccepibili, in proposito, le parole di un recente articolo di Giorgio Agamben: “Quello che dicono i media non è vero perché corrisponde alla realtà, ma perché il loro discorso si è sostituito alla realtà. La corrispondenza fra il linguaggio e il mondo, su cui un tempo si fondava la verità, non è semplicemente più possibile, perché i due sono diventati uno, il linguaggio è il mondo, la notizia è la realtà”.
I media e la menzogna senza verità
L’immediata conseguenza che può trarsi da questa riflessione è che, all’opposto, tutto ciò che non dicono i media, tutto ciò che prova a scalfire quell’equazione linguaggio = mondo, è falso.
Di fronte al totale fallimento di questa o quell’altra politica adottata, i media – invece di chiedere conto al potere – aiutano il potere a rifugiarsi sistematicamente nei controfattuali, cantilenando che senza l’adozione di quelle politiche le cose, signora mia, sarebbero andate infinitamente peggio. Un meccanismo così balordamente perfetto è impermeabile a qualsiasi tentativo di obiezione.
Oh, ma non bisogna avvilirsi per questo. Sono ben altri i motivi per cui adesso dovreste rammaricarvi. Eh sì, perché, sapete… non so come farvelo accettare ma: “Se non aveste perso tempo a leggere questo articolo scritto un po’ alla buona, avreste trovato mille euro a terra”. L’hanno appena detto alla tv.
___________________________
Fabrizio Masucci. Manager culturale, già Direttore del Museo Cappella Sansevero.
