Fantàsia

di ROBERTA FIDANZIA

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<<Questa scritta stava sulla porta a vetri di una botteguccia, ma naturalmente così la si vedeva solo guardando attraverso il vetro dall’interno del locale in penombra. Fuori era una fredda, grigia giornata novembrina e pioveva a catinelle. Le gocce di pioggia correvano giù lungo il vetro, sopra gli svolazzi delle lettere. Tutto ciò che si riusciva a vedere attraverso il cristallo era un muro macchiato di pioggia dall’altro lato della strada.
D’improvviso la porta venne spalancata con tanta violenza che un piccolo grappolo di campanellini d’ottone sospeso sul battente cominciò a tintinnare tutto eccitato e ci volle un bel po’ prima che si rimettesse tranquillo>>.

Inizia così il romanzo di Michel Ende, La Storia Infinita.

Inizia così il romanzo di Michel Ende, La Storia Infinita. Con una scritta al contrario sulla vetrina di un negozio, che potrà essere vista e letta correttamente solo una volta entrati al suo interno.

Inizia con una scritta al contrario sulla vetrina di un negozio, che potrà essere vista e letta correttamente solo una volta entrati al suo interno.

Rappresenta, quindi, un invito ad entrare in un mondo comprensibile, lasciandosi alle spalle un mondo divenuto incomprensibile perché mosso al contrario. Il mondo che si lascia alle spalle entrando in questa botteguccia, è il mondo degli uomini ordinari, la cui caratteristica è quella di subire l’ordine imposto e non di costituirlo.

Costoro sono privi di autonomia, privi di ragione perché non sanno più interpretare nemmeno il proprio codice linguistico.


L’ingresso in questa libreria rappresenta l’inizio di un’epica avventura in cui l’uomo-fanciullo ritrova se stesso, la sua umanità, la sua libertà, la sua potenza.

Se il regno di Fantàsia è in pericolo perché il Nulla lo sta distruggendo e Atreju se ne fa eroe salvatore, lo strumento della salvezza dell’umanità e dell’umano è il giovane Bastian, che ruba il libro al libraio Karl, come Prometeo ruba il fuoco agli dei.


La sovrapposizione delle realtà, entrambe intime ed epiche, dei protagonisti, conduce ad una storia di salvezza.

Il mondo che si lascia alle spalle entrando in questa botteguccia, è il mondo degli uomini ordinari, la cui caratteristica è quella di subire l’ordine imposto e non di costituirlo

Laddove la fantasia e il sogno sono spenti, sono avviliti, sono annichiliti, anche l’uomo viene annientato e ridotto ad una specie di automa, certamente in grado di sopravvivere ma non di vivere.

L’annientamento degli individui consente al Leviatano di fagocitare le volontà individuali, impadronendosi della loro luce e impedendone la libera espressione.

Quando le soggettività vengono avvolte dalle membra del Leviatano, l’autorità dello Stato è pari alla porzione di libertà individuale che ognuno gli delega con la rinuncia.

Quando le soggettività vengono avvolte dalle membra del Leviatano, l’autorità dello Stato è pari alla porzione di libertà individuale che ognuno gli delega con la rinuncia, per vivere in pace, ad esercitare i corrispondenti diritti collegati a tale libertà.

Quanto più ciascun individuo è disposto a rinunciare alla propria libertà, tanto più il Leviatano aumenterà il suo potere.


Allo stesso tempo e allo stesso modo, la fantasia che nel regno di Atreju si nutre della paura del Nulla o del Profondo Abisso, si autodistrugge, precludendosi presente e futuro.


Il regno di Fantàsia muore perché gli uomini, nutriti di paura, non sognano più.

E, in un circuito vizioso e inesorabile, come simboleggiato dall’Aurin, gli uomini non saranno più in grado di sognare se il regno di Fantàsia morirà. I colori spariranno, il cielo sarà plumbeo, l’aria sarà pesante e difficile da respirare. Ogni cosa cadrà in rovina e i due mondi, strettamente collegati tra loro, periranno, uno dopo l’altro, accasciandosi in un cumulo di macerie, ideali, etiche e spirituali.

L’umanità, privata della sua libertà, non sarà in grado di elevarsi, sarà richiusa nella sua meccanicità


L’aspetto onirico della psiche umana diventa pertanto fondamentale per la costruzione di una società equilibrata, che ha bisogno di stimoli esogeni ed endogeni per generarsi e rigenerarsi, innovarsi e rinnovarsi, per rispondere a quell’afflato interiore, costitutivo, che è la spinta verso l’esterno, verso l’altro e l’Altro, verso il prossimo e verso l’Eterno.

L’umanità, privata della sua libertà, non sarà in grado di elevarsi, sarà richiusa nella sua meccanicità, orientata a rispondere al suo più basso istinto che è quello di sopravvivere, ma non di eternarsi in uno slancio entusiastico e iperbolico al di fuori di se stessa.


L’aspetto onirico, quindi, diventa anche fondativo, ovvero risulta essere uno degli elementi necessari all’esistenza in vita, nel senso completo del termine del sostantivo femminile: forza attiva propria degli esseri umani, degli animali e dei vegetali, in virtù della quale essi sono in grado di muoversi, reagire agli stimoli ambientali, conservare e reintegrare la propria forma e costituzione e riprodurla in nuovi organismi simili a sé.

Guardare al di là del mero presente, restituire il giusto ordine alle cose del mondo

E, dunque, per l’umanità significa essere in grado di eternarsi, di guardare al di là del mero presente e di impegnarsi nella costruzione di un futuro, in cui ridare vita, nel circuito virtuoso dell’Aurin, a Fantàsia e a se stessa, restituendo il giusto ordine alle cose del mondo, nell’uscire dalla botteguccia d’Antiquariato Titolare Carlo Corrado Coriandoli.


 

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Roberta Fidanzia, è Dottore di Ricerca in Storia delle dottrine politiche e Filosofia politica presso l’Università Sapienza di Roma, ove ha collaborato per anni svolgendo anche attività di ricerca e docenza. È Diplomata in Storia e Storiografia multimediale, Università Roma Tre.  È Direttore di Storiadelmondo, Direttore editoriale di Femininum Ingenium. Collana di Studi sul genio femminile, co-Direttore della Collana Voci della Politica e co-Direttore di Christianitas.  E’ Presidente del Centro Studi Femininum Ingenium.